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Giovedì, 20 Gennaio 2022
ELEZIONI

"Voto utile": il Pd spacca il centro e attacca Ingroia

Prima Renzi contro Rivoluzione civile: "Voto inutile". Poi la spietata corte di Bersani ai voti 'moderati' in Lombardia. Con un nuovo-vecchio alleato, Pietro Ichino: "Un centrista può scegliere Ambrosoli". Ingroia: "Bersani-Monti, inciucio in corso"

Il primo a parlare di 'voto utile' in questa campagna elettorale è stato il segretario del Pd Pierluigi Bersani. A metterci il carico, Matteo Renzi. Il nemico: Antonio Ingroia e Rivoluzione civile

Ingroia che, insieme al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, non hanno perso tempo e hanno immediatamente denunciato la proposta choc arrivata da parte del centrosinistra: un patto di destistenza in Sicilia e Lombardia. Risultato: porta chiusa di Rivoluzione civile all'asse Pd-Sel. E rischio pareggio al Senato che si fa sempre più forte.

RENZI. E così Matteo Renzi in una fredda domenica di campagna elettorale è tornato sull'argomento a modo suo, a gamba tesa: "Si sono tutti arrabbiati dopo che ho detto che il voto a Ingroia è un voto buttato via, allora lo dico meglio: è un voto che non serve a niente. E' un atto di testimonianza. E' tecnicamente un voto che agevola il tentativo di rimonta di Berlusconi". Lo ha detto Matteo Renzi a Torino, nel corso di un incontro pubblico alla Galleria d'arte moderna.

"Se mi si dice che questa è un'affermazione politicamente scorretta - ha proseguito il sindaco di Firenze - permettetemi di dire anche che sarà un gran giorno quello in cui, quando un giudice decide di entrare in politica, dovrà lasciare la magistratura. Per rispetto ai tanti pm che fanno bene il loro lavoro. Con quale credibilità poi un magistrato torna a fare l'arbitro imparziale dopo che si è impegnato in politica?".

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ICHINO. A raccogliere l'assist di Renzi e Bersani al 'voto utile' che in Lombardia si traduce in 'voto disgiunto' (per Monti alle politiche, per il centrosinistra alle regionali) ecco l'ex Pd Pietro Ichino, oggi candidato con Monti per il Senato, che a Repubblica spiega: "In Lombardia esistono, oggi, due opzioni sul piano regionale entrambe compatibili con una scelta politica sul piano nazionale per la Lista Monti".

"Proprio per il motivo che ho appena detto - precisa il giuslavorista -, non vedo una incompatibilità del voto per Ambrosoli in Lombardia con il voto per Monti sul piano nazionale. Non dimentichiamo che anche la lista Ambrosoli è una lista civica, non di partito". 

E ancora: "Le figure di Albertini e Ambrosoli rappresentano due aspetti e due tendenze di una stessa società civile ambrosiana, onesta, laboriosa, europeista, convinta della necessità di riformare profondamente il nostro paese per fargli raggiungere i migliori parametri europei", aggiunge. 

Ichino per ora non scioglie la riserva sul suo di voto, ma quando lo farà, promette, lo dirà "ma ogni cosa a tempo debito". Sia Ambrosoli sia Albertini sono "dalla parte giusta - precisa -, che è quella legata alla strategia europea dell'Italia. E' Roberto Maroni che è dalla parte sbagliata. La sua posizione è incompatibile non solo con l'agenda Monti, ma con la stessa Costituzione italiana".

BERSANI. "Può una svolta. Finalmente, fa breccia l'idea del voto utile. Utile per vincere". In pubblico Pier Luigi Bersani riconosce la legittimità di tutte le scelte elettorali. In privato, le novità che arrivano dalla Lombardia lo spingono a immaginare un cambio di passo della campagna elettorale che va oltre le regionali e sposta gli equilibri delle elezioni politiche. 

"Bisogna far capire che la partita è tra il centrosinistra e Berlusconi. In Lombardia e in tutta Italia". Non solo la conquista del Pirellone. La questione cruciale è quella del Senato e dei premi di maggioranza regionali, soprattutto nelle regioni più popolose. 

Nel risiko democratico, infatti si guarda già alla prossima mossa: l'obiettivo è la Sicilia. Il governatore emiliano Vasco Errani ha convinto Matteo Renzi a scendere a Palermo, tappa non prevista inizialmente nel suo tour elettorale. Dove il sindaco di Firenze può drenare consensi ai centristi. E i sondaggi di Largo del Nazareno registrano qualche spostamento dal centrodestra al centrosinistra grazie alla lista Crocetta. Ma la Lombardia è e resterà più importante dell'isola.

INGROIA. L'invito al voto disgiunto in Lombardia per Ambrosoli da parte di alcuni esponenti 'montiani' non indurrà alla "desistenza" Antonio Ingroia, anzi: "Quelle prese di posizione - spiega a Repubblica il candidato premier di Rivoluzione civile - sono una dimostrazione che c'è un inciucio in corso fra Monti e il Pd". 

"E' un grave errore politico - sottolinea Ingroia - di cui il Pd porterà con se la responsabilità. Non potrà mai fare una politica di centrosinistra: ne farà una neo-liberista. Contro la quale ci opporremo con tutte le forze".

In Regioni-chiave, aggiunge, "ci vedono come guastafeste perchè portiamo proposte innovative e rivoluzionarie. Fra queste la legge Ingroia-La Torre che ho scritto con Franco La Torre, il figlio di Pio La Torre. L'obiettivo è quello di aggredire patrimoni della mafia ma anche dei corrotti e dei grandi evasori fiscali". 

"Il fatto che siano in tanti ad attaccare sempre Ingroia - dice riferendosi anche alle ultime affermazioni di Matteo Renzi - significa che hanno veramente paura. Io so una sola cosa: l'unico voto utile per una forza dalla parte dei cittadini è quello a Rivoluzione civile. Anzichè per il Pd che va nelle braccia di Monti". 

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