Sabato, 24 Luglio 2021
M5S

Elezioni 2018, perché la storia delle false donazioni ha già azzoppato il M5s

Per i 5 Stelle la prossima legislatura parte già in salita. Il bubbone è scoppiato nel momento peggiore per i pentastellati: nel pieno della campagna elettorale e a liste già presentate. Di fatto alcuni dei parlamentari coinvolti saranno quasi certamente eletti con il M5s

È ancora presto per dire se il caso delle finte restituzioni costerà qualcosa ai 5 Stelle in termini elettorali. Quello delle false donazioni da parte di otto parlamentari al fondo per il microcredito è senza dubbio un duro colpo per una forza politica che fin dalla sua fondazione ha fatto dell’onestà il suo mantra. È però anche vero, come rimarcato più volte in queste ore dai pentastellati, che il M5s resta pur sempre l’unico partito ad aver restituito agli italiani 23 milioni di euro, denaro che mese dopo mese i parlamentari del Movimento hanno sottratto volontariamente - e senza alcuno obbligo di legge - ai loro stipendi.

Fatto sta che lo "scandalo" - chiamiamolo così - è scoppiato: le "mele marce" - così Di Maio ha definito i parlamentari furbetti - allignano anche all’interno del Movimento. Ma ciò che è peggio è che il bubbone è deflagrato proprio nel momento peggiore per i 5 Stelle: a meno di tre settimane dal voto e a presentazione delle liste elettorali già avvenuta. Ciò significa, in altre parole, che nonostante Di Maio abbia affermato che i parlamentari coinvolti "per noi si autoescludono dal Movimento 5 Stelle", alcuni dei deputati e senatori finiti nell’occhio del ciclone alle prossime elezioni correranno di fatto con il M5s. Tre di loro (Andrea Cecconi, Carlo Martelli e Silvia Benedetti), saranno eletti quasi sicuramente in quanto capilista nei rispettivi collegi. Ecco nel dettaglio la lista dei parlamentari accusati di false donazioni al fondo per il microcredito:

Ivan Della Valle circa 272.000 euro
Girolamo Pisano circa 205.000 euro
Maurizio Buccarella circa 137.000 euro
Carlo Martelli circa 81.000 euro
Elisa Bulgarelli circa 40.000 euro
Andrea Cecconi circa 28.000 euro
Silvia Benedetti circa 23.000 euro
Emanuele Cozzolino circa 13.000 euro

Ben sei su otto sono candidati alle prossime elezioni e almeno tre di loro è molto probabile che vengano eletti nei rispettivi collegi. Di fatto, insomma, la storia delle restituzioni ha già azzoppato il M5s: nella prossima legislatura tre parlamentari eletti con il Movimento saranno quasi certamente esclusi dal partito, ma non è detto che le defezioni non siano più pesanti. L'alternativa per i 5 Stelle è riammettere i parlamentari coinvolti: ma si tratta di una strada non percorribile, a meno di non voler perdere la faccia. 

Rimborsi 5 Stelle, Di Maio fa i nomi | Video

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 "Mi dispiace che alcune di queste persone siano in lista - ha ammesso Di Maio -, ma vorrei far notare a tutti che il problema delle liste non esisterebbe se ci fosse il voto di preferenza come noi avevamo chiesto e che Pd e Forza Italia hanno rifiutato".

False donazioni, i casi di Cecconi e Martelli

Andrea Cecconi e Carlo Martelli hanno già fatto sapere di voler rassegnare le dimissioni non appena eletti, ma al di là delle loro intenzioni non sarà facile perché c’è bisogno dell’ok dell’aula. Martelli, in un post pubblicato l’8 febbraio sulla sua pagina Facebook, ha fatto sapere di aver effettuato "un versamento al Fondo per il Microcredito per mettermi in regola con le restituzioni pubblicate sul sito tirendiconto.it. Il ritardo - ha spiegato - è stato dovuto a seri motivi di natura personale e nel merito dei quali non entro". E prima in lista - nella circoscrizione Veneto 2 - è anche Silvia Benedetti che secondo il M5s non avrebbe restituito circa 23mila euro.

carlo martelli m5s-2

Rimborsi M5s, i casi di Cozzolino, Buccarella e Bulgarelli

Quanto al senatore Maurizio Buccarella, è accusato di ammanchi per 137mila euro. Buccarella è secondo in lista nel collegio Puglia 2 dietro all’economista Barbara Lezzi. E candidati con il M5s sono pure Emanuele Cozzolino (terzo nella lista Veneto 1) e Elisa Bulgarelli (anche lei terza in Emilia Romagna 01). La posizione di Cozzolino sembra la meno compromessa: il deputato è accusato di non aver restituito solo 13mila euro. Su Facebook Cozzolino ha scritto di aver versato al fondo per il microcredito oltre 179mila euro, ma di aver mancato di versare 13mila euro nel 2015 per "problemi personali".

"Avevo intenzione di colmare questi versamenti successivamente ed entro il termine del mio mandato - ha scritto ancora il deputato -. Ho utilizzato una parte dei soldi che erano in mia piena disponibilità in un momento di difficoltà personale, forse con leggerezza ma con vera intenzione di restituirli. La cifra è stata ripianata in questi giorni e ad oggi confermo di aver restituito volontariamente e in toto la cifra sopra indicata: 179.543,26€".

Il caso di Ivan Della Valle

Infine c’è il caso di Ivan della Valle: al deputato piemontese vengono contestati ammanchi per 272mila euro. Il suo dunque è il caso più eclatante. Della Valle non sarà ricandidato in quanto è al secondo mandato. Su Facebook il deputato ha ammesso di aver sbagliato e di aver "deluso tutti". Della Valle ha poi affermato di non aver corrisposto integralmente i rimborsi per "problemi finanziari e personali" anche se queste "non sono scusanti".  La domanda però viene da sé: è un caso che uno dei pochi parlamentari non ricandidabili sia anche il responsabile degli ammanchi maggiori? Di Maio dovrà interrogarsi anche su questo.

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