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Giovedì, 19 Maggio 2022
Politica Italia

Emiliano, Bersani e D'Alema gridano al golpe: ecco il "listone di sinistra"

Un "nuovo Ulivo" per dirla come Bersani che con il governatore della Puglia Michele Emiliano chiede un congresso anticipato del Pd. Dopo la "guerra" aperta dichiarata da Massimo D'Alema anche Vendola si aggrega al nuovo partito "a sinistra di Renzi"

I venti di scissione che agitano il Pd sono sempre più forti. Dopo la "guerra" aperta dichiarata da Massimo D'Alema, ad alimentarli arrivano le dichiarazioni di Pierluigi Bersani che oggi non ha escluso la possibilità di un abbandono. E il nuovo passo avanti di Michele Emiliano che - incurante per gli strali della maggioranza sui di lui domenica scorsa- ha aperto formalmente la raccolta on line di firme per chiedere il congresso del Pd subito, prima di nuove elezioni indicandola come ultima spiaggia "per ritrovare unità".

Di firme, secondo lo Statuto, ne servono 20 mila perché il congresso venga convocato prima delle elezioni politiche. L'iniziativa di Emiliano è stigmatizzata dagli altri 19 segretari regionali del Pd ma lui non molla: "Se io capisco che il Pd è stato oggetto di un golpe e quindi di una appropriazione al di là delle regole della politica e della democrazia, è chiaro che io non posso rimanere - ha detto il governatore della Puglia, Michele Emiliano, intervistato a Radio24  - Però noi militanti abbiamo il dovere di batterci fino all'ultimo perchè la scissione non ci sia" ma il dubbio è che "ci sia una reciproca convenienza alla scissione".  "Il congresso sarebbe stato quasi un obbligo politico" per Matteo Renzi dopo "un risultato referendario così devastante", ha concluso Emiliano.

Sempre dalla Puglia alza i toni anche Nichi Vendola che a sorpresa scommette su D'Alema: "Guardo con molto interesse a quello che si sta muovendo, all'impegno di D'Alema, che mi auguro faccia qualche autocritica. Perché Renzi non l'ha portato la cicogna, ma è frutto di una storia e dell'idea che il compito della sinistra sia fare la destra, questo è il blairismo. Nessuna alleanza con il Pd renziano, ma osservo che il giocattolo si sta rompendo nelle mani di Renzi".

"Io non faccio nessuna minaccia, e non prendo neanche nessun impegno particolare", ha detto Bersani a Radio 24, rispetto all'eventualità di un suo addio al Pd. "Dirò nei prossimi giorni - ha aggiunto l'ex segretario - quel che penso sia sensato per chiunque voglia bene al Pd e all'Italia. Dopo di che mi aspetto una risposta". Bersani è anche tornato a chiedere di celebrare il congresso prima delle elezioni, che dunque non dovrebbero tenersi in tempi brevi: "Penso - ha spiegato - che in tutti i partiti del mondo prima di andare alle elezioni che ci saranno, nel 2018, quando saranno, si fa il punto sul programma e la leadership. Ovunque. Quindi qui c'è una questione democratica, non solo per l'Italia anche per il Pd sennò la cosa diventerebbe veramente seria perchè saremmo l'inedito".

Renzi, per parte sua, non cambia road map. Le elezioni entro l'estate, con il congresso da celebrare nei tempi stabiliti, quindi a fine 2017, restano l'obiettivo del segretario Pd, tornato l'intera giornata al lavoro al Nazareno. Il leader non replica direttamente agli oppositori, limitandosi a una "stillettata" verso gli "addetti ai lavori": in un post sul suo blog dedicato a Pompei (e pubblicato prima delle dichiarazioni di Bersani) l'ex premier nota come "si emozionino più per le leggi elettorali o le ricandidature".

La linea affidata ai suoi fedelissimi è quella di non alzare i toni, nella convizione che alla fine la scissione non ci sarà. "Non credo, Bersani è una persona seria, spero che non lo faccia", commenta in Transatlantico un renziano doc come David Ermini. "In una fase molto difficile - aggiunge Marco Donati, deputato aretino - serve unità del partito. Più che minacce serve responsabilità".

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