rotate-mobile
Sabato, 29 Gennaio 2022
Politiche 2013 Italia

Bersani-Monti, governo tecnico o "governicchio"

Il boom di Beppe Grillo e la difficoltà di una maggioranza al Senato aprono tre strade: un asse Pd-centro, una nuova grande coalizione o un esecutivo a termine e nuove elezioni

Tutto ed il contrario di tutto? Oppure Monti contro tutti? Questo è il problema. Nel giro di una sera e di mattina il Professore ha prima sparato palle di fuoco contro tutti i suoi competitor, poi ha aperto alla famiglia allargata. Ma andiamo per gradi. Ieri sera a Cagliari per un appuntamento elettorale ha ribadito di non aver “niente in comune con questa coalizione di sinistra”. Questa mattina, ospite Messaggero Tv, il presidente del consiglio, dopo la chiusura a quella sinistra poco incline alle “riforme” scritte in calce in agenda, ha tuttavia riaperto alla grande coalizione. “Ho sempre avuto la visione – ha sottolineato – che per risolvere i gravissimi problemi dell’Italia serva un consenso piuttosto largo. Per questo mi sono dichiarato spesso a favore di grandi coalizioni, anche quando era quasi una bestemmia dirlo”. Capito Bersani?

BERSANI – ‘A te la scelta’ verrebbe da dire. Bersani però vuol vincere anche con Vendola. Nonostante questo non è disposto a mollare la presa con Monti che nel pomeriggio, da Cantù, lo ha invitato a finirla con i tentennamenti: “Con il populismo, il berlusconismo e il leghismo che ci sono in giro, che il problema sia Vendola, caro professore, mi fa un po’ un ridere”. In testa al segretario del Pd frulla l’idea della famiglia moderna, senza troppi veti di bandiera. Per questo anche oggi ha piantato i paletti di uno steccato bello largo dentro cui far nascere l’intesa a cui forse manca ancora un metro. Il più lungo: tra Monti e Vendola “ho già scelto – afferma sicuro l’uomo di Bettola – davanti a 3,2 milioni di elettori alle primarie. O si discute con questa coalizione o ognuno si prende le sue responsabilità”. Capito Monti?

C’è un progetto (battezzato anche dal New York Times), un intesa robusta che non può prescindere dai moderati e un interlocutore di peso, Bersani, disposto magari ha regolare il “traffico” con Sel. Vendola permettendo chiaramente che prima di fare il “canino da solotto” pare incline a fare il Bertinotti. Ma si sa tra Machiavelli e Bertinotti ci corre il mare, portaocchiali compreso. Così Monti tira dritto e insiste: “Credo che uno spirito di larga condivisione di un progetto-Paese sia una cosa giusta ed efficace”. Va avanti anche in mezzo alle contestazioni, come quella di questa mattina a Catania, dove un gruppetto di contestatori lo ha fischiato al suo arrivo al Sangiorgi: “L’Italia muore e tu te ne freghi, vergogna”.

IL NO AL CAVALIERE – Il piano dalle tinte tedesche è ambizioso ma possibile. Forse è cosa già fatta. Di sicuro c’è posto per un unico socio. Il disegno infatti non è per tutti. A cominciare da Silvio Berlusconi. Dove c’è il Cavaliere non c’è posto per Monti e viceversa. Primo perché il leader di Scelta Civica ha battezzato come “scelerato” il patto Pdl-Lega. Secondo: Monti avrebbe molto probabilmente guidato la sponda pidiellina del centro – destra se Berlusconi si fosse fatto definitivamente da parte. Così non è stato, l’aut – aut non è stato rispedito al mittente, e ora non passa giorno senza che si facciano la guerra.

BERLUSCONI – Anche se, in questa giornate folli, tra accuse e carezze, non passa inosservata la piccola apertura di Berlusconi al Professore. Durante il forum al Corriere.it infatti ha confermato il suo no ad una squadra di governo allargata – “non è possibile” – ma si è detto politicamente pronto a “lavorare sulla modifica dell'architettura istituzionale”.

I TRE SCENARI – Prove di qualcosa che si avvicini ad una nuova scelta tecnica? Lo scenario, a poco più di quattro giorni dal voto, è complicato da descrivere. Solo i risultati delle urne daranno una lettura più comprensibile dei colori e della composizione della nuova legislatura. Tutto è appeso sul filo del Senato. Se la Camera è cosa del Pd, un Senato ingovernabile può regalare solo tre orizzonti: un’asse Bersani – Monti con il probabile divorzio da Sel; il ritorno in sella di un esecutivo tecnico appoggiato dalle forze più robuste del Parlamento; oppure un ‘governicchio’ che ristrutturi la legge elettorale, elegga un nuovo Presidente della Repubblica e riporti il Paese a votare. Da qui non si scappa.

TV – Dalla realpolitik alla tv-politik il passo è breve, brevissimo. Sono le regole del gioco: mentre si prepara il terreno del domani c’è da bucare il video oggi. Tv, giornali, web la corsa incessante dei candidati premier non ha freni. Anche sé Mario Monti ha un cruccio fisso: più che la grande coalizione, il confronto tv allargato. Ieri l’appello a Berlusconi e Bersani. Oggi l’invito è stato esteso a Grillo: “Voglio il confronto”, scrive dal suo profilo Twitter. “Confido – continua – che accettino anche Berlusconi e Grillo, che finora non hanno mostrato interesse”. Mission impossible, presidente. Berlusconi sarebbe prontissimo ad entrare nell’agone televisivo ma solo se accompagnato da Bersani. A Grillo invece fa gioco restare fuori da certi circuiti e non immischiarsi. Tattiche, strategie e al voto, oltretutto, mancano solo 4 giorni.

BERSANI CONTRO GRILLO – Già, Grillo. Spopola nelle piazze, incassa l’appoggio di Celentano e Dario Fò ed è pronto a sbarcare in piazza San Giovanni, a Roma, magari accompagnato da un milione di persone. Per questo in mattinata è il bersaglio preferito di Bersani: “A Grillo – afferma il candidato premier ospite al forum del Corriere.it – dico che non si vince sulle macerie, sulle macerie sta bene solo chi ha i soldi. Se in Parlamento ci saranno i grillini ci sarà da fare uno scouting per capire se intendono essere eterodiretti o partecipare senza vincoli di mandato. Non è campagna acquisti ma li testeremo sui fatti”.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bersani-Monti, governo tecnico o "governicchio"

Today è in caricamento