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Giovedì, 20 Gennaio 2022
POLITICA

Il Pd chiama Grillo: sarà dialogo col 5 Stelle

Scartata una possibile alleanza con il Pdl, Bersani apre a Grillo: "Tocca a noi tirar fuori il Paese dall'impasse, ma lui dica cosa vuole fare". E il comico propone il "modello Sicilia"

ROMA - "Non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi. E' il momento della responsabilità e c'è bisogno di un governo di cambiamento, anzi di combattimento". Nel primo commento post voto, Pier Luigi Bersani fissa alcuni paletti: con il pallino che, per ora, è in mano al Pd, arriva il netto "no" all'eventuale governissimo con il Pdl e l'apertura al Movimento 5 Stelle, vero vincitore di queste elezioni.

Premesso che "consegneremo al presidente della Repubblica le nostre valutazioni e alla fine sarà lui a dire chi è in grado di poter fare il governo in questo passaggio difficile", Bersani vorrebbe "sfidare" Grillo in Parlamento proponendo, come spiega oggi La Stampa, un pacchetto di riforme radicali sui costi della politica (anticorruzione, dimezzamento del numero dei parlamentari, conflitto di interessi). "Se il Movimento 5 Stelle accettasse, attraverso la formula della 'non sfiducia', cioè uscendo dall’aula al momento del voto, potrebbe dare il suo via libera ad un governo di minoranza della coalizione che ha vinto di un soffio le elezioni".

L'apertura a Grillo, tuttavia, lascia perplessi molti big del partito. Ecco perché ieri c'era un clima pesante al coordinamento Pd riunito dal segretario per commentare l'esito del voto. "Sarebbe un errore una resa dei conti ora, dobbiamo pensare a dare un governo al Paese", ha detto Giuseppe Fioroni, l'unico che abbia concesso una frase ai cronisti. Ma anche sul modo per provare a dare un "governo al paese" la discussione nel Pd è aperta e bisogna vedere se il rilancio fatto da Bersani contro il "governissimo" spingerà qualcuno ad alzare la voce.

Le opinioni su cosa fare ora sono assai diverse, infatti, ma di sicuro la linea illustrata dal leader in conferenza stampa ieri pomeriggio non convince molti dei dirigenti del partito, a cominciare, pare, da Massimo D'Alema e Walter Veltroni. Il primo ritiene un errore aprire solo a Beppe Grillo e non al Pdl. Non a caso, Bersani in conferenza stampa ha aggirato la domanda, quando gli è stato chiesto se la sua proposta era rivolta anche al Pdl: il leader Pd si è limitato a dire che lui intende parlare "al Parlamento", salvo elencare una serie di punti che difficilmente potrebbero trovare il consenso di Silvio Berlusconi. Ieri sera, però, aprendo il coordinamento, Bersani ha chiaramente detto no al "governissimo" e ha ripetuto che "tocca a noi tirare fuori il Paese" dai guai.

"MODELLO SICILIANO MERAVIGLIOSO" - E Grillo come la pensa? Dalle parole del comico genovese e dai quartier generali grillini, arrivano il no ad alleanze di governo e un deciso sì al modello Sicilia: i 54 senatori e 108 deputati del Movimento 5 stelle potrebbero fare con Pierluigi Bersani premier ciò che già fanno i 15 deputati siciliani grillini con il governatore dell'Isola Rosario Crocetta. Non certo entrare nel suo governo ma appoggiarne leggi e riforme di volta in volta. Grillo ha fatto sapere che alle consultazioni che Giorgio Napolitano farà per incaricare il prossimo presidente del Consiglio ci andrà lui di persona e gli ribadirà che il suo Movimento non si allea con nessuno. Gli dirà anche che i "cittadini" eletti in Parlamento sotto il simbolo delle 5 stelle ostacoleranno in tutti i modi un eventuale governissimo.

PROVE DI DIALOGO - Ma se ad essere incaricato premier dovesse essere il segretario del Pd, leader della coalizione di centrosinistra che si è aggiudicata il corposo premio di maggioranza a Montecitorio mentre al Senato ha un disperato bisogno di voti per governare? Una fiducia al segretario del Pd, bollato da Grillo come "Gargamella" per tutta la campagna elettorale, è esclusa ma un dialogo sull'esempio di quello siciliano è possibile: "Il modello siciliano - ha detto il comico - è meraviglioso. Noi non siamo mica contro il mondo, vedremo quando saremo dentro al Parlamento" come comportarci, "esattamente come abbiamo fatto in Sicilia", dove i deputati del M5S "entrano insieme, escono compatti e fanno da ago della bilancia. Se ci sono proposte che rientrano nel nostro programma può esserci una collaborazione. Dovranno seguire il nostro programma e il nostro programma lo abbiamo già detto in campagna elettorale e lo hanno detto quelli che lo stanno realizzando in Sicilia. Il nostro appoggio dipende da questo".

La collaborazione varrà anche sulle cariche istituzionali. Bersani si è detto "favorevole ad una corresponsabilità. Fra l'altro, il M5S, seppur non di molto, è il primo partito alla Camera. Allora bisogna che secondo i modelli democratici ciascuno si prenda le sue responsabilità". Parole che in molti hanno interpretato come l'offerta al M5S dello scranno più alto di Montecitorio. Per quanto riguarda il capo dello Stato, Grillo ha spiegato che "il candidato del M5S sarà deciso dagli iscritti attraverso un voto on line". Lui vedrebbe di buon occhio Dario Fo che, però, in giornata ha declinato. E anche sulle altre cariche, hanno assicuratoo i grillini, ci sarà una consultazione della base. Visto il peso parlamentare del M5S è quasi certo che il movimento di Grillo finirà per essere eletto a qualche presidenza: anche qui vale il modello Sicilia dove grillino è il vicepresidente dell'Ars e grillino è il presidente della Commissione Ambiente.

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