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Martedì, 25 Gennaio 2022
Politica / Italia

L'appello di Napolitano: "La crisi non aspetta, l'Italia si dia un governo"

Negli ultimi giorni al Colle, il capo dello Stato dovrà fare i conti con la sfida più ardua del suo settennato: dare un governo all'Italia, poi di nuovo al voto

“Lasciatemi osservare che il mio settennato non è mai stato al riparo da tensioni e da bruschi alti e bassi”. Ripercorrere il mandato di Giorgio Napolitano non è compito facile. Al Presidente della Repubblica, infatti, la storia ha affidato anni particolarmente complessi. Tanto che forse per raccontarli, prendendo spunto un po’ dal mito, un po’ dalla cinematografia, si potrebbe tentare un azzardo: ‘Le sette fatiche di re Giorgio’. E pazienza se quelle di Ercole furono dodici.

Sì perché il Colle in questi sette anni né ha viste di cose…. Dalla fine ingloriosa del secondo governo Prodi fino ad oggi, di acqua sotto i ponti ne è passata e il fiume che ha attraversato l’Italia è sempre stato in piena. Giusto per rimanere a pelo d’acqua: le crisi istituzionali a ripetizioni, i rimpasti di governo, nuove maggioranze subito vecchie. Spingendosi qualche metro più a fondo la cosa si fa ancora più seria: le inchieste che travolgono tutto, la voragine della Regione Lazio, i capi d’accusa mossi al Pirellone, gli scandali della pubblica amministrazione. E poi un nome che ritorna sempre, Silvio Berlusconi, i giudici, i processi. E come non ricordare l’ultimo anno e mezzo: la politica che abdica, le supplenza tecnica affidata a Mario Monti, il tonfo del Monte dei Paschi. Il tutto racchiuso, un po’ come se si stesse guardando un enorme affresco,  da un unico sfondo, la crisi economica; che non molla mai, che sembra non finire mai. Sette anni avanti così, senza pace per il Paese e per il Colle.

Anche l’ultimo scampolo di mandato non si è sottratto a questo strano destino. Anzi negli ultimi giorni da Capo dello Stato a Giorgio Napolitano è toccata la sfida più ardua. Forse improba per le forze di un uomo, oggi più solo che mai, a cui la Costituzione ha affidato il delicato compito di sbrogliare la matassa. La due giorni elettorale del 24-25 febbraio ha consegnato alle cronache un Paese ‘sgangherato’. Dalle urne è uscita una fotografia sfocata, con pochi contorni e senza un soggetto certo. La legge elettorale, il ‘porcellum’ a firma Calderoli, ha fatto il resto: maggioranza assoluta alla Camera, impasse al Senato. A palazzo Madama la quota per la governabilità è sotto di ben 40 seggi.

LO SCENARIO - E allora al Pd, che ha il controllo di uno dei due rami del Parlamento, spetta il compito di fare la prima mossa: un governo di minoranza con l’appoggio del Movimento 5 Stelle su un programma di 8 punti. Grillo tuttavia ha già fatto carta straccia dell’invito. Napolitano molto probabilmente quindi affiderà un primo incarico – esplorativo – a Perluigi Bersani affidandogli la possibilità di guadagnarsi quella “responsabilità” parlamentare che va cercando. Sapendo tuttavia che la mission a questo punto è davvero impossible. E allora sta già preparando il dopo: un nuovo governo tecnico (o governissimo) da affidare ad una personalità super partes, come l’attuale ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri; oppure il governo del Presidente, guidato da Napolitano appunto. Una parentesi buona per l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale e per ridefinire una nuova legge elettorale. Poi di nuovo al voto.

MONITO – Così questa mattina, in occasione del discorso che ha tenuto durante le celebrazione dell’8 marzo, Napolitano ha lanciato l’ennesimo monito. “Questa cerimonia – ha sottolineato – cade in un momento complicato per il nostro sistema democratico e per il nostro Paese”. Tuttavia “siamo sempre riusciti a superare i più acuti momenti di crisi e rischi di scontro sul piano istituzionale”. Da qui il richiamo alle forze che in queste ore si stanno giocando la partita: “Dobbiamo riuscirci anche questa volta. I problemi urgenti e le questioni di fondo che riguarda l’economia e la società non possono aspettare. Debbono ricevere risposte e quindi richiedono che l’Italia si dia un governo ed esprima uno sforzo serio di coesione. Anche perché i problemi e le questioni a cui mi sono riferito si ripercuotono nella vita quotidiana della gente, e per le persone  e le famiglie più disagiate spesso drammaticamente”. L’ora delle scelte decisive, le ultime, è già iniziata.

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