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Sabato, 22 Gennaio 2022
Politiche 2013 Italia

Governo: che farà Grillo e che faranno i grillini?

Verso il nuovo governo: la situazione nel Movimento 5 Stelle

Lo schema che si sta delineando pare sempre più definito. Nel ‘tempio’ di Beppe Grillo il programma per il “cambiamento” di Pierluigi Bersani non ha ancora trovato un briciolo di spazio. Eppur qualcosa sembra muoversi. Dettagli, certo. A volte però i racconti, come la vita, passano dalle sfumature, dai millimetri. Quelli che si perdono perché oscurati per esempio da un ritornello martellante: quel no alla fiducia che Grillo va sostenendo da giorni. Talmente deciso da insospettire. Che forse nasconda un ‘ni’, oppure qualche sì?

Difficile a dirsi, il mondo dei grillini in queste ultime ore si è chiuso a riccio. La domanda a questo punto tuttavia sorge spontanea: perché rimarcare continuamente una linea approvata all’unanimità e senza troppi problemi? Due le risposte: o il “garante” del M5S, caricandosi su di sé il peso dello strappo, cerca di proteggere la squadra da eventuali errori di gioventù; oppure comincia a sentire qualche scricchiolio. Altrimenti come si spiegherebbero i richiami allo statuto o quelli al “mercato delle vacche”? E perché Casaleggio, come narrano le cronache dei neoeletti 5 Stelle, sarebbe pronto a lasciare in caso di semaforo verde al governo Bersani? Quella stessa logica che Grillo ha sintetizzato ancora più esplicitamente su Twitter: “Qualora ci fosse un voto di fiducia dei gruppi parlamentari del M5S a chi ha distrutto l’Italia, serenamente, mi ritirerò dalla politica”. Poco più di un rigo, asciutto quanto secco.

CAMERA – Rimane il fatto che da qui a poco i nodi saranno tutti sciolti, e pace a chi toccherà il boccone amaro. Bersani, da par suo, è intenzionato a farlo masticare a Grillo, al “principe novello”. Non ai grillini. Per questo il segretario dei democratici ha affidato a tre ‘ambasciatori’, Davide Zoggia, Luigi Zanda e Rosa Calipari il compito di provare a mediare sugli incarichi istituzionali con gli altri gruppi, 5 stelle in testa. Semmai portando in dote la presidenza della Camera. “Se vogliono darcela, noi diciamo grazie”, sottolinea subito Vito Crimi, capogruppo al Senato del M5S, che tuttavia, partendo dai numeri delle urne, puntualizza: “Ci aspettiamo un questore e un vicepresidente alla Camera e un questore e un vicepresidente al Senato”.

NO AL  FINANZIAMENTO – Crimi ringrazia per lo scenario che gli è stato prospettato dalla stampa, Grillo, incessante, da un giro di carica alla polemica. La sfida questa volta è sui rimborsi elettorali. L’iniziativa del faro dei 5 Stelle dal blog rimbalzata su Twitter. E il via alle danze della nuova invettiva: un appello al Pd perché rinunci al finanziamento pubblico (#BersaniFirmaQui): “Il MoVimento 5 Stelle rinuncia ai contributi pubblici, previsti dalle leggi in vigore, per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici e non richiederà né i rimborsi per le spese elettorali, né i contributi per l'attività politica. Si tratta di 42.782.512,50 di euro che appartengono ai cittadini, anche in virtù di un referendum. Il mio auspicio è che tutte le forze politiche seguano il nostro esempio, in particolare il pdmenoelle al quale spetta la quota più rilevante: oltre 45 milioni di euro (al pdl “solo” 38). Non è necessaria una legge, è sufficiente che Bersani dichiari su carta intestata, come ha fatto il M5S, la volontà di rifiutare i rimborsi elettorali con una firma”. Grillo scrive, Crimi avverte i suoi: “Chi va fuori da quello che ha firmato è fuori”. Come dire, la linea sui finanziamenti non è discussione ne tantomeno la rinuncia volontaria a parte dello stipendio da parlamentare.

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