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Venerdì, 21 Gennaio 2022
VERSO LE ELEZIONI / Italia

Elezioni 2013 - Bersani, Berlusconi e Monti: ecco il (finto) confronto tv

Le condizioni per un 'testa a testa a testa' non ci sono. E allora Mentana crea un confronto tv a staffetta fra i tre leader. Ne esce un tutti contro tutti con un minimo comun nemico: Beppe Grillo e il suo non essere di destra ma nemmeno di sinistra

Prima Bersani, poi Berlusconi ed infine Monti. Nel salotto di Enrico Mentana, su La 7, ieri sera si è consumato un abbozzo di confronto tv. Senza guardarsi negli occhi, a distanza di qualche minuto l’uno dall’altro, ognuno al ‘riparo’ dai veleni degli altri competitor. Una sfida in sostanza a compartimenti stagni. Monti avrebbe preferito farlo all’americana, un tutti contro tutti Grillo compreso ma Berlusconi ha stoppato l’idea sul nascere: “solo con Bersani”. E così il Professore si è dovuto accontentare del modello staffetta.

BERSANI – Il primo a presentarsi davanti alle telecamere è stato Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd ha subito esordito strizzando l’occhio alla proposta del leader di Scelta civica: “Il confronto Tv? Dico una cosa semplice, facciamolo tutti assieme. Se si vuol fare tutti insieme io sono a disposizione”. Tutti, quindi nessuno, visto che il no del Cavaliere all’ammucchiata non è in discussione.

Un breve passaggio sul conflitto d’interessi, poi l’affondo su Grillo che giusto qualche ora prima, con Dario Fò sul palco, aveva riempito piazza del Duomo a Milano: “Capisco la rabbia, sono arrabbiato anche io ma dico a Grillo dove la porti questa gente, dici né a destra né a sinistra ma così la porti fuori il sistema democratico. Così – ha aggiunto il leader Pd – ci porta oltre la Grecia, non si vince sulle macerie. Noi siamo nei guai e bisogna uscirne seriamente non puntando sul tanto peggio tanto meglio”. Da Grillo alla partita sul Quirinale. Il nome più gettonato rimane quello di Romano Prodi, anche se Bersani aveva pensato ad uno scenario che la storia ha poi smentito, Monti appunto: “Era una ipotesi che mi circolava nella testa, poi le cose prendono il loro abbrivio”.

BERLUSCONI – L’arbitro fischia, il gioco si interrompe. Sostituzione, esce il candidato premier del centro sinistra scende in campo Silvio Berlusconi. Che, un minuto dopo aver preso la parola, rassicura tutti, in particolar modo Maroni: “Non andrò io perché con la Lega e gli altri abbiamo pensato che io farei meglio al ministero dell’Economia e dello Sviluppo perché è da lì che devono partire le riforme più importanti”. “Prima era logico che andassi a palazzo Chigi. Ma ora penso di poter dare una mano al paese e ai miei concittadini dal ministero”. Chiude l’argomento con uno dei suoi sport preferiti, la narrazione dei primati personali: “Io, del resto, sono un italiano che è stato per più tempo premier nella storia della repubblica”.

Prosegue con il suo cavallo di battaglia, la lotta all’Imu: “Restituire un’imposta ingiusta riduce la frattura fra il cittadino e lo Stato che non viene più sentito come amico ma ostile”. E a proposito di tasse, per non farsi mancar niente, la butta sul personale: “Da quando sono sceso in politica ho pagato 9 mld di tasse e ne sono orgoglioso”. Non manca, così come quando è stata la volta di Bersani, l’attacco a Grillo, che si prende le piazze e fa sempre più paura: “Sono molto preoccupato per questo signore che riesce ad avere un consenso a scatola chiusa, che si propone come qualcosa che si acquista senza sapere cosa c’è dentro. Se alzi il coperchio trovi personaggi dell’ambiente dell’ultrasinistra, moltissimi No tav, oltre tutto senza guida, perché Grillo non potrà essere candidato e quindi saranno abbandonati alle loro pulsioni rivoluzionarie”.

MONTI – Altro fischio, altra sostituzione, altra corsa, quella dell’attuale presidente del consiglio che confessa subito qualche fastidio necessario: “Può darsi che abbia preso dei tic della politica in campagna elettorale, a me già l’espressione campagna elettorale mi fa un po’ ribrezzo, ma ci sono in mezzo...”. Dopo aver fatto outing pre-elettorale ingrana la marcia e parte attaccando chi la preceduto sulla poltrona di Palazzo Chigi e negli studi di La 7: “I 17 miliardi di euro che Berlusconi vuole condonare graveranno proprio sulle fasce deboli e su chi ha sempre pagato le tasse e non so se noi o voi moderati volete questo tipo di società”. A suo modo, voce calma, ingessata, un po’ lenta, mai troppo alta, il Prof tira fuori gli artigli. Lo ha fatto spesso nelle ultime ore, non manca di farlo in ‘casa’ di Mentana.

E il fuoco si concentra sul Cavaliere: “Berlusconi non ha nulla a che vedere con la moderazione e la moderatezza; penso che gli elettori moderati possano anche trovarsi bene in un partito come il Pdl, ma abbiano abbastanza disagio a vedersi rappresentato da questo personaggio, intelligente, interessantissimo e simpatico, ma che non credo faccia il loro interesse”. Arriva il momento della domanda clou, l’ipotesi di intesa con Bersani: “È ovvio che si può collaborare, detto questo la coalizione di sinistra mi preoccupa sotto diversi aspetti, dal punto di vista economico e sociale”. Sembra fatta ma manca sempre un pezzo, i verdetti sulle urne. Infine l’uomo che ha racchiuso la ricetta per l’Italia dentro un’agenda si concentra sul solito ritornello, Grillo. Ma i toni questa volta sono più pacati: “Credo di avere ahimè pochissimo in comune con Grillo, ma credo che i nostri elettori abbiamo moltissimo in comune con quelli di Grillo perché sono molto seccati e scontenti, per non dire altro, nei confronti della politica tradizionale. Con un attimo di riflessione in più, molta gente che vota Grillo potrebbe votare per un grigio e anziano professore”. Battutona, triplice fischio finale.

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