Domenica, 14 Luglio 2024
Politiche 2013 Italia

Il nuovo Parlamento si insedierà senza governo

A quattro giorni dall'insediamento del nuovo Parlamento regna il caos. C'è da scegliere quale strada imboccare, ma non ci sono strade maestre. Cosa ci aspetta? Voto a giugno impossibile a meno che si proceda alla tedesca...

Quattro giorni e si insedierà il nuovo Parlamento e del doman non v’è certezza. Anzi, a dirla tutta, è il caos che sta governando il presente e l’imminente. Simbolo di questi strani giorni è il bivio. Da una parte gli italiani a guardare la strada che intraprenderanno la politica e le istituzioni, Napolitano in testa; dall’altra le parti in causa a temporeggiare. C’è da scegliere quale strada imboccare, per poi semmai tornare indietro e dirigersi altrove. Di strade maestre non ce ne sono. Sentieri più che altro. Alcuni strettissimi, come quello che ha in sorte Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd, molto probabilmente si troverà presto per le mani un incarico esplorativo e con i suoi 8 punti cercherà di trovare la quadra con Beppe Grillo. Questione di fiducia. Quella che né Grillo, né Casaleggio sono disposti a concedergli. E prima o poi Bersani dovrà prendere atto che con la maggioranza relativa al Senato non si governa.

A quel punto la palla ripasserebbe in mano al Presidente della Repubblica. A lui il compito di guidare il da farsi: governo tecnico in stile Monti, guidato semmai dall’attuale ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, oppure l’esecutivo del Presidente. I tecnici non sarebbero altro che l’emanazione di un accordo parlamentare seguendo l’asse Pd – Pdl, quindi l’espressione sobria di un governissimo. E pace se la politica non si prenderà i dicasteri. Nella sostanza cambia poco. Anche in questo caso la faccenda si fa ardua. Il Pd ha escluso di mettersi al tavolo con Berlusconi. “In un Paese normale ci sarebbe un accordo da grande coalizione”, hanno detto Renzi prima D’Alema poi, in una sintesi comune che, politicamente parlando, ha del miracoloso. Ma l’Italia non è un Paese normale, e per gli assi transgender non c’è spazio. E allora Napolitano, nell’ultima fatica del settennato, potrebbe scegliere di prendere in mano la baracca per qualche mese. Giusto il tempi per eleggere il suo successore e per riformare la legge elettorale.

LA SITUAZIONE NEL PD

COSA FARANNO I GRILLINI?

IL PDL VUOLE IL GOVERNISSIMO

Sullo sfondo tuttavia un altro bivio, decisivo quanto il primo: i tempi della XVII legislatura. Le ipotesi, anche quelle liquide, sono sempre accompagnate da un lieto fine, o almeno da un fine. In questo le parole magiche sono due: nuove elezioni. Si rivoterà tra un anno, nella prossima primavera. No, a ottobre. No, a giugno. Questa, l’ultima, è lo scenario più chiacchierato. Come dire, tutto, subito e nuovo. Magari meglio, meno intortato. Ma è possibile? Sulle carte sì. Con un però grosso come una casa: metterlo in pratica è pressoché impossibile. A meno che non si incastri tutto alla perfezione, un po’ come nel Tetris. Questione di spazio e di regole.

Il 15 marzo la chiamata di Camera e Senato. Come primo atto i neo eletti dovranno scegliere i due presidenti delle assemblee, la seconda e la terza carica dello Stato. Entro il 20 le forze parlamentari dovranno poi scegliersi i propri capigruppo, che dal giorno seguente, il 21, si recheranno da Napolitano per le consultazioni. Da qui il possibile balletto dei nomi e delle fiducie mancate. Su e giù dal Colle al Parlamento e ritorno. Tutto questo con una scadenza ineludibile: l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale. La seduta comune del Parlamento è fissata per il 15 aprile.

IPOTESI GIUGNO? – Possibile solo se il successore di Napolitano sarà eletto alla prima convocazione. In quel caso, se l’ipotesi Bersani non reggesse, il nuovo Presidente della Repubblica potrebbe nel breve tentare un altro giro di consultazioni, un altro paio di settimane con il fiato sospeso. Se tuttavia ai primi di maggio l’Italia fosse ancora orfana di un governo, allora, con tutti i sé e ma (ovvero nessun intoppo e piede fisso sull’acceleratore) il Colle praticherebbe l’unica via possibile: lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni che potrebbe indire le elezioni non prima di 45 giorni e non dopo 70, come prevede la Costituzione. Insomma l’ipotesi giugno è fatta di tre no: Bersani, tecnico-governissimo, governo del Presidente. Ma soprattutto di una laboriosità ed efficacia inedita per i tempi della politica. Meglio cominciare a pensare ad ottobre.

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