Lunedì, 27 Settembre 2021
Elezioni Politiche 2018

Reddito di cittadinanza, la ricetta dei 5Stelle alla prova degli esperti

Il reddito di cittadinanza ci conviene veramente? L’intenzione è buona e i 5Stelle hanno impostato buona parte della loro campagna elettorale su questa proposta, ma non tutti i conti tornano

Fra le proposte programmatiche del Movimento 5 stelle, l’introduzione di un reddito di cittadinanza è certamente quella su cui la forza politica del candidato premier Luigi Di Maio ha puntato di più in questi anni e in queste elezioni politiche. Si tratta della risposta, dal loro punto di vista, più utile ed efficace per rispondere alla crisi, aiutare le fasce meno abbienti del Paese, rilanciare i consumi. Una vera e propria ricetta di politica economica per i prossimi anni, insomma.

Reddito di cittadinanza: esperti divisi

A mano a mano che si avvicina l’appuntamento elettorale, il reddito di cittadinanza è stato messo sotto la lente di ingrandimento da diversi economisti, nonché dai vari soggetti economici e sociali e da tutti i mezzi di informazione. Non solo, anche il dibattito politico ha acceso i riflettori sul tema, sulla sua reale efficacia, sulla sua fattibilità e in qualche modo anche sulle effettive ricadute in un mercato del lavoro complesso e in fase di profondo cambiamento come il nostro.

Reddito a 5stelle, a chi conviene e a chi no

Proviamo ad analizzarne i punti principali. La proposta dei 5Stelle prevede l’assegnazione di 780 euro mensili a chi non possiede reddito oppure la cifra che permetterebbe di raggiungere i 780 euro a chi guadagna meno di quella soglia. La somma sale fino a 1.950 euro mensili se in famiglia ci sono più persone. Sulla spesa che questa soluzione comporterebbe ci sono già i primi distinguo: circa 14 miliardi per i proponenti; almeno 29 miliardi secondo un accurato studio della rivista La Voce. Le coperture indicate dal movimento si riferiscono - oltre ad aumenti delle tasse su banche e assicurazioni, e tagli alle agevolazioni fiscali - ad una non meglio precisata riduzione delle spesa. È evidente come le differenti valutazioni sull’entità del costo dell’operazione incida anche sul livello delle coperture da apportare. Ed è su questo punto che sono scattati gli allarmi sociali di chi teme tagli a spese sociali, cioè al rischio che da una parte si dia e dell’altra si possa togliere pesantemente in servizi ai cittadini.

Costose promesse elettorali

Altro tema di dibattito è se il reddito di cittadinanza sia il giusto strumento per stimolare il mercato del lavoro o se non finisca per essere una mera misura di assistenza che deprime chi dovrebbe cercare un impiego, distrarre risorse che sarebbe meglio utilizzare per cercare di creare occupazione, sostenere nuove imprese, fare formazione. Un tema spinoso, dunque, al centro del confronto elettorale, considerando anche che questa proposta si unisce ad altre come quota 100 e quota 41 per le pensioni, 20mila nuove assunzioni tra forze dell’ordine e componenti delle commissioni territoriali per valutare lo status dei migranti, riduzione dell’Irpef, no tax area fino a 10mila euro, solo per fare qualche esempio. E’ stato calcolato che il programma complessivo del M5s arrivi a costare più o meno 140 miliardi. Vale a dire come 7 manovre. 
 

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