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Lunedì, 4 Marzo 2024
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Elezioni 2013: Piazza per piazza, il Pd all'inseguimento di Grillo

Grillo è pronto a sbarcare a Roma accompagnato da un milione di persone. Bersani dopo Milano continua il tour in piazza: prima a Palermo poi a Napoli

Basta Tv. Nell’ultimo scorcio di campagna elettorale va di moda la piazza e la sua retorica. Piena se possibile, altrimenti non funziona. Intendiamoci, le reti televisive e più in generale i grandi mezzi di comunicazione sono sempre attuali. La strategia, a qualche metro dal voto, vuole tuttavia che il messaggio sia filtrato dal consenso di pubblico. Non tanto quello dello share, che è pur sempre fondamentale; si va in cerca della dimostrazione plastica del gradimento, un legame 'umano e interattivo'. Volti, mani, applausi di chi per la causa è disposto a star sotto un palco, uno slogan, un microfono ma soprattutto il candidato premier di turno.

STRATEGIA DELLA PIAZZA - La prassi è stata reintrodotta da Beppe Grillo e piano piano ha sfondato. Sarà che facebook funziona, sarà che una foto vale più di mille parole. Sta di fatto che il ritornello del blogger genovese – “loro in tv, noi nelle piazze piene” – ha fatto presa e forse ha fatto scuola. Rifatto, meglio, visto che la politica, fino a qualche anno fa, non si era mai scordata della ‘massificazione da stadio’. Poi la prassi si è affievolita, con i salotti tv che ne hanno fatto le veci. Fino a che Grillo non ha suonato la carica e quindi la sveglia. E in questo ha ottenuto un doppio risultato: ha riportato le tv in piazza ed è entrato nelle sale da pranzo degli italiani, o al mattino sui quotidiani, senza mai entrare in uno studio di registrazione. Non solo, in questo ha avuto anche il tempo per fare propaganda: ha tirato in ballo la censura portata avanti dalle maestranze dei poteri forti, i giornalisti e la stampa tutta. “Questo non ve lo faranno mia vedere”, il classico commento che accompagna le foto delle piazze piene dello Tsunami Tour. Eppure le foto circolano, i giornali sono pieni di virgolettati e nelle tv non mancano le frustate che Grillo lancia quotidianamente agli avversari politici. Insomma ha creato il ‘mostro’ e lo gestisce, con tanto di strategia del nemico che funziona sempre.

Così è partita la corsa alle imitazioni. Un po’ frettolosa per la verità. Tanto era la smania di Bersani di postare piazza del Duomo piena che sulla sua pagina Twitter ha incollato una foto di Repubblica di due anni fa. Grillo e i suoi hanno scoperto l’arcano e hanno buttato la patata bollente via etere, con tanto di “la rete non perdona”. La difesa di ufficio è toccata a Stefano Di Traglia, il responsabile comunicazione dei democratici e braccio destro di Bersani: “Quante chiacchiere per una foto postata. Sempre una piazza di centrosinistra era. Ne abbiamo talmente tante di piazze che ci condoniamo”.

FOTO DI GRUPPO - Piccolo incidente diplomatico o meno, il Pd si è buttato nella rincorsa in piazza a Grillo. Cominciando dal bagno di folla di ieri, in piazza del Duomo a Milano. Bandiere al vento, folla delle grandi occasioni, sul palco Bersani, Vendola, Ambrosoli, Pisapia e a sorpresa Prodi. “Ora tireremo fuori l’Italia dal buio”, ha sottolineato il segretario del Partito Democratico dal palco. Gli ha fatto subito eco il leader di Sel, Nichi Vendola: “Qui la sfida non è con i barbari sognanti ma con i barbari trafficanti come Maroni e i leghisti. Trafficanti di sogni e appalti sulla pelle del nord. Nel futuro Governo – ha continuato – io non sarò un elemento di disturbo ma garanzia di governabilità e stabilità”. E Bersani sicuro: “Il nostro patto l’abbiamo fatto con 3,2 milioni di notai. Ci siamo presentati con la nostra foto di gruppo: lo facciano gli altri. Non ho visto una foto di Berlusconi, Maroni e Storace o Fini, Casini e Monti”.

Foto di gruppo, quella che Bersani proverà a scattare di nuovo già mercoledì a Palermo. Il ritornello è lo stesso: piazza piena e abbracci collettivi. Questa volta però cambieranno i protagonisti. Non ci sarà più Vendola, fino al voto le strade della campagna elettorale si separeranno. Ci sarà il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, per un nuovo appuntamento alla ‘Blues Brothers, ed il neo governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. Il giorno dopo il candidato premier del centro – sinistra sarà in piazza del Plebiscito a Napoli. Venerdì, per il gran finale, a Roma. Insomma il rush finale della campagna elettorale di Bersani toccherà i luoghi cruciali che decideranno il voto. O meglio la composizione del Senato: prima la Lombardia, poi la Campania e la Sicilia. Questione di governabilità.

GRILLO E IL MILIONE DI ROMA - Ed infine, l’ultimo colpo di reni prima del silenzio elettorale, in giro per la Capitale. C’è da dar mano a Zingaretti per la corsa alla presidenza della regione Lazio, ma più in generale c’è da tener botta proprio sul fronte Grillo. Il blogger genovese infatti è riuscito nell’impresa di strappare piazza San Giovanni, storicamente rossa dal concerto del Primo Maggio in giù, alla sinistra e al Pd. Non solo, è pronto a sbarcare a Roma accompagnato da un milione di persone, per il comizio di chiusura del Movimento 5 Stelle. Alla fine in sostanza la partita sul consenso passerà anche sulla rotta di una polemica evergreen: i numeri delle questura.

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