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Mercoledì, 28 Settembre 2022

Reddito di cittadinanza e voto di scambio: c'è un limite a tutto

Le critiche al reddito di cittadinanza sono salite di tono in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Le polemiche, sia chiaro, rientrano nei confini della normale dialettica politica che, se a volte non fosse aspra, non sarebbe tale. Una campagna elettorale senza polemiche, pelosi bigottismi a parte, non è una campagna elettorale che rientri nella tradizione italiana. E nemmeno ci piacerebbe, onestamente. Le critiche ai programmi altrui sono quasi "doverose", se l'obiettivo è stimolare un dibattito. Ci sono però dei limiti. Non può passare in sordina l'accusa, mossa a più riprese nel corso di queste settimane, che chiedere il voto a chi percepisce il reddito di cittadinanza, assicurando la difesa della misura, sia "voto di scambio" o "clientelare".

Matteo Renzi è stato tra i più espliciti nello scagliarsi contro il Movimento 5 stelle sul reddito di cittadinanza. "Per me è uno scandalo che Giuseppe Conte vada in giro per il sud promettendo a tutti di mantenere il sussidio. E che vada alle iniziative tirando fuori la tesserina gialla. Io lo dico ai toscani: volete questo sistema clientelare di voto di scambio?", ha detto il leader di Italia Viva a margine di una un’iniziativa nella sua Firenze. Non è stato il primo a dirlo. Anche in Fratelli d'Italia alcuni candidati in Campania nei giorni scorsi hanno accusato il M5s di fare "voto di scambio" sul reddito di cittadinanza. Lo scorso anno il noto imprenditore Gianluigi Cimmino, ceo di Yamamay (azienda da lui stesso ideata), Carpisa e Jaked disse, intervistato da un quotidiano: "Il reddito di cittadinanza è stato, soprattutto al Sud, il voto di scambio legalizzato dei grillini per arrivare dove sono arrivati. E sarà ancora lo strumento dei 5 stelle per rimanere in vita". Opinioni, valutazioni personali, legittime e nemmeno così circoscritte se si hanno la voglia e la pazienza di ascoltare o leggere i commenti sui social (e le chiacchiere nel mondo reale) di molti cittadini.

Il reddito di cittadinanza irrompe nella campagna elettorale: cosa può cambiare da lunedì

Ma il voto di scambio è altro, è uno scambio tra singoli cittadini, individuale: è votare il politico tal dei tali perché ha promesso un lavoro a tua moglie, o si è attivato per il disbrigo di una pratica complicata che faceva impazzire da anni tuo fratello. I percettori di reddito di cittadinanza sono una classe vera e propria, 3 milioni e passa di persone, e lo sono a causa del loro (mancato) ruolo nel sistema produttivo dell'Italia di fine 2022. Fare gli interessi di una classe è politica, dall'alba della Repubblica, e per sempre lo sarà. A nessuno è mai venuto in mente, in passato, di accusare Silvio Berlusconi di voto di scambio quando prometteva urbi et orbi tagli delle tasse per gli imprenditori, o il vecchio partito comunista per promettere di difendere a ogni costo il posto di lavoro degli operai. Chi propone di abolire l'obbligo di Pos o di condonare sempre tutto il condonabile sta facendo voto di scambio con i potenziali evasori? Come sarebbe inquadrabile allora la difesa a oltranza del super conveniente regime forfettario (15% flat, meno della prima aliquota Irpef) per i lavoratori autonomi che restano sotto i 65mila euro di fatturato (che qualcuno vuole addirittura estendere a 100mila euro)? Voto di scambio con i professionisti? 

Suvvia, è politica. Il reddito di cittadinanza legittimamente divide, lo scontro tra favorevoli e contrari non si fermerà di sicuro il 25 settembre. La certezza è una sola: di reddito di cittadinanza si parlerà tanto, e giustamente, nei giorni seguenti alle elezioni politiche di domenica prossima. Perché se chi vince le elezioni vuole apportare modifiche alla misura e ha i numeri in parlamento per farlo, lo potrà fare. Lasciate però stare il voto di scambio, che è un problema reale (in Italia più alle elezioni amministrative che alle politiche, vista la conformazione dell'attuale legge elettorale), ma di tutt'altro tipo.

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