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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
VERSO LE ELEZIONI / Milano

Bersani chiede aiuto a Prodi: si apre la via per la Presidenza della Repubblica

L'ex premier torna, dopo quattro anni, su un palco politico. Lo fa per benedire l'asse Pd-Sel e avverte: "Stavolta niente traditori". Per molti è il lancio della sua candidatura alla successione di Napolitano. E arriva l'ok di Casini.

Le 16:30 di una domenica elettorale. Romano Prodi sale sul palco di piazza Duomo a Milano e per una ventina di minuti prova a tirare la volata a Bersani e ad Ambrosoli. “Evviva, bentornato”, dirà sornione e ironico qualche ora più tardi Silvio Berlusconi ai microfoni di Rtl. Anche questo è il segno che l’intervento di Prodi ieri ha smosso le acque dando qualche grattacapo in più agli avversari.

Erano tutti lì per Ambrosoli, Prodi si è preso i titoli. Bersani prende e porta a casa. L’appoggio di Prodi alla coalizione infatti era scontato, meno che si calasse pubblicamente nell’agone politico e che tirasse la croce per qualche metro. E invece il due volte presidente del consiglio, nel fuori programma più atteso in casa Pd, ha stupito tutti.

APPELLO AL VOTO – ‘Faccione’ sereno, gli occhi che si fanno stretti al sorriso, vestito casual, foglietti del discorso in mano, si è diretto al microfono tra lo sventolio delle bandiere in una piazza gremita. “Dopo quattro anni sono salito di nuovo su un palco perché oggi ne vale la pena”, ha esordito subito dopo essersi preso l’applauso. Quattro anni praticamente in silenzio fino al boato di Milano e quel ruolo, quello del Professore, che oggi gli è stato ‘usurpato’ da Mario Monti. La cosa sembra toccarlo fino ad un certo punto anche perché, sottolinea fin da subito, con la politica ha chiuso: “Nessuna nostalgia e neppure la ricerca di un ruolo. Sono venuto qui per ribadire l'importanza della sfida per l'Italia e per la Lombardia e per farvi l'invito a votare uniti. E poi torno al mio lavoro”.

Prima di ricalarsi nella sua nuova vita tuttavia si è concesso la parentesi milanese. E il suo breve ritorno sul palcoscenico della politica è coinciso proprio con la benedizione della coalizione di centro – sinistra, quella parte politica che una volta fu roba sua. “Ogni cittadino deve capire che domenica prossima si gioca il nostro futuro e deve fare il possibile perché l’Italia abbia un governo forte, onesto che nei prossimi cinque anni ci porti fuori dai guai”.

TRADITORI – Nel suo intervento Prodi si è rivolto direttamente a Bersani invitandolo ad essere “duro con quei servitori dello Stato che sono diventati servitori di se stessi”. E si è tolto anche qualche sassolino dalle scarpe. Nel giro di dieci anni 1996 – 2006, il Professore è stato messo per ben due volte in sella alla guida della cordata di centro – sinistra. Due volte uscito vincitore dalle urne, due volte tradito e caduto dopo appena due anni di governo. Che la storia si ripeta anche con Bersani? C’è chi è pronto a scommettere di sì. Tutti coloro che non credono impossibile l’eventuale ipotesi di famiglia allargata: una piattaforma politica che da Vendola arrivi a Monti, passando per Bersani. Prodi no, è convinto che stavolta il progetto possa tenere all’intemperie della politica, anche perché “non che i traditori, di destra e sinistra abbiano fatto una buona fine”, ma soprattutto per via di una “squadra che resterà unita perché abbiamo imparato la lezione e perché è fatta da uomini diversi dal passato”. E in questa squadra più saggia Prodi ci ha messo tutti i protagonisti di questa nuova giostra, compreso Matteo Renzi: “Sarà una grande risorsa per il futuro”.

PRODI AL QUIRINALE? – Insomma Bersani l’uomo della vittoria e a Renzi le chiavi del domani. Il disegno dell’ex primo ministro è completo. Anche se nella tela compare un angolo bianco, quello che riguarda proprio il suo di futuro. La parola magica in questo caso è Quirinale, ovvero Presidenza della Repubblica. Fantapolitica? Mica tanto. Prodi smentisce e ribadisce come sia concentrato solo sul suo lavoro. Ma la voce, dopo l’intervento di ieri, se prima solo sussurrata oggi si è fatta sempre più insistente. C’è chi infatti ha tratteggiato l’intervento a Milano come un impegno concreto per guadagnarsi il lascia passare per il colle.

Il SI DI CASINI, IL NO DI D’ALEMA – A partire da un suo fedelissimo, Arturo Parisi, che non ha smentito: “Su Prodi è un segreto di pulcinella. Che sia un candidato alla presidenza della Repubblica è nelle cose, non c’è bisogno di elucubrare. Non è però una cosa all’ordine del giorno e nell’immediato il calendario dice che i cittadini si devono recare alle urne”.  Che Parisi faccia il tifo per il Professore è scontato. La cosa comincia ad avere sostanza se confermata da Pier Ferdinando Casini: “Prodi è uno dei candidati al Quirinale come tutti i giornali dicono, anche se i giornali dicono un sacco di sciocchezze. Io candidato alla presidenza della Repubblica? Una sciocchezza, che lo sia Prodi no. Prodi è una delle personalità che legittimamente può pensare di andare al Quirinale”. Prove di dialogo post voto? Possibile, le alleanze passano anche dai volti intercettati per ricoprire le cariche di prestigio. D’Alema permettendo, chiaramente, che con Prodi non è mai andato troppo d’accordo per usare un eufemismo: “Non commento le interpretazioni dei giornali”, ha risposto secco a chi gli chiedeva lumi su questo scenario. “Credo più semplicemente – ha proseguito riferendosi all’intervento di Milano del Professore – che Prodi abbia voluto dare il suo sostegno al centrosinistra”. D’Alema permettendo, appunto.

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