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Martedì, 24 Maggio 2022

Monti attacca: "In politica per non rimettere l'Italia in mano a degli incapaci"

In un colloquio con il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il professore spiega i perché della sua "salita" in campo: "C'è un'Italia ancora da unificare, sembriamo un insieme di tribù"

E' "salito" in politica per ostacolare il ritorno al governo dei "vecchi partiti, dei i vecchi apparati di potere, i veri responsabili del declino". Ma soprattutto perché "non possiamo rimettere l'Italia nelle mani degli incapaci, che l'hanno portata al novembre 2011"

Il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, spiega in un colloquio con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli le ragioni della sua candidatura a capo della lista "Scelta civica". 

E prospetta novità per la sua Agenda politica, comprese possibili modifiche alla legge Fornero: "Varie persone stanno lavorando ad affinare l'Agenda ma per ora non c'è, su questa materia specifica, nessun orientamento deciso".

"Oggi gli italiani - afferma - hanno di fronte una straordinaria opportunità con una proposta politica seria e del tutto nuova". Il premier sta trascorrendo a Bergamo la sua prima domenica 'elettorale' con tanto di presentazione di tutti i candidati della sua lista per il lancio della campagna elettorale e di un'agenda aggiornata che, rivela il Corsera, conterrà anche una proposta sul mercato del lavoro.

L'idea di trasformare, all'insegna della flexicurity, ovvero flessibilità più sicurezza, all'inizio in forma sperimentale - anticipa il quotidiano di via Solferino - i contratti precari in contratti a tempo indeterminato per i quali l'articolo 18, quello famoso sui licenziamenti, verrebbe sospeso almeno nei primi due o tre anni. Una riforma che prevederebbe anche il reddito minimo di cittadinanza.

Monti spiega che, dopo il superamento della parte più acuta dell'emergenza crisi, pensava che si sarebbe fatto da parte, che "dopo aver contribuito a salvare il Paese, restando al di sopra delle parti avrei svolto tranquillamente le mie funzioni di senatore a vita, in attesa che qualcuno, forse, mi chiamasse".

Tra i motivi che lo hanno spinto a fare una lista, spiega, il timore che venissero "dissipati" i sacrifici fatti fin qui dagli italiani e la necessità del Paese di essere ancora "unificato":

Sembriamo a volte un insieme di tribù, di corporazioni, di fortini intenti a difendere interessi di parte di incrostazioni clientelari e non un Paese con un senso del bene comune

Il presidente Giorgio Napolitano, con il quale il rapporto è"«di reciproca stima ma anche di pudore sui nostri sentimenti personali" quando "cominciai a dirgli che sentivo cambiare qualcosa in me non mi sconsigliò, mi diede ascolto". E certo "credo di averlo sorpreso ma penso che oggi abbia compreso le ragioni della mia scelta". 

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Fonte: Corriere della Sera →
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