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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
ELEZIONI / Italia

Lo schiaffo di Grillo rintrona Bersani: e ora che si fa?

Mentre il comico trasforma in comizio un'improvvisata conferenza stampa fuori dalla sua abitazione di Genova, il segretario del Pd serra le fila: "Proveremo a governare, chiederemo spazio al Parlamento". Idea governo di scopo

Abbiamo la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Parola di Pierluigi Bersani. Per dirla in bersanese, siamo arrivati primi senza vincere. La rimonta è cosa fatta, il Pd busserà alla mia porta. Parola di Silvio Berlusconi. Abbiamo dato vita ad un cambiamento epocale chiudendo una pagina di storia. Parola di Beppe Grillo. Delle tre una è prepotentemente vera; le altre due sono confortate dai numeri ma lasciano tuttavia il Paese nel mezzo del guado. Anche perché il leader del Movimento 5 Stelle ha le idee chiarissime nell’escludere ogni possibilità di governissimo. Come diceva Mao Tse Tung, “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.

GRILLO - Il dopo elezioni ricomincia da tre, anzi da due: prima Grillo, poi Bersani. Nel primo pomeriggio Beppe Grillo si è concesso al bagno dei giornalisti e ha messo subito in chiaro un paio di punti cruciali per dar vita alla XVII legislatura. “Adesso faranno quello che c’era prima, ovvero il Pdl insieme al Pd meno elle. Andranno avanti al massimo un anno. Tenteranno il governissimo. Noi lo impediremo. Il M5S non si allea con nessuno come ha sempre dichiarato, lo dirò a Napolitano quando farà il solito giro di consultazioni”.

La strategia del blogger genovese è quella fatta rimbalzare di continuo durante lo Tsunami Tour, ‘le idee non sono né di destra né di sinistra, ma giuste o sbagliate’. Per questo non vuol parlare di “alleanze”, ma di programmi da valutare e semmai sostenere punto per punto, tema per tema: “Il nostro appoggio dipende se seguiranno il nostro programma. Qui siamo in un cambiamento epocale di cultura, di politica, di economia. I cittadini divengono lo Stato e non danno più deleghe a nessuno. E’ finita, basta”. Grillo in questo vuol ribaltare la prospettiva, partendo anche dalla Costituzione visto che “non è perfettissima”. In questo senso la questione della fiducia come patto di fedeltà tra potere legislativo ed esecutivo non riguarda più l’incipit del mandato, ma va ridiscussa di volta in volta.

Tutto rimesso in gioco, tutto da ridiscutere. A cominciare dal nuovo inquilino al Colle che prenderà il posto di Napolitano. E il faro del Movimento 5 Stelle ha già un nome in testa: “Come Presidente della Repubblica mi piacerebbe Dario Fò. E’ un premio Nobel con grande lucidità. E’ un ragazzo, ha capito subito cosa stava succedendo. E’ una mente aperta e noi abbiamo bisogno di menti aperte”. Ma, precisa subito, la scelta non potrà prescindere dalle consultazioni on-line.

BERSANI - Grillo saluta i giornalisti e torna in casa; Bersani dopo oltre 24 ore di silenzio si presenta davanti ai giornalisti all’Acquario di Roma. Il volto e la voce un po’ lo tradiscono, nottataccia verrebbe da dire. Parte piano ma si prende subito il carico delle proprie responsabilità: “Chi non riesce a garantire la governabilità non può dire di aver vinto le elezioni”. Colpa del meccanismo elettorale, quello che funziona in Francia e negli Stati Uniti e non da noi: “E’ chiaro a tutti oggi a chi è convenuto non far la riforma del sistema elettorale”.  Analizzando il voto parla di un “rifiuto della politica così come si è presentata, apparsa non credibile”. E in questo fa autocritica: “Abbiamo cercato di reagire ma il problema ha nettamente avanzato le nostre ricette”.

Finita l’introduzione è il momento del messaggio, le soluzioni solide da dare ad un problema liquido: “Vogliamo essere utili per il Paese”. Da qui la parola chiave dell’intero intervento di Pierluigi Bersani, “responsabilità” ma, e avverte, “senza diplomazie”. Una responsabilità a cui è chiamato in primis Beppe Grillo: “Il Movimento 5 Stelle fin qui ha detto ‘tutti a casa’. Adesso ci sono anche loro e o ‘vanno a casa’ anche loro o dicono cosa vogliono fare per il loro Paese”. Un impegno dovuto, “tocca a noi”, che passerà da pochi punti essenziali: “La nostra ispirazione non è una diplomazia con uno o con l’altro né discorsi a tavolino ma alcuni punti fondamentali di cambiamento, un programma essenziale da presentare al Parlamento per una riforma delle istituzioni, della politica, della moralità pubblica e privata”. Temi cari ai grillini anche se Bersani avverte subito: “Discutere tema per tema – la soluzione Grillo – è apprezzabile ma anche piuttosto comodo. Tema per tema va bene solo se c’è la fiducia. E’ in base ai temi proposti che si da la fiducia. Questa è la nostra Costituzione”. E se non bastasse precisa: “Fuori dalla prospettiva e dalla fedeltà europea non c’è spazio di intesa”.

Un governo fatto di pochi punti programmatici, senza una durata certa da proporre al Pese e “vediamo chi si prenderà le proprie responsabilità di fronte al Parlamento e la Repubblica. Noi siamo disponibili a partire solo da lì”. E’ questo in sostanza il Bersani pensiero che non se la prende su chi gli evoca lo spettro di Renzi – “voglio bene a Renzi ma più di far le primarie cosa dovevo fare” – e che non farà lo Schettino: “Io non sono uno che abbandona la nave, posso starci da capitano o da mozzo ma non abbandono la nave”. E che invia un sms chiaro a Berlusconi: “Ci confronteremo ma non penso che atteggiamenti diplomatici corrispondano al cambiamento che dicevo, dobbiamo ribaltare lo schema, non credo che il paese tolleri balletti di diplomazia...si riposassero”.

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