Renzi premier? Se chiamasse Napolitano...

Mentre Grillo chiude il dialogo con il Pd - "Facce da culo" - il sindaco di Firenze interviene nel dibattito sul dopo voto: "Niente inciuci, non pugnalo Bersani". Ma se chiamasse il Presidente...

Cosa consegneranno alla storia queste elezioni? Un governo di minoranza, la fine del bipolarismo, l’erosione inarrestabile dei blocchi parlamentari, la rete che si fa massa critica e si prende parte del potere legislativo. E poi la delusione, la rabbia, la dialettica senza critica (o viceversa), il bisogno di una nuova moralità pubblica appena compresa. Può darsi. Quello che è sicuro è che a quattro giorni dalla chiusura delle urne all’Italia manca una maggioranza e quindi un governo. Per questo il 24 e il 25 febbraio saranno ricordate anche come le giornate dei ‘se e dei ma’. Se avessero detto, se avessero fatto, se di qua, se di là.

Ma in queste ultime ore c’è stato un "se" più grande degli altri, che si è imposto con tutta la sua forza: ‘se ci fosse stato Renzi’. Un tormentone che dalle bacheche dei social network è rimbalzato sulle scrivanie degli analisti e delle politica.

Renzi l’uomo giusto per un governissimo, il garante del rinnovamento. Tanto rumore che alla fine l’ipotesi è finita sul Corriere della Sera e ha scatenato il putiferio. ‘Renzi: sono pronto a fare il premier’, titolava questa mattina il quotidiano di via Solferino. Come? “Se per riuscire a superare lo stallo che si è creato e che, certamente, non fa bene al Paese, il Pd si presentasse con più nomi di possibili candidati alla presidenza del Consiglio e se fra quei nomi ci fosse anche il mio, allora io ci penserei seriamente”. Questo il retroscena tratteggiato dal quotidiano.

Apriti cielo. Il giornale non fa in tempo ad arrivare nelle edicole che già Renzi smentisce la notizia: “Ciò che volevo per l’Italia l’ho detto nelle primarie. Ho perso. Adesso faccio il sindaco”.

Certi titoli tuttavia non si smacchiano, per dirla con una terminologia cara a Bersani, con un tweet. Se a Roma si parla, fino ad oggi a Firenze si è taciuto. Fino al cambio di registro odierno. E allora la controffensiva di Renzi si è strutturata all’interno di un suo cavallo di battaglia, la Enews. E nello scritto il sindaco si è difeso e ha contrattaccato: “A forza di stare zitto mi attribuiscono di tutto. Intrighi, progetti, desideri”. E ci è scappata anche la battuta: sono “in attesa che qualcuno scriva della mia candidatura al prossimo conclave”.

L’analisi è secca. Partendo dalle elezioni: “Niente giri di parole: il centrosinistra le ha perse”. Da qui il passaggio cruciale, quello che riguarda il suo immediato futuro, che ha un nome ed un cognome, Pierluigi Bersani. O meglio, la fedeltà alla linea di ieri, quella che lo ha visto da sconfitto al ballottaggio accompagnare il segretario del Pd in giro per l’Italia: “Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro?” Con tanto di accuse a chi, da dentro il Pd, ha ricostruito il retroscena: “Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo”.

Né pugnalate né spallate ma in questo ricomincia a fare politica, quella vera. E allora inaugura la linea. Non tanto nelle veste del premier in pectore ma in quella di chi ci proverà al prossimo giro, che sia tra un anno o sei mesi. Semmai dopo nuove primarie oppure quando il Pd all’unisono gli chiederà di afferrare il timone. La ricetta?: “Togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito, come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata sarebbe come dire ai cittadini: Ok, abbiamo capito la lezione. Adesso scriviamo una pagina di storia nuova”. Fare e fare bene, soprattutto senza Beppe Grillo: “Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni. Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato". E non manca la stoccata a D'Alema: "Pensiamo di uscirne vivi offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato?".

IPOTESI QUIRINALE - Finisce con una frase sibillina, casomai dovessero evaporare tutti gli scenari in discussione e si tornasse al voto: “Per tutti questi motivi, da italiano, sono pronto a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese. Ma se devo andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature, beh, scusate, ma da queste parti abbiamo da lavorare”. Una frase bifronte, dalla doppia lettura. La prima: Renzi non si metterà alla guida di una macchina sfasciata ma è pronto ad impugnare il volante di una nuova di zecca. La seconda: se la chiamata arrivasse dal Quirinale, per il sindaco scansarla sarebbe molto più complicato. Se Napolitano dovesse chiamare, e quindi investirlo del ruolo, Renzi potrebbe rispondere di sì.

GRILLO – Renzi o non Renzi, la partita tuttavia per adesso rimane solo sui numeri. Al Senato mancano oltre 40 senatori che si assumano l’onere della fiducia. Con un assunto, pesante come un macigno sul prossimo esecutivo. Quello sostenuto da Gianroberto Casaleggio – “Il M5S non appoggerà nessun governo” – ma soprattutto da Beppe Grillo: “In questi giorni è in atto il mercato delle vacche. Al M5S arrivano continue offerte di presidenze della Camera, di commissioni, persino di ministri”, ma “il M5S, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori non sono in vendita”. Ma l’invettiva del blogger contro il Pd si fa largo senza freni: “Bersani è fuori dalla storia e non se ne rende conto. I giochini sono finiti e quando si aprirà la voragine del Monte dei Paschi di Siena forse del pdmenoelle non rimarrà neppure il ricordo. Renzi che come uniche credenziali ha quelle di aver fatto il politico di professione senza nessun risultato apprezzabile ora si candida a premier, ma non aveva perso le primarie? Questi hanno la faccia come il culo”.

Parole durissime che forse nascondono un po’ di timore. Che il lavoro sommerso della premiata ditta  Bersani - Errani vada ad intaccare la mission dei grillini. Grillo la chiama compravendita: “I vertici del pdmenoelle si stanno comportando come dei volgari adescatori. Questa è politica?” Non manca per questo l’ammonimento alla truppa: “Il M5S voterà in aula ogni legge che risponda al suo programma, non farà alleanze. Questo l'impegno: “I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi. E' presente nel Codice di comportamento degli eletti portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento. E' stato firmato da tutti i candidati e reso pubblico agli elettori prima delle elezioni”.

Il guazzabuglio continua. Riassumerlo o risolverlo, quasi impossibile. A meno che non si ricorra alle parole di Nanni Moretti in ‘Ecce Bombo’: “Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo”.

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