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Sabato, 1 Ottobre 2022
Misura simbolo

Il piano di Giorgia Meloni per cambiare il reddito di cittadinanza

La leader Fdi: "Vogliamo mantenere un sistema di tutela per i più fragili anche pensando di aumentarlo. Le cose dovrebbero invece cambiare per chi ha tra i 18 e i 59 anni ed è in condizione di lavorare, sono il 50% dei percettori del reddito"

"Dicono che Fdi voglia colpire i poveri e i bisognosi perchè siamo contro il reddito di cittadinanza. Lo dicono gli ultraricchi dai loro jet privati, lo dicono a noi che qualcosa sulla povertà e le periferie lo abbiamo imparato sulla nostra pelle. Noi sappiamo bene cosa sia la povertà e per questo vogliamo batterla e diciamo che il reddito di cittadinanza è una misura sbagliata. Pensiamo che i 9 miliardi di euro che ogni anno sono messe sul reddito di cittadinanza possano essere spese molto meglio". Lo dice la leader Fdi, Giorgia Meloni in un video postato sui social. "Vogliamo mantenere un sistema di tutela per i più fragili anche pensando di aumentarlo. Le cose dovrebbero invece cambiare per chi ha tra i 18 e i 59 anni ed è in condizione di lavorare, sono il 50% dei percettori del reddito", continua Meloni. "Nessuna di queste persone ha trovato lavoro grazie ai mitologici navigator, altra geniale trovata del M5s. Saranno aiutate a trovare davvero lavoro".

Per "sconfiggere le cause della povertà" serve la formazione, prosegue Meloni e ci sono "ingenti risorse dal Fondo sociale europeo che serve a questo: 28 miliardi dal 2021 al 2027 oltre a circa 8 miliardi che non abbiamo usato degli anni precedenti vanno immediatamente indirizzati a corsi formazione per una assunzione rapida. In casi di particolare disagio con i fondi europei è possibile prevedere anche un sostentamento economico nel periodo della formazione, e poi misure reali di sostegno alle aziende che assumono, 'più assumi meno paghi'. Questa è la differenza tra un partito serio e quelle forze poltiche che vogliono tenere gli italiani sotto il ricatto dell'assistenzialismo di Stato per poi chiedere i voti di quelle persone". Ma cosa può realmente cambiare, slogan elettorali a parte?

Come può cambiare il reddito di cittadinanza

Un piano vago quello tratteggiato da Meloni ma che, per il futuro, lascia intravedere modifiche sostanziali al sussidio simbolo introdotto dal primo governo Conte nel 2019. La revisione del reddito di cittadinanza è uno di quei temi su cui Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi a grandi linee sono d'accordo: sono fortemente critici. Il programma del centrodestra, reso noto oltre un mese fa, sul punto in questione recita: "Ridefinizione del sistema di ammortizzatori sociali al fine di introdurre sussidi più equi ed universali. Sostituzione dell'attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro". Molto fumoso.

"Per il sussidio si spendono dieci miliardi: sei sono destinati ai non occupabili, che noi vogliamo mantenere e riordinare come sostegno alla povertà nel capitolo welfare. Sull'utilizzo degli altri quattro miliardi la pensiamo diversamente", spiegava Alessandro Cattaneo, responsabile dei Dipartimenti di Forza Italia. La Lega ipotizzava l'introduzione di una sorta di "voucher formazione" per riassorbire i disoccupati nel mercato del lavoro. Forza Italia sembra essere più netta e preferirebbe mettere quei soldi per finanziare il taglio del cuneo fiscale o l'aumento delle pensioni minime a mille euro. "Basta con fondi, bonus e reddito di cittadinanza per i giovani. Basta con questa visione paternalistica. Dobbiamo dare ai giovani una vita dignitosa, sono soggetti attivi che vanno coinvolti" diceva ad agosto Meloni, leader di Fratelli d'Italia, alla Versiliana a Marina di Pietrasanta. Nel programma specifico di FdI si parla di "sostituzione del reddito di cittadinanza con misure più efficaci", ma manca qualsiasi dettaglio. Più che una nuova misura all'orizzonte, sembra "un'intenzione" allo stato attuale.

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Il punto del programma elettorale meloniano sul Rdc

Va ribadito che anche in caso di futura sostituzione del reddito di cittadinanza con sussidi di altro tipo (impensabile lasciare anche solo per un mese senza un sostegno minimo milioni di famiglie in povertà assoluta), la transizione sarebbe complessa, delicata e non immediata. Secondo i dati del Coordinamento generale statistico INPS oltre 2 milioni di nuclei familiari, ovvero circa 4,65 milioni di persone, hanno ricevuto il pagamento di almeno una mensilità. Impensabile che le modifiche al rdc siano effettive nel 2023, tanto per intenderci, in caso di vittoria del centrodestra.

Il prossimo governo, qualsiasi esso sia, avrà poco tempo per scrivere la nuova legge di bilancio e le urgenze a ottobre e novembre saranno altre. Nessuna "abolizione" o "cancellazione", bensì "sostituzione" e "ridefinizione". Altre novità potrebbero riguardare la fase attiva di ricerca lavoro dei beneficiari (ma chissà come, dettagli non ne ce ne sono). Oggi come oggi il 20% dei percettori di Rdc lavora con impieghi precari e poco retribuiti. Due terzi sono disabili, minori, persone che non hanno mai lavorato.

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