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Martedì, 23 Aprile 2024

Antonio Piccirilli

Giornalista

Il blocco navale che vuole Meloni non è un blocco navale

Premessa: questo non vuole essere un editoriale "contro" Giorgia Meloni. La leader di Fdi viaggia col vento in poppa, ha portato il suo partito dal 4 al 20 e rotti per cento (secondo i sondaggi) e si candida ad essere la prima presidente del consiglio donna della storia della Repubblica. Salvo sorprese sarà proprio lei a guidare il nuovo governo, a meno che i suoi elettori (e quelli di centrodestra) non vengano folgorati sulla via di Damasco nel tragitto che li porta dall'uscio di casa al seggio. Proprio perché Meloni è la leader designata a raccogliere l'eredità di Draghi, fare le pulci al suo programma è operazione non solo lecita, ma perfino auspicabile.

E dunque veniamo al punto: il blocco navale rilanciato negli ultimi anni da Fdi come soluzione al "problema" degli sbarchi non è un blocco navale propriamente detto. Cosa prevede allora la proposta di Meloni? Andiamo con ordine. Nel programma di Fratelli d'Italia si parla di contrasto all'immigrazione illegale per "restituire sicurezza ai cittadini". Come? Ovviamente con il "blocco navale". Una strategia che viene così definita: 

"Difesa dei confini nazionali ed europei come previsto dal Trattato di Schengen e richiesto dall'Ue, con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del Nord Africa, la tratta degli esseri umani; creazione di hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall'Ue, per valutare le richieste d'asilo e distribuzione equa solo degli aventi diritto nei 27 Paesi membri". 

Al Tg1 Meloni ha chiarito meglio la sua posizione sul tema: per blocco navale si intende "una missione europea in accordo con le autorità libiche, e quindi non un atto di guerra, per aprire hotspot in Africa" e "valutare chi ha diritto ad essere rifugiato" e chi no. A dire il vero non si tratta di un riposizionamento dell'ultimo minuto: già in tempi meno recenti la leader di Fdi aveva esposto la stessa tesi spiegando a Piazza Pulita, su La7, che il "blocco navale" consiste nella creazione di centri per la valutazione del diritto di asilo negli Stati sahariani e aggiungendo che questi hotspot non devono essere aperti necessariamente in Libia, ma "anche in Tunisia".

L'idea di aprire hotspot in Africa non è affatto nuova tant'è che venne lanciata per la prima volta dal presidente francese Macron già nel 2017, per poi essere ripresa da Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri nel Conte I, che propose la creazione di "centri di assistenza, informazione e protezione" gestiti dall'Ue "nei Paesi da cui si parte, se possibile, o nelle regioni adiacenti e nei Paesi di transito". Nonostante le buone intenzioni, finora non si può dire che la soluzione si sia rivelata utile a bloccare le partenze.

Ma il punto che vorremmo sottolineare è un altro: e cioè che il "blocco navale", a livello tecnico, è un'azione militare finalizzata a impedire l'accesso e l'uscita di navi militari e mercantili dai porti di un Paese regolata dall'articolo 42 dello statuto delle Nazioni Unite. Dunque ha ben poco a che vedere con quello che nei fatti propone Fdi.

La "scorciatoia semantica" e la missione Sophia

Perché allora Meloni si ostina a usare quest'espressione? Non sarebbe più semplice chiamare le cose con il loro nome e parlare ad esempio di "accordi con la Libia" (strategia che peraltro stiamo perseguendo già da molti anni) o "creazione di hotspot in Africa"? Al Foglio il senatore Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma del partito, ha ammesso che l'espressione blocco navale "è una scorciatoia semantica" e che Fdi "vuole ripartire dalla missione Sofia", ovvero la missione lanciata dall'Ue nel 2015, nel bel mezzo della crisi migratoria, con il dichiarato obiettivo di far fronte ai continui naufragi nel mar Mediterraneo e contrastare l'immigrazione clandestina e poi finita in stand by per la diffidenza dei governi Ue nei confronti delle operazioni di salvataggio. 

Su questo punto è necessaria una piccola digressione. Nel 2018 proprio Meloni si schierò contro "la proposta del governo italiano all'Europa" di "rivedere la missione Sophia per distribuire gli immigrati tra tutti i porti europei" proponendo come soluzione proprio il "blocco navale". Un paio di anni dopo la stessa Meloni appoggiò invece l'ipotesi di un'azione militare nel Mediterraneo centrale coordinata dell'Ue proprio nell'ambito dell'operazione Sophia.

Una soluzione che Fratelli d'Italia vedeva come una sorta di blocco navale per far rispettare l'embargo alla vendita di armi in Libia. Per Meloni era la riprova che la proposta indicata dal suo partito era concretamente realizzabile, mentre Salvini bocciò in toto l'ipotesi di riproporre una missione che, disse, "ha fatto arrivare 45mila immigrati sempre e solo in Italia". Il leader della Lega d'altra parte era ben conscio che navi militari o no le regole del mare prevedono che un'imbarcazione in difficoltà vada portata in un porto sicuro. E che dunque, a meno che l'Italia non avesse ottenuto la rotazione dei porti di approdo, difficilmente pattugliare il Mediterraneo sarebbe servito a realizzare i suoi desiderata, cioè fermare i barconi. 

missione sophia meloni-2

L'equivoco sul blocco navale

Tornando al nocciolo della questione, non possiamo che notare una certa ambiguità da parte di Fratelli d'Italia. Insomma, delle due l'una: se per "blocco navale" Meloni intende la possibilità di utilizzare le navi militari per azzerare l'immigrazione, allora si tratta di una proposta difficile da mettere in pratica, anzi impossibile: intanto perché si tratterebbe tecnicamente di un atto di guerra e in secondo luogo perché in acque internazionali una nave della Marina non sarebbe solo obbligata a compiere il salvataggio, ma dovrebbe portare il natante che ha forzato il blocco in un porto del Paese che ha imposto il blocco stesso, ovvero l'Italia.

L'altra ipotesi, quasi una certezza, è che con questa espressione la leader di Fdi intenda ben altro: ovvero una missione europea per bloccare le partenze o riportare i migranti indietro in accordo con le autorità libiche, nonché l'apertura di centri per la valutazione per il diritto di asilo in Africa. Magari funzionerà, ma viene il sospetto che gli elettori l'abbiano capita diversamente. 

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