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Giovedì, 6 Ottobre 2022
Verso il voto

Perché la campagna elettorale di Giorgia Meloni è "a fari spenti"

Nessun tour a Lampedusa come Salvini, nessuna promessa alla Berlusconi: la parola d’ordine è parlare poco. Il piano sembra essere quello di accreditarsi come figura rassicurante a Francoforte, a Bruxelles, a Washington. I sondaggi continuano a darla in vantaggio e lei non ha appuntamenti in agenda per i prossimi 10 giorni

Giorgia Meloni attende. Non ha fretta. L'intesa sui collegi e sulle liste non si trova nel centrodestra, dopo le mosse centriste, con le nuove mini-alleanze Cesa-Brugnaro e Toti-Lupi tutto è ancora in alto mare. Per questo, fonti accreditate assicurano che anche questa settimana non ci sarà l'incontro al vertice del centrodestra: la scadenza è fissata per il weekend post-Ferragosto, e Berlusconi, Meloni e Salvini per ora non hanno in agenda un loro meeting, a meno di accelerazioni impreviste. Soprattutto sulla ripartizione dei collegi resta aperta la vicenda Fi-Udc. Dopo l'accordo con Brugnaro da parte di Cesa, il partito di Berlusconi non vuole cedere troppi seggi ai centristi, che hanno promesso battaglia, chiedendo "un riconoscimento adeguato": la trattativa è aperta. Per Meloni va bene così, l'obiettivo è far entrare la campagna elettorale nel vivo il più tardi possibile. A lei converrebbe si votasse oggi.

Il piano di Meloni per vincere il 25 settembre

Se c'è qualcosa che balza agli occhi è proprio la calma piatta che accompagna la campagna elettorale, fin qui, di Giorgia Meloni. I sondaggi continuano a darla in vantaggio, e in vantaggio meglio il silenzio. Basti pensare che la leader di FdI non ha appuntamenti in agenda per i prossimi dieci giorni. Pochi eventi di rilievo nei giorni scorsi, tra cui un'intervista a Fox News e la serata alla Versiliana. Ha parlato all'America e alla borghesia italiana. Meloni punta a ritrovarsi a palazzo Chigi dopo il voto, e deve far filtrare rassicurazioni a più non posso. Una campagna elettorale che i principaloi quotidiani oggi definiscono "a fari spenti", nessun tour a Lampedusa come Salvini, la parola d’ordine è parlare poco. Nessuna promessa esagerata all'elettorato. Mai in passato la destra (non il centrodestra, proprio la destra destra) si era trovata così tanto favorita prima di un voto nazionale, spinta anche dallo sgretolamento della coalizione di centrosinistra.

Nessuna promessa, dicevamo. Se Berlusconi parla di flat tax al 23 per cento, Salvini al 15, Meloni nulla, perché sa che si tratta di una promessa molto difficilmente realizzabile. Il suo progetto in questa fase sembra essere quello di accreditarsi come figura rassicurante a Francoforte, a Bruxelles, a Washington, sui mercati. Meloni proverà nei prossimi cinquanta giorni a delineare il profilo di una destra conservatrice ma pragmatica, che deve offrire garanzie sul piano interno e internazionale a un "establishment" diffidente.  Per farlo avrebbe deciso di presentarsi ai partner (anche internazionali) non più solo come "amica di Orban". Fdi partito euroscettico? "No - dice oggi il fido Guido Crosetto - ci sono due Europa: quella del Pnrr e quella che strangolò la Grecia. La prima, quella che sa fare comunità, ci piace, la seconda no".

Qualche intervista ai grandi quotidiani e sulle principali radio e tv, cercando di presentarsi come la più affidabile e moderata della compagnia di giro della destra. "Un tempo bisognava gridare per farsi sentire, adesso la gente viene da te", dice a Repubblica e il deputato Luca De Carlo, il coordinatore regionale del Veneto, "bisogna spegnere i fuochi che possono nascere". Una campagna elettorale sulla difensiva, dunque. 

Unica eccezione un tema epocale come l'immigrazione, su cui Fratelli d'Italia prova ad accreditarsi come forza pragmatica, ma senza avere le idee ben chiare. Giorgia Meloni ieri in un'intervista al Corriere faceva distinzioni tra i migranti regolari e quelli irregolari. Tuttavia non ci sono metodi regolari per arrivare in Italia a causa della legge Bossi-Fini (i flussi sono ridotti). Il ragionamento è fallace, così come non ha senso rilanciare il blocco navale. E' probabile che anche sul tema migranti Meloni non si farà troppi problemi a lasciare spazio a Salvini, con la consapevolezza che soluzioni immediate al rallentamento delle partenza dal Nordafrica non ce ne sono. Meloni dice che l'Italia dovrebbe accogliere solo i richiedenti asilo che riescono ad ottenere lo status di rifugiato, ma è una posizione molto restrittiva e poco allineata all'Europa occidentale: nessun partner europeo accoglie solo le persone con lo status di rifugiato. 

Il blocco navale è una sciocchezza

La competizione con Salvini e Berlusconi

Sembrano lontani in ogni caso i tempi del famoso comizio di Meloni in Andalusia: "No alla lobby LGBT - urlava a gran voce la leader Fdi solo due mesi fa - No violenza islamista! No all’immigrazione! No alla grande finanza internazionale. Sì alla famiglia naturale, no alla lobby Lgbt, sì alla identità sessuale, no alla ideologia di genere, sì alla cultura della vita, no a quella della morte, sì ai valori universali cristiani". Le elezioni allora non sembravano così vicine. Per vincere il 25 settembre le serve altro, in Italia.

Nella competizione tutta interna alla destra, in cui Salvini e Berlusconi puntano sull'annuncio a sorpresa per prendere voti, Meloni tace per prepararsi a entrare a restare a lungo a Palazzo Chigi: lei o chi sarà scelto da lei dopo il voto. "La regola del centrodestra è che chi prende più voti propone al presidente della Repubblica la figura indicata a guidare il governo. Se Fdi prenderà il 23% alle elezioni cosa succede? Che quel nome sono io", ha ribadito ieri. Secondo indiscrezioni, dentro a Fratelli d'Italia c'è la convinzione che il 25 settembre il partito possa persino superare il 25 per cento. "Un tempo bisognava gridare per farsi sentire, adesso la gente viene da te", dice a Repubblica e il deputato Luca De Carlo, il coordinatore regionale del Veneto, "bisogna spegnere i fuochi che possono nascere". Una campagna elettorale sulla difensiva dunque.  Non a caso, a consigliare Giorgia Meloni in questa fase non ci sono ci sono soprattutto tre vecchie volpi e "vecchi" democristiani di lungo corso, figure come Guido Crosetto, Raffaele Fitto, Gianfranco Rotondi. Crosetto soprattutto cura il programma al tavolo con gli alleati e ha gestito l’incontro con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola un mese fa a Strasburgo.

La vera campagna, già di per sé più corta che in passato, sarà concentrata nelle prime tre settimane di settembre, quando le ferie saranno finite per tutti o quasi. A Meloni converrebbe votare oggi stesso, perché due mesi da vincitrice annunciata rischiano di essere logoranti se si resta al centro del dibattito giorno dopo giorno. Nessun tour né bagni di folla sotto l’ombrellone ad agosto. 

Le simpatie neofasciste di vari quadri medio-bassi del partito (non una sorpresa, a meno di non vivere sulla Luna) non saranno un problema nel corso della campagna elettorale: sono un dato di fatto e di sicuro non le tolgono voti nel suo elettorato potenziale di riferimento. Anzi. 

Il toto candidature nel centrodestra

Il toto-candidature nel centrodestra procede a pieno ritmo. Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, potrebbe trovare posto in lista con il centrodestra: avrebbe un dialogo aperto sia con la Lega che con Fi per un uninominale del Lazio, con 'paracadute' al proporzionale. Quasi scontato poi il posto in lista per la giornalista Maria Giovanna Maglie, in quota Lega. Tra i big altri nomi dati in lista sono quelli degli ex ministri Giulio Tremonti e Giulio Terzi di Sant'Agata. Certi di correre con Meloni anche Giuseppe Consolo, Fabrizio Ghera, Riccardo De Corato, Andrea De Priamo, Lavinia Mennuni.

Restando a Fdi pare scontata la riconferma della candidatura di praticamente tutti gli eletti attuali del partito. A Palazzo Madama si tratta di 21 senatori, alla Camera di 37 deputati. A guidare i parlamentari saranno in lista i deputati Francesco Lollobrigida, Fabio Rampelli, Giovanni Donzelli, al Senato invece Isabella Rauti, Gianbattista Fazzolari, Ignazio La Russa e Daniela Santanché. Anche la Lega pensa a ricandidare molti degli uscenti: nel Lazio correranno quasi sicuramente Claudio Durigon, per il Senato, e Giulia Bongiorno, così come dovrebbe far parte del gruppo Simone Pillon. New entries il sottosegretario al Mef, Federico Freni, e l'ex candidata vicesindaco a Roma, Simonetta Matone.

Leghisti storici come Roberto Calderoli, Massimiliano Romeo e Massimo Garavaglia sono attesi in Lombardia, dove Umberto Bossi, cui Salvini ha proposto la ricandidatura, potrebbe decidere di rinunciare. In Veneto spazio ad Alberto Stefani, già coordinatore regionale. Nella sua regione dovrebbe correre per Fi la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. In Lombardia potrebbero trovar spazio in lista Marta Fascina, la fidanzata di Berlusconi, oltre Licia Ronzulli e Stefania Craxi. In Veneto Elena Donazzan dovrebbe essere in lista per Fdi, assessora alle politiche del lavoro e alle pari opportunità della giunta Zaia. Per lei ci sarebbe posto nell'uninominale e nel proporzionale.

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