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Sabato, 22 Gennaio 2022
SCANDALO MPS / Italia

Scandalo Mps-Antonveneta: in un anno bonifici per 17 miliardi di euro

Il ministro Grilli annuncia sanzioni di Bankitalia: “Il governo tutela i risparmiatori”. Ancora polemiche: Grillo a Bersani, “dimettiti”. Il segretario Pd: “Sei un autocrate da strapazzo”

Il Monte crolla sotto i colpi della magistratura e la polemica politica impazza. L’inchiesta condotta dalla procura di Siena, affidata ai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, si sta allargando a macchia d’olio. Al centro del sisma finanziario i derivati malati e quel buco da 700 milioni di euro, ma soprattutto il caso Antonveneta. E le cifre contestate sono da capogiro: miliardi di euro che partono da Siena, fanno il giro d’Europa per arrivare fino in Asia. Più la procura di Siena scava sull'acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi, più la partita diventa complessa e ampia.

ANTONVENETA – A cominciare dai reati contestati agli indagati, che sarebbero meno di dieci, tra cui ci sarebbe anche l'ex presidente Giuseppe Mussari (notizia mai confermata ma neppure mai smentita): i magistrati - anche alla luce delle nuove carte arrivate da Milano sui derivati dell'operazione Alexandria con la banca Nomura - starebbero valutando se sia ipotizzabile anche il reato di truffa ai danni degli azionisti. Un'ipotesi, questa, che andrebbe ad aggiungersi a quelle già avanzate di manipolazione del mercato, ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza, aggiotaggio. Ma i pm vogliono soprattutto capire come sia stato possibile che in soli due mesi il prezzo di Antonveneta sia schizzato dai 6,6 miliardi pagati dal Banco Santander ai 9,3 (piu' oneri vari che hanno fatto salire il prezzo definitivo a 10,3 miliardi circa) tirati fuori da Mps. Ai quali vanno aggiunti almeno altri 7,9 miliardi di debiti Antonveneta, che l'istituto senese si è accollato.
Quel che è certo, perché documentato, è che in soli 11 mesi – dal 30 maggio 2008 al 30 aprile 2009 – il Monte ha effettuato bonifici per oltre 17 miliardi. Soldi che sono finiti ad Amsterdam, Londra e Madrid. L'elenco dei bonifici è agli atti dell'inchiesta e già sul primo versamento si sta concentrando l'attenzione degli inquirenti: il 30 maggio partono da Siena 9 miliardi e 267 milioni a favore di Abn Amro Bank con sede ad Amsterdam, che il Banco Santander – si legge nel documento informativo relativo all'acquisizione di Antonveneta inviato alla Consob da Mps – ha nominato “soggetto venditore titolare di diritti e obblighi derivanti dall’accordo”.
Si tratta infatti di una cifra maggiore, anche se di poco, dei 9 miliardi e 230 milioni pattuiti al 'closing' per l'acquisizione. Il secondo bonifico parte lo stesso giorno ed è destinato al Banco Santander di Madrid, per un importo complessivo di 2,5 miliardi. Il 31 marzo 2009 partono altri due bonifici, uno da un miliardo e mezzo e l'altro da 67 milioni, entrambi a favore del Banco Santander di Madrid. I restanti quattro bonifici vengono disposti da Mps il mese successivo, il 30 aprile. I primi due, ancora una volta, sono a favore del Banco Santander e riportano uno l'importo di un miliardo e l'altro di 49 milioni; gli ultimi due, da 2,5 miliardi e da 123,3 milioni, sono a favore di Abbey National Treasury Service Plc di Londra.
Sono soprattutto questi ultimi due ad interessare gli inquirenti perché si tratterebbe di cifre che, secondo qualcuno, sarebbero successivamente rientrate in Italia usufruendo dello scudo fiscale. Ma le domande non finiscono qui. Anche perché è lo stesso Monte dei Paschi, nei documenti ufficiali, ad avanzare qualche perplessità sull’operazione. Nel documento inviato alla Consob, nell'analizzare i rischi connessi ai risultati economici di Antonveneta, la banca senese affermava che “Banca Antonveneta potrebbe continuare a non generare risultati economici positivi, con possibili effetti negativi sull’attività e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'Emittente e del Gruppo”.
È possibile, ci si chiede in procura, che con una simile valutazione venga pagato un prezzo così alto? Ma c’è un altro elemento. “Bmps – si legge sempre nel prospetto informativo – non ha effettuato una formale ‘due diligence’ finalizzata all’aggiustamento del prezzo di acquisizione”, anche se ha avuto modo di controllare i bilanci di Antonveneta. Né, tantomeno “sono state redatte perizie di stima ai fini della determinazione del prezzo”.
VIOLA – Insomma il conto è a nove zeri e la voragine potrebbe essere un cratere che rischia di mettere alla prova l’intero sistema finanziario italiano. Ma mentre Bankitalia esclude l’ipotesi del commissariamento della banca per l’ad Fabrizio Viola Mps, come ha affermato durante Porta a Porta, “è solida e non è in ginocchio” e vista dalla parte dei correntisti e degli obbligazionisti “la situazione della banca è sotto controllo, non ci sono criticità”. Non solo, l’amministratore delegato del Monte è certo che la l’istituto finanziario sarò in grado di rimborsare l'intero ammontare dei Monti Bond, così come previsto dal piano industriale presentato a luglio dello scorso anno, anche se sarà “dura” ripagare il debito con un interesse del 9%. E in questo quadro la Fondazione Mps sarebbe pronta a farsi da parte per sopravvivere. L'indicazione è emersa dalla bozza del documento programmatico non ancora reso noto, in cui viene scritto che Palazzo Sansedoni è disposto a scendere sotto la soglia del 33,5% per garantirsi la “sopravvivenza” e l'equilibrio finanziario. Un orientamento che, di fatto, andrebbe a combaciare con l'auspicio del presidente del Monte, Alessandro Profumo, da tempo disponibile a far entrare nuovi azionisti nella compagine azionaria della banca più antica del mondo, purché di lungo periodo.
POLEMICA POLITICA – E la politica? Si strappa le vesti, che sotto elezioni fa sempre un gran bene. Così Pdl, Grillo, Monti, Ingroia attaccano e Bersani si dice pronto a “sbranare” chiunque insinui coinvolgimenti da parte del Pd. E pochi minuti fa in Parlamento il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha riferito sul caso: uno dei “punti forza dell'Italia è la riconosciuta solidità del sistema bancario”, ha affermato ad inizio relazione il titolare del dicastero economico. “Le nostre banche hanno mostrato capacità uniche. Non sono necessari salvataggi. Non bisogna insinuare dubbi sulla solidità del sistema, non risponde a realtà. Neppure le vicende Mps modificano il quadro”. Proprio nel caso delle misure per Mps si trattava di “limitare i rischi sistemici mettendo al sicuro il risparmio dei correntisti”. Un passaggio che precisa una seconda volta: “non si tratta di interventi a favore del management, ma a favore dei risparmiatori”. Tradotto la mano tesa del governo, poco meno di 4 miliardi di euro, che per capirci corrisponde alla cifra raccolta grazie all’Imu prima casa, è un prestito per preservare i correntisti non il mondo dell’alta finanza. Per questo precisa che non si tratta di un “salvataggio” ma di un “rafforzamento del capitale” secondo gli standard Eba. Ma il ministro avverte: in seguito alle ispezioni del 2011, Bankitalia “ha avviato una procedura sanzionatoria nei confronti del management del Mps” e tale procedura “ad oggi è in fase conclusiva”. Ed in questo ricorda come il rapporto ispettivo del marzo 2012 'evidenziava carenze nell'organizzazione dei controlli interni'.

GRILLO/BERSANI – Da Grilli a Grillo il passo è breve, giusto una vocale. A cambiare è la sostanza. Beppe Grillo, infatti, in mattinata il più duro di tutti. La richiesta del leader del Movimento 5 Stelle è perentoria: dimissioni immediate di Bersani da segretario del Pd. Il secondo passo,  l’istituzione di una commissione d'inchiesta. “Mps fa impallidire non solo Parmalat, ma anche il fallimento del Banco Ambrosiano, dietro a questo colossale saccheggio, come avvenne allora, ci può essere di tutto. Craxi, in confronto, rubava le caramelle ai bambini”, scrive Grillo dal suo blog. Al blogger genovese risponde subito Pierluigi Bersani: '”Non ho nessun problema, ci vorrebbe una verifica parlamentare sui derivati, su questi meccanismi finanziari. Perché' c’è il caso Mps e in più generale l’andamento della finanza. Bisogna vedere come vengono tali meccanismi che vanno messi sotto controlli. Lo diciamo da un pezzo”. Bersani, pronto a sbranare chi dubita dei suoi, così poco dopo si rivolge direttamente a Grillo: “Chi dice cose fuori dal segno ne risponde. Aggiungo che vorrei capire da che pulpito democratico Grillo parla di dimissioni, io ce l’avrei un partito che potrebbe chiedermele. A Grillo chi può chiederle? Ecco, allora lezioni non ne dia per favore che da quel lato non ne prendo, da autocrati da strapazzo non ne prendo”.

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