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Giovedì, 20 Gennaio 2022
VERSO LE ELEZIONI / 2 / Italia

Elezioni 2013 - Mario Monti chiude la campagna a Firenze: "Con noi chi vuole proposte e non proteste"

Il Professore dal Teatro delle Pergola ha lanciato l'appello anti Grillo: voto di protesta solo se accompagnato ad un progetto

“Il rischio Grecia ce lo avevamo nel novembre 2011 e siamo riusciti a sventarlo con tutta la comprensione e i sacrifici degli italiani. Sarebbe terribile ricascarci. Spero di no”. Sono state queste le parole che il premier uscente ha riservato a Beppe Grillo dal Teatro delle Pergola di Firenze, dove ha chiuso la campagna elettorale. Il professore dopo aver rimesso il mandato nelle mani di Napolitano, aver presentato la sua ricetta per futuro dell’Italia sotto forma di agenda, essersi portato con sé Casini e Fini e aver girato con la sua ‘cura’ in lungo e in largo per il Paese, ha infine evocato lo spettro del cataclisma. E gli ha dato un nome e un cognome: Beppe Grillo.

Che sia l’effetto piazza San Giovanni, i sondaggio, le paure dei mercati, l’erosione del consenso elettorale a favore del blogger genovese. Sta di fatto che nelle ultime ore l’ex commissario europeo, l’uomo dei conti e del rigore che la Germania vorrebbe alla guida del prossimo governo, ha focalizzato gran parte della sua attenzione proprio sul Movimento 5 Stelle. Per questo a Firenze ha sintetizzato la formula anti Grillo: dalla protesta alla proposta. Un po’ come dire, per citare un vecchio spot di successo, la potenza è nulla senza controllo. “A tutti quelli che sono insoddisfatti e che vogliono un forte miglioramento dell’Italia e che protestano, consiglio loro di convogliare la loro protesta verso chi è altrettanto insoddisfatto e che cerca oltre alla protesta anche la proposta”.

Non tutte le proposte, quella di Monti, l’uomo che si autodefinito l’unico a poter scongiurare nuove manovre fiscali. Per questo confida “nella volontà degli italiani di avere un’opportunità di svolta”. La svolta, o anche un nuova rinascita. Per questo Monti ha scelto Firenze come tappa conclusiva del suo viaggio: “Sono venuto qui perché Firenze è la capitale del Rinascimento e sono profondamente convinto che l’Italia debba rinascere sulle stesse basi”. Una sorta di nuova era che rinnovi il Paese dopo un “ventennio perduto frutto di una classe inamovibile che ha scoraggiato tutto il Paese, soprattutto le forze più giovani”.

E per rinascere dalle ceneri Super Mario si rifà al concetto stesso di soggetto sociale e politico: “L’Italia può rinascere se rimette al centro i cittadini troppo spesso trattati da sudditi in questi anni. Bisogna affrontare i temi dei costi della politica, l’eliminazione degli sprechi tante cose che destra e sinistra non hanno avuto il coraggio di fare”.

La campagna elettorale di Mario Monti

Già destra e sinistra. La destra di Berlusconi contro cui picchia durissimo ma sempre a bassa voce, con tutta la sua forza pacata: “Possiamo essere allettati dalla riduzione di una tassa, ma non ci possono essere vie di fuga personali. Come potete votare per chi è la personificazione stessa dell'immoderatezza?”. E prima di chiudere con il Cavaliere respinge la sua “volgarità” contro le donne, proprio da chi “si proclamava e ancora si proclama difensore della famiglia”. “È arrivato il momento – continua su questo filone – di saldare il nostro debito con chi ha tenuto insieme il Paese e ha avuto una rappresentazione volgare e inelegante da chi si proclamava difensore della famiglia. La politica per la donna non è una tutela di un soggetto debole, cosa che non è, ma una politica essenziale per la crescita economica del Paese”.

Sistemata la destra, passa alla sinistra, anzi all’ala sinistra di Bersani che avverte: “Come si può votare per una sinistra prigioniera di gabbie ideologiche e di un’idea antica del Paese?”. Come dire, l’asse di governo non comprende posizioni radicali. O così o niente, sembra dire al segretario del Pd.

Conclude parlando del Monti del dopo, ad urne chiuse: “Non sono una persona che vuole restare a tutti i costi in politica”. Anche se è convinto che Scelta civica sia “destinata a durare ed è destinata a radicarsi sul territorio”. Tradotto: le elezioni solo il primo round dell’intera partita.

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