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Mercoledì, 6 Dicembre 2023
Elezioni

Sondaggi: di quanto è davvero in vantaggio il centrodestra

Sale Fratelli d'Italia, scende il Pd, buon trend per Azione/Iv e soprattutto M5s. Ultima settimana di rilevazioni prima del silenzio. Con l'attuale legge elettorale, in termini di seggi, avere anche solo 16-18 punti di vantaggio a livello nazionale significa ampia maggioranza in parlamento per la coalizione Meloni-Salvini-Berlusconi

Ultima settimana di sondaggi, poi silenzio pre-elettorale di 14 giorni prima del 25 settembre: durante quei giorni non sarà ufficialmente possibile effettuare e diffondere rilevazioni (alcune continueranno a girare informalmente presso le segreterie dei partiti). Ci sono alcuni trend che sembrano ormai consolidati, e solo l'altissimo numero di indecisi/astenuti è un elemento che dà una qualche incertezza a questa tornata. Perché con i risultati degli attuali sondaggi, il vantaggio del centrodestra sembra non colmabile dalla coalizione di centrosinistra. Vediamo perché nel dettaglio.

Sondaggi elezioni: i partiti che possono sorridere

Il sesto sondaggio di Tecnè in vista della tornata elettorale nazionale del 25 settembre evidenzia che nella prima settimana del mese si registra un lieve calo sia per il centrodestra, che comunque mantiene il 48,7% delle preferenze nell'uninominale alla Camera, sia per il centrosinistra, che scende al 27,9% dei consensi. In crescita M5s e Terzo Polo, mentre calano ancora gli indecisi. Le intenzioni di voto nell'uninominale portano così a una netta affermazione della coalizione di centrodestra rispetto a quella di centrosinistra, con oltre 20 punti percentuali di distacco. Alle loro spalle sia Movimento 5 Stelle che Terzo Polo (composto da Italia viva / Azione) guadagnano leggermente terreno.

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Il vantaggio del centrodestra, se tali sondaggi saranno confermati, è enorme. Siamo di fronte a un vantaggio di 20 punti circa. Forse non a tutti è chiaro cosa significhi ciò nella distribuzione dei seggi. Con l'attuale legge elettorale, in termini di seggi, avere anche "solo" 16-18 punti di vantaggio a livello nazionale (è la stima dei sondaggi più prudenti), con un terzo di uninominale secco, significa ampia maggioranza alla Camera e al Senato.

Tra l'altro i sondaggi sembrano particolarmente stabili, in particolare quelli su FdI di Giorgia Meloni. Basti pensare che nell'ultimo mese su 21 sondaggi tutti hanno dato il partito fra il 23,4 e il 25,0%. Tutti tranne tre lo danno nella forbice tra 24 e il 24,9%. Altro elemento da tenere a mente. Autorevoli sondaggisti come Luigi Crespi sottolineano che la storia dei sondaggi dice che Meloni potrebbe essere persino sottostimata. "Tutti quelli che poi hanno vinto lo sono stati in passato", ha spiegato di recente. Classico esempio è il M5s versione 2018, dato da tutti i sondaggi intorno al 25 e poi vincitore col 32% alle ultime elezioni politiche.

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Ultimo sondaggio Swg: aumenta il distacco tra Meloni e Letta

Secondo l'ultimo sondaggio Swg per il TgLa7, cresce il divario tra Fratelli d’Italia e Partito democratico. Fdi cresce di un punto percentuale rispetto al 29 agosto arrivando al 25,8%. Male invece il Pd che perderebbe quasi un punto passando dal 22,3% al 21,4%. Tra le altre forze di centrodestra, entrambe sono date in calo. Forza Italia, infatti, passa dal 7% al 6,7% (quindi -0,3%) mentre la Lega scende dal 12,5% al 12,1%. In salita il Movimento 5 Stelle che sarebbe  all’11,9%. Nel centrosinistra, invece, crescono sia l’Alleanza Verdi-Sinistra (+0,2%), sia +Europa (+0,4%) sia Impegno civico (+0,1%). Il cosiddetto "terzo polo" Azione-Italia Vivaavrebbe invece superato il 7%.

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Tra le formazioni minori, in lieve crescita Unione Popolare di De Magistris, ora all'1,2% e lontana dunque dal 3 per cento che permette l'elezione in parlamento. In bilico ItalExit di Paragone, in lieve calo e al 3,1%. Il dato delle persone che non si esprimono, perché indecisi o perché si astengono è sempre altissimo, sfiora il 40%.

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A livello di coalizioni, per Swg il vantaggio di quella di centrodestra è di quasi 18 punti percentuali. Col 47-48% il centrodestra prenderebbe il 52% dei seggi proporzionali e oltre l'80% dei seggi uninominali. Maggioranza dunque molto ampia, sia alla Camera sia al Senato. 

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