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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Nuovo governo

Con i vecchi "professori" verso un nuovo governo tecnico

Da un lato le resistenze di Grillo. Dall'altro l'aut aut di Bersani. Da qui l'idea di Napolitano: Cancellieri o Passera premier, legge elettorale e nuove elezioni. A meno che Renzi…

Al di là di ogni ipotesi di governo, vuota o piena che sia, il destino della XVII legislatura passa da Napolitano. Il Presidente della Repubblica, nell’ultima fatica del suo mandato, forse la più ardua, è chiamato a trovare una soluzione plausibile. O almeno a provarci. E il compito questa volta appare davvero improbo. Tanto che il Colle si prenderà tutti i giorni possibili per riuscire a trovare una soluzione verosimile. Un orizzonte in grado di gettare uno squarcio di luce dentro quella che sta diventando una matassa istituzionale sempre più intricata. Questa mattina infatti il Quirinale ha bocciato l’ipotesi –  “difficoltà di vario ordine” – di una convocazione anticipata delle Camere. Un giro di parole che vuol dire tutto e niente. Tutto: Napolitano ha in mente consultazioni lunghe e ampie. Niente: l’impasse al Senato resta e gli sbocchi sono lontanissimi.

BERSANI – E allora che fare? Lo scenario più gettonato è quello che vuole il Pd, che alla Camera ha la sicurezza della maggioranza assoluta, caricarsi della responsabilità della prima mossa. Seguendo questa linea Napolitano, che ha invitato tutte le forze in causa ad alleggerire il clima avvelenato della campagna elettorale, molto probabilmente affiderà un incarico esplorativo a Bersani incaricandolo di trovare quei numeri necessari per superare non solo l’ostacolo della fiducia ma per garantire la governabilità. Ed è qui che la partita si fa spigolosa. Il segretario dei democratici ha già sottolineato più volte di non essere disponibile “né a sedie né a tavolini” sottobanco con il Movimento 5 Stelle: “Responsabilità di fronte al Parlamento o tutti a casa, compreso Grillo”. Un agenda in otto punti – che strizzano l’occhio al M5S – senza una scadenza certa. Un punto d’inizio per un governo definito di minoranza.

È impensabile tuttavia che il Presidente della Repubblica nomini un governo al buio, senza la certezza aritmetica che assicuri solidità. Quei numeri che in Largo del Nazareno non sono disposti a ricercare in casa di Berlusconi, e che dall’altra parte gli vengono negati proprio da Grillo: “nessuna fiducia, andiamo avanti per la nostra strada”. E allora la politica si arrampica su pericolose sperequazioni tecniche. O la fiducia arriverà da 160 sì scanditi bene e messi a verbale oppure potrebbe passare dal semaforo verde di Monti, la fuoriuscita dei grillini dall’aula e da un gruppetto di senatori del centro – destra a garantire il numero legale. Un escamotage chiacchierato che per adesso ha il sapore della fantapolitica.

CANCELLIERI – Per questo Napolitano – che nel semestre bianco non si prenderà la responsabilità di sciogliere le camere per rimandare gli italiani al voto – sta già pensando al dopo Bersani. E quindi affidare il mandato ad un nuovo tecnico che accontenti tutti o i più. Un gabinetto che dia al Paese un esecutivo a tempo in grado di fare quelle riforme necessarie, immediate, semmai bipartisan (come la legge elettorale), e che dia stabilità e certezze ai mercati e all’Europa. Su questo fronte i nomi si sprecano. È stato il Corriere della Sera a svelare forse lo scenario più credibile. Un nome ed un cognome: l’attuale ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. Una figura di alto profilo istituzionale alla quale consegnare una missione limitata, di scopo. In pratica la ricetta di Bersani – con qualche misura economica per tener buoni i mercati –  incarnata però da un appendice autorevole, donna, del governo Monti.

PASSERA – Ma Napolitano, dal paniere dei nomi, potrebbe pescare un altro ‘figlioccio’ di Monti. Un altro nome in voga infatti, già citato da Grillo, è quello di Corrado Passera, il ministro per lo Sviluppo economico. Una voce insistita che Passera stesso non ha smentito: “Chi può dirlo? Su questo non dico una parola e non vedo la necessità di fare alcun commento”.

GRILLO – È chiaro che il proseguimento – nella sostanza – del lavoro inaugurato dal Professore necessiterebbe di una maggioranza che nei fatti ricalcherebbe l’ultimo anno di legislatura. Anche perché Beppe Grillo, che ieri tramite i suoi non aveva escluso la via tecnica, oggi ha tagliato la testa al toro: “Il M5S non darà la fiducia a un governo tecnico, né lo ha mai detto. Il governo Monti è stato il governo più politico del dopoguerra, nessuno prima aveva mai messo in discussione l’articolo 18 a difesa dei lavoratori”. E ancora: “Non esistono governi tecnici in natura, ma solo governi politici sostenuti da maggioranze parlamentari. Il presidente del Consiglio tecnico è un’enorme foglia di fico per non fare apparire le vere responsabilità di governo da parte di Pdl e Pdmenoelle”. Sì o no, legge dopo legge, al passo del modello Sicilia. Le disponibilità del movimento 5 stelle finisce qui.

CAOS PD – Fatto, rimarcato e votato, il gran rifiuto di Grillo comincia ad assomigliare ad uno spartiacque. Con dentro tutto ed il contrario di tutto. A cominciare dal caos che regna dentro al Pd. Due esponenti di rilievo, Fassina e Gentiloni, il primo bersaniano l’altro renziano, due posizioni diametralmente opposte. “Se non ci sono le condizioni per fare un governo con Grillo, la parola va immediatamente restituita agli elettori”, ha affermato nel pomeriggio Fassina che in questo ha escluso ogni accordo con il Pdl. Passano pochi minuti e indirettamente gli risponde Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni nel governo Prodi due: “Il partito democratico ha il diritto-dovere, in quanto partito di maggioranza relativa, di avanzare una propria candidatura: il punto è, e mi auguro che così finisca la direzione di domani, che questa ipotesi non sia perseguitata come una specie di aut-aut o come un dovere del presidente della Repubblica”. Come dire, non è da escludere un dopo Bersani senza la necessità di tornare alle urne tra due mesi.

RENZI – Gentiloni non è certo l’esegeta del Renzi pensiero. Tuttavia per chi soffre di vertigini, se in altura, ogni movimento rappresenta un pericolo. Per questo oggi le mosse di Matteo Renzi, o di chi gli è vicino, hanno fatto rumore. Il sindaco di Firenze infatti è uno dei sorvegliati speciali in queste ore turbolente. Una volta reincarnato nell’uomo del rimpianto, già in rampa di lancio per le prossime elezioni, non ha intenzione di pugnalare Bersani. Se però la pugnalata al segretario del Pd dovesse arrivare da Napolitano e se la via tecnica non dovesse approdare in un porto sicuro, il capo dello Stato potrebbe alzare il telefono e convocarlo a Roma. A quel punto dir di no comincerebbe ad essere davvero scomodo. Non è un caso che proprio oggi il sindaco, che domani prenderà parte alla direzione nazionale del Pd, abbia fatto visita a Mario Monti.

RENZI – MONTI – Formalmente un sindaco che si reca da un primo ministro uscente. Ma proprio perché a fine corsa parrebbe strano un colloquio di due ore incentrato solo su Firenze. E allora è probabile che Renzi, dopo aver esaurito le questioni fiorentine, si sia tolto la giacca da sindaco e abbia indossato la camicia bianca del ‘rottamatore’. Un po’ per capire, da numero due del Pd, l’immediato futuro del Professore nell’eventualità che Bersani ottenga il mandato. Un po’ per sondare l’umore del premier se quel ruolo dovesse toccare proprio a lui. Ipotesi. Sta di fatto che alla fine dell’incontro Renzi ha accennato ad un comunicato sul ‘tête-à-tête’ messo nero su bianco dagli uffici di Palazzo Chigi. Palazzo Chigi ha risposto picche negando che il ‘riassunto’ fosse in programmazione. Quella strana confusione che spesso cela la ‘carne’ dei colloqui.

PIANO B – Renzi da Monti, Bersani che fa la guerra con i numeri. Così da sinistra, la sinistra dell’asse sugellato dalle primarie, comincia a prender forma il cosiddetto piano B: l’individuazione di un ‘profilo civico elevato’ che possa guidare un governo e ottenere l’appoggio anche dei parlamentari del Cinque Stelle. “Si può trovare e costruire una maggioranza per il cambiamento”, ha sottolineato quest’oggi Nichi Vendola. E in questo il leader di Sel ha ricordato quanto sia stretto il passaggio. Ancor di più “drammatica” tuttavia è descritta l’ipotesi di un Monti bis: “Si può immaginare un governo del cambiamento, di anti-tecnici”. E in questo il governatore della Puglia esclude l’ipotesi Cancellieri ed anche quella tratteggiata da Michele Santoro che dalla piattaforma di ‘Servizio Pubblico’ ha lanciato l'esecutivo Rodotà, con tanto di ministri (NELL'IMMAGINE). Vendola tuttavia sega l’ipotesi: “Lasciamo stare i giochini”.

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