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Venerdì, 30 Settembre 2022
Tanto fumo

Pensioni, tutti promettono di cambiare la legge Fornero ma non c'è tempo

Da gennaio 2023 saranno necessari 67 anni di età per la pensione di vecchiaia. I programmi dei partiti per contrastare lo scalone con i 64 anni richiesti quest'anno da Quota 102 sono fumosi e costerebbe troppo, per chiunque

Tutti vogliono cambiare la legge Fornero ma alla fine nessuno potrà farlo, almeno non nel 2023 perché avrebbe costi talmente elevati che nessuno, nemmeno Salvini, che si è candidato come acerrimo nemico della legge Fornero, potrebbe rischiare di mandare all’aria i conti dello Stato. Infatti è questo il rischio. Nessuno riuscirà quindi ad impedire lo scalino tra i 64 anni di Quota 102 richiesti nel 2022 e i 67 anni necessari per l'uscita di vecchiaia da gennaio 2023, già ammorbidito rispetto allo scalone che ci sarebbe stato con i 62 anni di Quota 100 (cinque anni in più). Dunque non c’è tempo, anche perché controproposte sul tavolo non ci sono e poi i costi sarebbero esorbitanti.

Pensioni, si rischia il ritorno alla Fornero nel 2023: tutti gli scenari

"Stop Fornero". Quante volte lo ha detto il leader della Lega. Tuttavia la legge Fornero non sarà abrogata, neanche dalla Lega di governo. Infatti adesso la Lega pensa ad un altro scivolo temporaneo: Quota 41. Ma le Quote non sono una riforma e le proposte restano solo delle proposte appunto. Ce ne sono diverse, almeno tre.

Le proposte dei vari partiti politici

La Lega cerca Quota 41, per cui andrebbe in pensione anticipata chi ha 41 anni di contributi, anziché 42 anni e 10 mesi per gli uomini o 41 anni e 10 mesi per le donne. Lo "sconto mamma" farebbe scendere di un anno per ogni figlio. La Lega poi pensa per le donne una pensione di vecchiaia a 63 anni anziché 67 anni con almeno 20 di contributi.

Cosa pensano Fratelli d’Italia e Forza Italia? Basta leggere il programma: "Flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso alla pensione, favorendo il ricambio generazionale". Ma Silvio Berlusconi, leader di Fi, ha rilanciato l'aumento di tutte le pensioni minime a mille euro al mese per 13 mensilità. Giorgia Meloni, leader di FdI, propone di tagliare le pensioni d'oro (non ben definite) e detassare la parte di pensione che gli anziani dedicano al sostentamento di figli e nipoti.

La stella polare del Movimento 5 Stelle in questo momento è il presidente dell'Inps Pasquale Tridico che pensa a uscite flessibili a 63 o 64 anni con penalità o ricalcoli contributivi dell'assegno. M5s guarda anche con positività il riscatto gratuito della laurea, altro tema rilanciato da Tridico.

Il Pd propone di rinnovare sia Opzione Donna che l'Ape sociale. Pensa anche a una pensione di garanzia per i giovani e tutti i cittadini nati dopo 1996, che sono interamente nel sistema contributivo e che rischiano di andare in pensione a 70 anni con assegni molto bassi.

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