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Sabato, 1 Ottobre 2022
Meno quattro al voto

Il reddito di cittadinanza irrompe nella campagna elettorale: cosa può cambiare da lunedì

Ha stupito vari osservatori il "cambio di passo" nelle critiche al sussidio da parte di Meloni e Salvini. Berlusconi invece nicchia. Le posizioni di tutti i partiti, cosa accadrà dopo le elezioni politiche di domenica 25 settembre, le strategie più o meno evidenti e quali sono gli scenari post-voto

Reddito di cittadinanza protagonista assoluto degli ultimi giorni di campagna elettorale. La misura simbolo del Movimento 5 stelle, introdotta dal primo governo di Giuseppe Conte nel 2019, è nel mirino del centrodestra (non da oggi). Nessuno si è stupito del fatto che Conte abbia messo il sussidio al centro della campagna elettorale, spingendo sulla difesa a oltranza delle "cose buone" fatte nella legislatura 2018-2022 durante la quale la creatura fondata da Grillo è sempre stata nella maggioranza dei vari governi. Le critiche che giungono da tutti gli altri partiti hanno sfumature e logiche diverse.

Meloni: "Il reddito di cittadinanza va cancellato perché non ha funzionato"

"Il reddito di cittadinanza va cancellato perché non ha funzionato, né sul lato del contrasto alla povertà né su quello delle politiche attive". A dirlo ieri è stata Giorgia Meloni. Non una "battuta", ma una risposta ragionata a specifica domanda di un quotidiano cartaceo nazionale. Noi "vogliamo mantenere e rafforzare le misure di sostegno per categorie fragili (over 60 privi di reddito, pensionati, invalidi e famiglie in difficoltà con minori a carico}, mentre per le persone tra 18 e 60 anni abili al lavoro e senza minori a carico prevediamo di rafforzare i percorsi formativi finanziati dal fondo sociale europeo. Percorsi che, per particolari situazioni di indigenza possono prevedere un rimborso spese per il beneficiario".

"Nessuno deve avere paura - ha detto ieri sera Meloni ai militanti radunati davanti al teatro Politeama di Palermo (alcune decine di manifestanti pacifici con cartelli sono stati caricati dalla polizia affinché non si avvicinassero al palco)- ma dignità vuol dire non dipendere dallo Stato e dalla politica. La povertà non si abolisce per decreto".

"Basta con fondi, bonus e reddito di cittadinanza per i giovani. Basta con questa visione paternalistica. Dobbiamo dare ai giovani una vita dignitosa, sono soggetti attivi che vanno coinvolti" diceva ad agosto Meloni alla Versiliana a Marina di Pietrasanta. Nel programma specifico di FdI si parla però solo di "sostituzione del reddito di cittadinanza con misure più efficaci", ma manca qualsiasi dettaglio. Più che una nuova misura già pronta all'orizzonte, sembra "un'intenzione" allo stato attuale.

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Il punto (vago) del programma elettorale meloniano sul Rdc

Reddito di cittadinanza; chi è a favore e chi contro

"Correggere, modificare e potenziare dove necessario. Negli ultimi anni, il Reddito di Cittadinanza ha evitato che circa un milione di cittadini scivolasse sotto la soglia della povertà assoluta e fornito sostegno a 76mila persone con disabilità che vivono da sole. Ma è innegabile che alcuni aspetti del reddito vadano rivisti". Lo dice il segretario del Pd, Enrico Letta. "Penso ad esempio alle distorsioni che penalizzano le famiglie più numerose. Ma penso anche al collegamento con il mercato del lavoro. Questo è un altro dei pun ti su cui emerge tutta la distanza tra le posizioni in cam po in queste elezioni: per noi la povertà è un dramma e una sconfitta per la società a cui rimediare; per le de stre, e con loro un Renzi particolannente accanito nel la sua caccia al povero, è una colpa" conclude.

"Ci sono dati precisi e dimostrano che senza il reddito di cittadinanza milioni di persone in stato di povertà non ce l'avrebbero fatta. Toglierlo a tutti, come vuole fare Meloni, genererebbe un effetto rovinoso da un punto di vista sociale. Detto questo, ho ripetuto più volte che il Reddito è una misura creata da me che, allo stesso modo, con Impegno Civico vogliamo e dobbiamo migliorarla". E' questa la posizione di Luigi Di Maio di Impegno Civico. "Ci sono aspetti che non hanno funzionato, come i centri per l'impiego. Si deve intervenire per rendere più efficiente questo sistema, potenziandolo, ad esempio, con meccanismi per mettere in contatto diretto imprese e lavoratori" conclude.

Fronte Lega, "il reddito di cittadinanza, con estrema sincerità, dico che ha fallito. Ha dato sicuramente un ristoro alle persone in stato di povertà, ma va rivisto in linea con quelli che erano gli obiettivi e credo che questo si possa fare". Parole del deputato e responsabile del dipartimento lavoro della Lega, Claudio Durigon, molto influente su tutti i temi economici nel Carroccio. "Se il percettore può lavorare quelle risorse vanno messe nel settore della formazione professionale personale fino ad arrivare anche a degli incentivi per l`inserimento nel mondo del lavoro. Poi se c`è un rifiuto interviene il diniego immediato perché non si possono sprecare risorse statali con persone che non hanno la volontà di mettersi in gioco nel mondo del lavoro" ha aggiunto.

"Il reddito di cittadinanza è stata una misura civile, già i socialisti ne parlavano negli anni Novanta. Ora bisogna però passare dalla fase emergenziale della lotta alla povertà e dalla strenua difesa del diritto di cittadinanza ad un'applicazione piena del dettato della Costituzione che vuole il nostro paese fondato sul lavoro", afferma Bobo Craxi, esponente socialista, candidato all'uninominale Palermo 2 per il centrosinistra. "Stupisce che Conte si dichiari il 'papà' del reddito di cittadinanza. Purtroppo il ricorso a misure straordinarie di sostegno alle persone bisognose è figlio della povertà che in Italia è ancora troppo alta, Conte o non Conte. E l'obiettivo politico è uscire da questo stato di cose, non celebrarne o incentivarne lo stato permanente", ragiona Craxi.

Il "sospetto" sulle strategie di Berlusconi

La senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli si è espressa così di recente sul sussidio: "Forza Italia non dice no tout court. Un sussidio alle persone è giusto. Uno Stato non è civile se lascia indietro qualcuno. Il Reddito non va rimodulato, va raddoppiato alle famiglie che hanno poco togliendolo a quelli che non hanno bisogno e preferiscono stare sul divano". Non è passato inosservato il leggero scostamento di Silvio Berlusconi. Sosteneva che il sussidio andsse "riformulato", ma di recente ha accennato alla personale volontà di estenderlo "a tutti i cittadini che sono nella povertà che nel nostro Paese esiste ed è drammatica". Potrebbe essere un modo per portare verso Forza Italia i voti degli elettori di centrodestra che ricevono il sussidio, o che in ogni caso ne riconoscono il valore, in quelle regioni, specialmente al Mezzogiorno, dove Lega e Fratelli d'Italia sembrano arrancare più che altrove.

Renzi e Calenda puntano invece a un'eliminazione "a step" del Rdc. "E' uno strumento pensato male - si legge nel programma di Azione e Iv -  che ha voluto raggiungere troppi obiettivi con un solo strumento e che ha ormai dimostrato tutti i suoi limiti. Chi ne ha usufruito non ha trovato lavoro, non è riuscito a formarsi professionalmente e non ha partecipato a progetti di pubblica utilità come previsto dalla normativa. A fronte di 20 miliardi spesi nel primo anno e mezzo, lo strumento ha generato nuova occupazione a tempo indeterminato per meno del 4,5% dei percettori. [...[ Per questo - continua il terzo polo - occorre introdurre delle modifiche che incentivino maggiormente la ricerca di un impiego e l’inserimento nel mercato del lavoro e rendano più giusti e inclusivi i criteri di accesso. Proponiamo che il sussidio venga tolto dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua e che ci sia un limite temporale di due anni per trovare un’occupazione, dopodiché l’importo dell’assegno deve essere ridotto di almeno un terzo e il beneficiario deve essere preso in carico dai servizi sociali del Comune", si legge ancora.

C'è anche chi va oltre, e propone cifre precise. Punta ad aumentare il reddito di cittadinanza fino a 1.000 euro al mese Unione Popolare di Luigi De Magistris:

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Il punto del programma di Unione Popolare sul Rdc

Come cambierà il reddito dopo il voto

Ha stupito vari osservatori il cambio di passo di questi ultimi giorni nelle critiche, diventate feroci, al reddito di cittadinanza. In primo luogo perché a ricevere il sussidio sono nuclei di qualsiasi colore politico e attaccare il reddito di cittadinanza non sembrava (fino a qualche giorno fa) una strategia che portasse voti nell'immediato. E poi perché anche in caso di futura sostituzione del reddito di cittadinanza con sussidi di altro tipo (impensabile lasciare anche solo per un singolo mese senza un sostegno economico minimo milioni di famiglie che si trovano a vivere in povertà assoluta), la transizione sarebbe complessa, delicata e non di certo immediata.

C'è un "però", di cui poco si è parlato finora. In sintesi: il nuovo governo, qualsiasi esso sia, avrà le mani legate in molti ambiti. Spetterà al prossimo esecutivo redigere quanto più velocemente possibile la manovra, delineando i nuovi obiettivi di finanza pubblica. Il 15 ottobre è il termine fissato per presentare a Bruxelles il Draft Budgetary Plan (DBP), ovvero lo schema di massima della manovra. Il ddl di bilancio viene approvato nei giorni successivi. I dossier intricati non mancano, in primis quello sulle pensioni e il Pnrr da portare avanti con 55 nuovi interventi. Senza troppo spazio, è proprio il caso di dire, "di manovra", un nuovo governo di centrodestra potrebbe essere tentato di dare un segnale forte al proprio elettorato, no n potendolo fare in altri ambiti, apportando subito qualche reale modifica al reddito di cittadinanza, già a inizio 2023. Magari intervenendo sulla fase attiva di ricerca lavoro, con requisiti più stringenti non tanto per l'assegnazione del sussidio, ma per il suo mantenimento nel corso del tempo. Ma siamo nel campo delle ipotesi.

Secondo i dati del coordinamento generale statistico Inps oltre 2 milioni di nuclei familiari, ovvero almeno circa 4,65 milioni di persone, hanno ricevuto il pagamento di almeno una mensilità in questi anni. Se non basta un tratto di penna per modifiche sostanziali al reddito di cittadinanza, dunque se ne parlerebbe solo più in là, negli anni a venire, i voti ai partiti servono però adesso, tra pochi giorni. Quindi si è scatenata la più classica delle bagarre pre-elettorali. Un sussidio anti-povertà c'è in tutti i Paesi europei, aprire una vera crisi sociale cancellandolo, ancor di più in un autunno che sul fronte economico si preannuncia drammatico, non è nell'interesse di nessun politico, slogan a parte. Nei prossimi tre giorni, prima che scatti il silenzio elettorale, di reddito di cittadinanza si parlerà ancora tanto.

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