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Giovedì, 20 Gennaio 2022
VERSO LE ELEZIONI / Italia

Elezioni 2013: Ingroia chiude la campagna attaccando Grillo e Monti

Nell'ultimo giorno di campagna elettorale l'ex magistrato incassa il sostegno di Franco Battiato e chiude all'attacco: "Contro i governi delle banche" e "chi in questi hanno ha gettato l'Italia nel baratro"

La campagna elettorale ricorda un incontro di pugilato. C’è un ring lungo un paio di mesi, ci sono le corde, i guantoni stretti davanti al volto. Chi si difende, chi attacca, chi lavora ai fianchi. Colpo su colpo, avanti così  fino a 24 ore dal voto. Suona il gong sopraggiunge il silenzio, si aprono le urne; chi vince, chi perde, e chi perde ma non perde. Antonio Ingroia da quando è tornato dal Guatemala per guidare Rivoluzione civile di botte ne ha prese un bel po’ e qualcuna l’ha anche data.

La contraerea del tutti contro Ingroia è iniziata quando i sondaggisti hanno cominciato a prefigurare il pasticcio al Senato. La questioei sta nei numeri, quelli che mancherebbero all’asse Pd-Sel per governare anche a Palazzo Madama. Tre regioni sotto la lente di ingrandimento: Lombardia, Veneto e Sicilia ed un capro espiatorio, Ingroia. Sì, proprio le liste del magistrato palermitano che andrebbero a spartirsi voti con Vendola, impoverendo e indebolendo l’accordo nato con le primarie. Ingroia che si intromette, Ingroia che disturba, Ingroia continuamente attaccato da Vendola, da Bersani. Molto meno da Monti e Berlusconi, ed è facile capirne il perché. E la polemica non è mancata neppure con Grillo: da amici, a fratelli, a fratelli coltelli.

La chiusura della campagna elettorale di Antonio Ingroia

Il pm ha fatto spallucce ed è andato dritto per la sua strada convinto che l’unico accordo possibile e utile agli italiani sia quello tra le forze progressiste: Pd, Sel e Rivoluzione civile appunto. In un’intervista su Today, nelle scorse settimane, chiarì ogni dubbio sulla mission del movimento a cui ha messo capo:  lavoriamo per “un voto utile che permetterà a Rivoluzione Civile di entrare in Parlamento con un peso tale da consentire al Pd un accordo con noi e non con Monti”. E così ha passato un’intera campagna elettorale a bastonare Monti e Berlusconi e a chiudere e riaprire la porta della “desistenza” con Bersani.

L’ultimo giorno disponibile per convincere gli italiani della bontà del suo progetto è iniziato con un carezza, quella che gli ha riservato in un video messaggio il neo assessore al turismo della Regione Sicilia, Franco Battiato: “Ho apprezzato Ingroia magistrato, apprezzerò anche l’Ingroia politico, perché è un uomo libero. E gli uomini liberi non hanno padroni. Auguri Antonio”.

Dopo gli apprezzamenti nobili, però il gioco si è fatto subito duro. Così in un’intervista alla Stampa ha subito chiarito quello che sarà il suo futuro: “Non mi sono dimesso né credo che mi debba dimettere dalla magistratura. Come un avvocato, un medico o un giornalista”. Anche un magistrato, ha continuato, “deve poter tornare in servizio, ma non nella Procura dove ha svolto indagini delicate. Teorizzo che occorrano professionisti prestati alla politica e oggi è ipocrita negare che ognuno abbia le proprie idee. Il punto è che svolga il proprio mestiere senza essere fazioso, senza avere pregiudizi, o peggio”.

L'INTERVISTA AD ANTONIO INGROIA

Poi gli affondi, quelli riservati in primis a Grillo, l’uomo che più di tutti rischia di fargli perdere il voto di pancia. Grillo, afferma sempre sul quotidiano di Torino, “è un’idrovora che risucchia tutto. Il suo successo è il fallimento della democrazia. Più che un programma recita un copione. La sua è un’operazione di marketing fra mondo dello spettacolo e politica”. Per questo “intercetta la stanchezza verso la politica e per farlo usa l’arma della politica spettacolo. La platea degli elettori sono spettatori che non pagano il biglietto e che votano un uomo di spettacolo, che, unico tra i suoi, non metterà piede in Parlamento”.
Poco dopo, ai microfoni di Radio 2, si lancia in un commento aspro sul premier uscente: “Mario Monti è politicamente più pericoloso di Silvio Berlusconi perché propaganda le stesse cose, ma lo fa con più credibilità”. Un ritornello fisso contro il Professore, un avvertimento costante a Bersani.

E in queste ultime ore di campagna non poteva mancare l’attacco a Silvio Berlusconi: “La lettera di Silvio Berlusconi sulla restituzione dell’Imu è più grave della lettera di minacce che mi è stata fatta recapitare”, ha affermato a Coffee Break di La7. “In quella missiva – ha aggiunto il leader della lista Rivoluzione Civile – c’è il reato di voto di scambio, ma anche quello di truffa elettorale perché Berlusconi tende a raggirare gli elettori. Non si tratta delle solite promesse elettorali, ma di una cosa più grave”.

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