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Venerdì, 30 Settembre 2022

Berlusconi e la balla del governo eletto dal popolo. Di nuovo

Ci risiamo. La più grottesca campagna elettorale di cui si abbia memoria non finisce di riservare sorprese. Questa volta ad animare l’agenda politica della settimana è stato Silvio Berlusconi, che di punto in bianco ha dichiarato che se dovesse passare il presidenzialismo, il presidente della Repubblica dovrebbe dimettersi. "Se entrasse in vigore il presidenzialismo Mattarella dovrebbe dimettersi, poi magari potrebbe essere eletto di nuovo”, ha dichiarato Berlusconi in un’intervista a Radio Capital, aggiungendo: "Il presidenzialismo esalta la democrazia, in Francia e Stati Uniti, non è possibile quello che è successo in Italia, che dopo il mio governo non c'è stato alcun governo eletto dal popolo". 

Un attacco gratuito e del tutto fuori luogo, che va a sommarsi alla irrazionale condotta tenuta da Forza Italia, che con una manovra degna del peggior trasformismo ha portato alle dimissioni di quello che consideravano fino al giorno prima un intoccabile salvatore della Patria, per andare a elezioni a ridosso dell’estate con la sicumera di avere la vittoria di coalizione in tasca. Nessuna preoccupazione per le sorti del Paese, con potenzialmente un’economia in recessione e un autunno difficoltoso all’orizzonte. 

La dichiarazione sulle ipotetiche dimissioni di Mattarella ha scatenato un vespaio di polemiche, come prevedibile e molto probabilmente già preventivato da colui che non si può certo definire un outsider della politica. E poche ore dopo, infatti, come da copione, Berlusconi ha fatto dietrofront sostenendo di essere stato frainteso. Anzi, tacciando gli avversari politici di malafede. 

Con una modalità totalmente contraria al galateo istituzionale, Silvio Berlusconi ha di fatto cercato di minare quella che è ormai l’unica figura di alto profilo rimasta in grado di condurre il Paese fuori da momenti di crisi a tratti ingestibili, dovendo supplire all’insipienza di una classe politica incapace di prendere decisioni necessarie preferendo scaricarne ogni responsabilità sulle spalle del presidente della Repubblica di turno. Due esempi su tutti: le rielezioni di Napolitano e Mattarella. Entrambi al termine del loro settennato, sono stati di fatto costretti a rimanere al loro posto accettando la rielezione perché gli eletti in Parlamento per ben due volte non sono stati in grado di trovare un accordo, preferendo imbastire un grottesco remake di House of Cards per poi tornare dal Capo dello Stato con la coda tra le gambe implorandolo di mettersi a disposizione per il bene del Paese. 

Insomma, ormai è chiaro che ci troviamo di fronte a una campagna elettorale che quasi sembra uno strampalato remake di Ritorno al Futuro in salsa politica. Come nel 1994, Silvio Berlusconi è tornato a proporre uno dei suoi antichi cavalli di battaglia, condendolo con la solita ingannevole retorica del “governo non eletto dal popolo” che ormai da anni accompagna i discorsi dell’ex Presidente del Consiglio. Mai in settantasei anni il popolo ha eletto un Governo. E questo Berlusconi lo sa benissimo, nonostante da oltre vent’anni cerchi di convincere gli elettori del contrario e nonostante da ormai un decennio vada propagandando di essere stato l’ultimo premier eletto dal popolo. 

Il pallino del presidenzialismo non è certo una novità per Berlusconi, infatti. Da anni ormai l’ex presidente del Consiglio cerca di promuovere una riforma che punta a modificare l’assetto costituzionale dalle fondamenta. Già nel 2006, al governo con gli alleati di Centrodestra, Berlusconi provò a far passare un’ampia riforma costituzionale che conteneva al suo interno sia l’introduzione del cosiddetto Premierato che l’abolizione del bicameralismo perfetto. Non passò. I cittadini la respinsero al mittente bocciandola alle urne con il 61,29% di no. Improbabile che la prossima volta il piano del Centrodestra possa avere il successo sperato.  

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