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Domenica, 22 Maggio 2022
VERSO LE ELEZIONI / Italia

Elezioni 2013: Monti gela Bersani. Sì a Vendola, anzi no

Il Professore dopo l’apertura al leader di Sel ha fatto marcia indietro: “Non c'è stata nessunissima forma di apertura da parte mia nei confronti di Vendola”

Prima i sondaggisti hanno chiuso bottega, almeno sui giornali. Poi, quando la campagna elettorale liberatasi dai numeri avrebbe dovuto spiccare il volo, sono arrivate le dimissioni del Papa. Un fatto di portata secolare che ha ingollato con sé i fatti terreni, compreso le vicissitudini politiche. Se a questo ci aggiungiamo lo scandalo in cui è strapiombata Finmeccanica, con l’arresto del presidente Orsi, il quadro si opacizza a dismisura. Al netto delle polemiche lombarde, e i conseguenti attacchi alla magistratura da parte dell’asse Lega – Pdl (con Maroni pronto a portare tutti i detrattori in tribunale), cosa è successo in queste ultime ore tra le compagini che stanno segnando la partita elettorale?

IL NODO VENDOLA – Poco, o forse molto. Dipende dai punti di vista di come si vuol guarda la ‘faccenda’ in questione e dal suo altalenate divenire. Si perché il termometro elettorale va dal tutto al contrario di tutto. Partendo dai movimenti oscillatori di Mario Monti. Il Professore, intervistato ieri a Radio Capital, non ha escluso una possibile alleanza anche con Vendola a patto che il “governo abbia un forte accento riformatore”. Della serie, tutto si fa per portare avanti il lavoro svolto nell’esperienza tecnica con tanto di timida apertura a Sel: “Posso cambiare opinione”. Parole che sono piaciute a chi in questo momento sta in mezzo ai due fronti, Pierluigi Bersani che, per garantirsi un Senato stabile, strizza l’occhio ai moderati: “Se inizia ad esserci questa correzione, sono contento”. E da Napoli spiega: “Garantisco questo. Se, come credo, gli italiani riterranno necessario che qualcuno, mi auguro noi, abbia il 51% in parlamento, questo 51% verrà usato come un 49%, perché i problemi che ci sono, sono troppo gravi”. Tradotto, l’asse tanto chiacchierata comincia ad essere inevitabile.

IL NO DI MONTI – Tutti contenti? No; troppo facile. È proprio Monti, nel giro di 24 ore a gelare le ambizioni da famiglia allargata del leader Pd. Esagerata la distanza sui temi etici, sui diritti civili, sulla concezione del sistema economico. Un divario tale che oggi non permette di fare confusione, soprattutto nell’elettorato centrista e conservatore, la benzina della marcia montiana. Così il Professore, forse consigliato dai suoi, ha fatto subito retromarcia: “Tengo a ribadirlo chiaramente. Non c'è stata nessunissima forma di apertura da parte mia nei confronti di Vendola. Dire che le persone possono cambiare opinione era solo un modo gentile per dire che le sue opinioni sono rispettabili, ma per me non in linea con gli interessi del paese. Se cambiassero, chi lo sa”. Che sia durato quanto un sospiro il piano di Bersani? Vedremo, anche se al di là delle schermaglie che porteranno alle urne pare che qualcosa bolla in pentola. L’obiettivo del Monti quotidiano infatti, oltre che qualche battutina su Grillo, è sempre Silvio Berlusconi con cui si spartisce la pancia cattolica del Paese: “Perché votare Scelta Civica? Siamo gli unici che hanno dato prova di capacità di governo. Mentre ci sarebbero grossi rischi di ricreare l'incendio finanziario se gli italiani dessero retta all'offerente di promesse illimitate, Berlusconi”. Rubare consenso a Berlusconi per provare ad alzare la voce domani, a spoglio concluso, magari proprio con Bersani e Vendola.

Ma Monti oggi ne ha per tutti, compreso per chi gli chiede conto della sua presenza nel Bildelberg, una sorta di circolo magico con cadenza annuale per super economisti e uomini della finanza (130 in tutto il mondo). Incontri che da sempre hanno diviso l’opinione pubblica e alimentato critiche da parte dei sostenitori della ‘teorie del complotto’, come descritto da Daniel Estulin in un libro che ha fatto il giro del mondo: ‘Il Club Bilderberg’. “Magari qualche politico italiano ci andasse”, ha sottolineato sicuro il Professore. “Ci aiuterebbe – ha continuato – ad uscire da un isolamento politico e culturale italiano”.

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