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Sabato, 1 Ottobre 2022
Strategie

Calenda-Renzi insieme: come sarà l'accordo tra Azione e Italia Viva

Un nuovo sondaggio gela l'ex ministro e "consiglia" a entrambi i partiti di trovare al più presto l'intesa. Da limare molti dettagli: la leadership (c'è anche ipotesi Carfagna frontrunner), la spartizione delle candidature, i nomi sui simboli e altro ancora

Una doccia non fredda. Ghiacciata. Azione, dopo la rottura del patto siglato con il Partito democratico, vale il 2%. È quanto rilevato dal sondaggio svolto da Quorum/YouTrend per SkyTg24, il primo dopo l'addio di Carlo Calenda a Enrico Letta e la conseguente separazione con +Europa, rimasto nella coalizione di centrosinistra. Italia Viva, l'altro partito che andrebbe a comporre il terzo polo, si attesta invece al 2,2% (-0,4% rispetto alla settimana scorsa). Fratelli d'Italia rimane il primo partito (stabile al 24,2%), seguito dal Pd che scende al 22,3% (-1,2%). La Lega registra un 14% (+0,5%) e il M5S ottiene il 10,6% (+0,7%). Forza Italia raggiunge l'8,9% (+0,9%), Sinistra italiana/Europa Verde si attesta al 3,9%. La quota di indecisi e astenuti sfiora il 39%. Il dato più preoccupante riguarda la fiducia nei politici: pochissima per l'83% degli italiani, anche tra chi comunque vota.

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Ma torniamo ad Azione. Poche ore dopo che i centristi del centrodestra (Toti, Brugnaro, Lupi, Cesa) scelgono ufficialmente (non che ci fossero più molti dubbi) di federarsi con Meloni, Salvini e Berlusconi, la rilevazione di Quorum-You trend arriva come una mazzata sulle ambizioni dell'ex-ministro dello Sviluppo economico. Si parlava del 5, poi del 10, qualcuno ipotizzava senza basi solide che Calenda "può arrivare al 15". Invece 2 per cento significa sotto la soglia di sbarramento. Probabilmente Azione ha un potenziale più alto e quaranta giorni di campagna elettorale sono lunghi. Un polo con Matteo Renzi appare però a questo punto inevitabile. L'accordo s'ha da fare, se ne sono convinti tutti.

Renzi e Clenda correranno insieme

Renzi ha però il coltello dalla parte del manico, "Calenda deve raccogliere le firme, altrimenti non può presentarsi col suo simbolo senza farlo", sostengono gli esperti dem. Non c'è la certezza assoluta che Calenda, già parlamentare europeo, le firme debba raccogliere per correre da solo, ci sono pareri discordanti tra gli esperti, tuttavia, se non le raccogliesse, fino all'ultimo rischierebbe un'esclusione in extremis che avrebbe del clamoroso. 

Renzi e Calenda in coalizione insieme dunque, magari rinunciando entrambi alla leadership facendo spazio a una donna come simbolica frontrunner (Carfagna si è tirata indietro, ma non è detta l'ultima parola)? Il punto che potrebbe apparire più ostico vista la storia dei due personaggi (stiamo parlando dell’ex premier Matteo Renzi e del suo ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda) è però superato secondo altre indiscrezioni: dovrebbe essere Calenda il front man del costituendo polo. "Matteo ha sempre detto che lo avrebbe fatto Calenda", si fa sapere dal quartier generale renziano.

Italia Viva e Azione hanno bisogno l'una dell'altra per essere sicure di superare la soglia fatidica del 3 per cento, sotto la quale non si entra in parlamento. Se Azione è al 2 per cento e Italia Viva poco più su, al 2,2 per cento, dunque la convenienza è reciproca. Tuttavia Renzi non vuole esporsi dopo aver visto il patto disfatto da Calenda con Letta. La prima ipotesi di suddivisione delle candidature che circolava nei giorni scorsi (80 per cento a Calenda, 20 a Renzi), sembra fantapolitica, più probabile che vengano suddivise, se il patto si farà, 60 ad Azione e 40 per cento a Italia Viva, oppure 50 e 50.

Stretta di mano e tutto fatto, dunque? "Io spero che nasca - dice Calenda - ci sono tutte le premesse per farlo, perché con Italia Viva siamo vicini dal punto di vista programmatico. Poi c'è da accordarsi su come organizzare la campagna elettorale, su chi parlerà per la coalizione, oltre ovviamente ai collegi". Va detto che sondaggi alla mano, nemmeno le rilevazioni più ottimistiche per i due piazzano Renzi e Calenda, pur se insieme, sopra il Movimento 5 stelle (che va da solo) accreditato di un 9-10 per cento. Più che terzo polo, siamo dalle parti di un quarto polo centrista.

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I dettagli da limare: candidature, frontrunner, simboli

Ci sono quattro giorni di tempo per chiudere una partita utile a tutti e due: Correndo insieme i due ridurrebbero il cosiddetto l'effetto flipper: "Ovvero, con il 3 per cento entri con 10 deputati, ma non sei in grado di stabilire prima dove verranno eletti. Se tu vuoi 10 fedelissimi, può capitarti che ne avrai 3 che vuoi tu e altri 7 che non avevi previsto. Paradossalmente stare insieme non solo raddoppia il numero degli eletti, ma ti dà qualche certezza in più su chi saranno i vincitori", spiega una voce renziana alla Stampa.

Azione ha pronti ai nastri diversi aspiranti parlamentari (anche dai territori), mentre sono molti i Big che puntano al rientro in Parlamento: Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Matteo Richetti, Andrea Mazziotti, Enrico Costa, Andrea Cangini tra questi. Ma lo stessa tema agita anche la numerosa pattuglia di uscenti Iv. "Con il 5%, a portata di mano, siamo sicuri di portare in Parlamento il nostro gruppo storico. Ma se dobbiamo dividere tutto con Calenda...", confessava in Transatlantico un deputato di Italia viva.

Dentro Iv si fa l'esempio della Toscana, roccaforte renziana. Molti Big erano già pronti per la corsa in solitaria negli uninominali: Stefania Saccardi a Firenze, Maria Elena Boschi ad Arezzo, Gabriele Toccafondi nella Piana. Per non parlare di Francesco Bonifazi, Stefano Scaramelli (vicepresidente del Consiglio regionale e coordinatore toscano), Nicola Danti (eurodeputato). Tutte caselle da rivedere, in caso di intesa con Azione.

Azione e Italia Viva "sono partiti politici in competizione aspra con noi, Calenda e Renzi sono due leader politici che questa legislatura l'hanno fatta da eletti del Pd, ma siccome non possono pensare di stare in un partito in cui ci sono anche altri, hanno fatto un'altra scelta. Penso che andranno insieme". Lo dice in seratamil segretario del Partito democratico Enrico Letta, ed è difficile trovare qualcuno ormai che abbia dubbi in merito. Restano da limare i dettagli, non la sostanza. Mancano alcuni pezzi per definire il puzzle.

Le strade aperte per il partito di Renzi sono ancora due. La prima è quella di una corsa in solitaria con il nome Renzi sulla scheda e l’accordo con alcuni simboli tra cui la Lista civica nazionale di Federico Pizzarotti e la lista Moderati di Mimmo Portas. La seconda è quella di un accordo con Azione per una lista unitaria. Se accordo sarà, altro nodo da sciogliere è il nome di Calenda nel simbolo, a cui il leader di Azione punta e che ritiene essenziale sulla scheda. A breve l'ardua sentenza. L'incontro decisivo è in programma oggi.

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