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Sabato, 1 Ottobre 2022
Verso il voto

Giorgia Meloni contestata evoca il "complotto": cosa si nasconde dietro il nervosismo di Fratelli d'Italia

La leader Fdi attacca Lamorgese: "Non consentirò che si rovini la nostra campagna elettorale perché qualcuno non sa fare il suo lavoro". Si apre, a sorpresa, il fronte contro la titolare del Viminale. Dopo settimane sulla difensiva, non avendo bisogno di fare altro che difendere il primato certificato dai sondaggi, cresce il nervosismo

"Questa voi la chiamate gestione dell'ordine pubblico? Mi aspetto delle risposte perché manca una settimana al voto, il clima sta salendo e io non consentirò che si rovini la campagna elettorale di Fdi perché qualcuno non sa fare il suo lavoro". A dirlo ieri è stata Giorgia Meloni, presidente di Fdi, in un video pubblicato su Facebook attraverso il quale denuncia le contestazioni nei suoi comizi. Fratelli d'Italia è a sei giorni di distanza di una possibile affermazione elettorale (tutti i sondaggi lo indicano come primo partito). Saranno giorni convulsi, come sempre quando ci si avvicina al voto che definirà gli equilibri dei prossimi cinque anni di politica italiana. 

Perché Meloni attacca Lamorgese

"Sono di ritorno da una manifestazione a Caserta ma devo denunciare qualcosa che non funziona. E' circa la sesta manifestazione di Fdi - rileva - nella quale ci ritroviamo all'interno della piazza dei contestatori. Ora, di media sono quattro gatti, niente di preoccupante, il punto però è che devo capire come funziona la gestione dell'ordine pubblico perché se consente di insultare Fdi e Giorgia Meloni in mezzo ai nostri sostenitori non viene in mente a nessuno che possa esserci il rischio che qualcuno possa a un certo punto innervosirsi e che questo possa produrre degli incidenti?". "Stamattina ho chiamato il ministro Lamorgese - continua Meloni - e ho detto 'scusi, non le viene il dubbio che facendo arrivare dei contestatori che insultano possano esserci dei problemi?'".

In vista dell'ultima settimana (corta) di campagna elettorale (da sabato cala il silenzio), Giorgia Meloni apre, a sorpresa, il fronte contro la titolare del Viminale Luciana Lamorgese. Cosa si nasconde dietro alle parole di Meloni? In fondo si è trattato di una serie di contestazioni minime, sparute, pacifiche e democratiche. Fratelli d'Italia grida al complotto: "Qualcuno cerca l'incidente per dire che siamo inaffidabili", dice Meloni. Fantasmi sulla strada verso Palazzo Chigi. I contestatori a Caserta erano alcune decine di ragazzi delle scuole superiori che parodiavano gli slogan elettorali del partito meloniano: "Pronti... ad aprire i porti, a legalizzare le droghe leggere, a difendere il diritto all'aborto". Non certo minacciosi.

Meloni è parsa sorpresa. Confessa di essere arrivata "un po’ provata fisicamente" alla fine della campagna-lampo, e le è bastato scorgere un gruppetto di giovani per perdere la calma che ha caratterizzato queste ultime settimane (sembrano lontanissimi i tempi dei toni esasperati del comizio in Spagna, anche se sono passati solo tre mesi). Prima si è rivolta a loro deridendoli: "Figli di papà, ad agosto stavate sulla barca di vostro padre e ora che è settembre siete tornati", prova ad ignorarli "si attaccano, noi siamo di un altro livello", ma a fine giornata nel viaggio di ritorno verso la capitale decide di andare all'attacco di Lamorgese: "Oggi ho chiamato il ministro dell'Interno alla fine di un comizio a Matera, dopo che era successo a Trento, a Genova, a Cagliari, a Milano. Il risultato è che a Caserta è successa la stessa cosa. La richiamerò per chiedere se si può fare una campagna elettorale così. L'incompetenza è una cosa, ma c'è un livello oltre al quale devi pensare che lo stanno facendo apposta, mi sono stufata". A Caserta è finita senza incidenti di alcun tipo, e la situazione non è parsa ai presenti in alcun modo atipica. Non è abituale, nemmeno per gli standard del nostro strano Paese, tirare in ballo il responsabile dell’Interno, a sei giorni dal voto, per un gruppo di ragazzi che espongono striscioni e manifesti.

I timori di Fratelli d'Italia

Tuttavia Meloni, che ha condotto una campagna elettorale sulla difensiva, non avendo bisogno di fare altro che difendere il primato certificato da tutti i sondaggi, è parsa molto dura: "Mi aspetto delle risposte perché manca una settimana al voto, la tensione sta salendo e io non consentirò che si rovini la nostra campagna elettorale". Sulla stessa lunghezza d'onda il fedelissimo nonché capogruppo Francesco Lollobrigida: "Facciamo appello a tutte le forze democratiche perché il confronto politico si eserciti nei limiti delle norme, ma non possiamo non chiedere contestualmente un richiamo alla responsabilità di prefetti e questori". E poi ancora: "All'insediamento del nuovo governo chiederemo conto, con puntuali atti ispettivi previsti per legge, dei comportamenti di chi per competenza avrebbe dovuto evitare la grave e continua turbativa di manifestazioni". 

In questi ultimi giorni di comizi Fratelli d'Italia punta al Sud. Oggi Meloni è a Palermo. Non una scelta casuale. Se nelle regioni settentrionali Fdi sembra destinato a un ottimo risultato nei seggi (simbolica sarebbe l'affermazione come primo partito nel Veneto, ex roccaforte leghista), una eventuale batosta al Sud potrebbe avere conseguenze (non particolarmente impattanti, va detto) sull'ampiezza della maggioranza alla Camera e al Senato. Non tutti sono certi che Giorgia Meloni sia infatti la destinataria dei voti in un uscita dalla Lega di Matteo Salvini. Di fatto, il Carroccio rischia di arretrare nettamente nel Mezzogiorno, superata da Fratelli d'Italia ma anche dal Movimento 5 stelle, e di perdere tanti voti al Nord. Uno scenario che si era già presentato alle scorse amministrative in cui la Lega era stata scavalcata da Fratelli d'Italia in non pochi comuni settentrionali. La scommessa del "Salvini nazionale" potrebbe quindi rivelarsi un doppio fallimento. Al Nord, con la perdita di un primato elettorale che sembrava inscalfibile, e al Sud con il mancato consolidamento dei voti ottenuti negli ultimi anni. E nel Mezzogiorno il M5s corre. Prima dello stop ai sondaggi, alcune rilevazioni indicavano chiaramente il trend in ascesa del partito di Giuseppe Conte.

Se il Rosatellum spinge evidentemente a unirsi e serrare i ranghi per vincere nei collegi uninominali, è anche vero che qui i rapporti di forza tra partiti troveranno un banco di prova decisivo. Il voto al Sud, lo sanno molto bene i sondaggisti, è un consenso storicamente volatile, passeggero. Per vincere "bene" e delinare nuovi e definitivi equilibri anche dentro la coalizione conservatrice, Fdi deve fare un risultato importante in Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata e Calabria (ancor più particolare il caso Sardegna, dove tutti i collegi uninominali sono ampiamente contendibili). Tuttavia le preoccupazioni di Fdi venivano ridimensionate dai sondaggisti fino a pochi giorni fa: se il M5s "terrà" al Sud, oggettivamente nei collegi uninominali "se ne avvantaggerà il centrodestra", anche perché, altrettanto oggettivamente, i risultati del centrosinistra alle amministrative sono "sopravvalutati", secondo una recente analisi dell'Istituto Cattaneo. Meloni sa bene che il voto da Roma in giù è storicamente più mobile di quello del resto del Paese e, in diverse elezioni politiche, si è scostato dall’andamento nazionale. "Fdi è più forte al Nord che al Sud, è a Nord che sta erodendo consenso alla Lega", confermava la scorsa settimana Antonio Noto, sondaggista e direttore di Ipr marketing. La campagna del Sud entra nel vivo in questi ultimi nervosi giorni prima del silenzio, che scatterà sabato prossimo. Poi la parola passerà agli elettori. 

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Foto da CasertaNews

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