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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Il punto

Messina Denaro arrestato, Meloni: "Non cambio l'ergastolo ostativo"

Il governo Meloni rivendica la riforma e di aver messo fra i punti cardini del programma la lotta alla mafia. Ma sulla norma dell'ordinamento penitenziario ci sono dubbi

"È un giorno di festa per me, che ho cominciato l'avventura che mi ha portato alla presidenza del Consiglio dei ministri dalle macerie di via D'Amelio e sono fiera del fatto che il primo provvedimento del governo che presiedo sia stato sul carcere duro". Sono le prime parole della Presidente del consiglio Giorgia Meloni non appena arrivata a Palermo, nel giorno dell'arresto del super boss della mafia Matteo Messina Denaro, tra i più pericolosi al mondo, la cui latitanza è finita dopo trent’anni.

Matteo Messina Denaro, l'arresto dell'ultimo capomafia in diretta

Meloni ha aggiunto che, "se oggi non corriamo rischi dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro di regimi carcerari meno rigidi è perché quell'istituto fortemente voluto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è stato difeso dai provvedimenti del governo". Insomma Meloni evidenzia la lotta alle mafie come uno dei punti cardini dell’agenda del suo governo. Alla lotta alle mafie aveva anche dedicato un passaggio importante nel suo discorso di insediamento alle Aule del Parlamento. E quando dice che oggi si corrono meno rischi, si riferisce alla legge sull'ergastolo varata nelle ultime ore dello scorso anno.

La norma in ambito giudiziario, era contenuta nel così detto Dl Rave, che introduceva il reato di Rave, che prevede adesso la reclusione da tre a sei anni e la multa da mille a 10mila euro per chiunque organizzi o promuova l’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati. Nel Decreto legge, poi convertito in legge, c'era anche la disciplina dell’ergastolo ostativo. Cosa prevede? Che ai benefici penitenziari siano ammessi i condannati per reati contro la Pubblica amministrazione, anche se non hanno collaborato con la giustizia. Si prevede anche l'innalzamento della durata del periodo di pena da espiare per l'accesso alla liberazione condizionale e l'allungamento della durata della libertà vigilata (dieci anni anziché cinque) in caso di condanna all'ergastolo. Con un emendamento del Terzo polo, era stata anche cancellata la legge così detta Spazzacorrotti, quella sulla prescrizione voluta dall’ex ministro Bonafede.

Che cos'è l'ergastolo ostativo?

Un passo indietro. Che cos'è l'ergastolo ostativo? Fa parte dell'ordinamento penitenziario e entra in gioco nel caso in cui ci si trovi di fronte a persone che si sono macchiate di reati particolarmente esecrabili e gravi. Si pensi ai reati di mafia o terrorismo o eversione. L'ergastolo ostavo prevede di escludere quei condannati dai benefici penitenziari, cioè tutti quei premi che di fatto rendono l'ergastolo in Italia solo una parola suggestiva e mai una vera pena fino alla morte del detenuto. Infatti ogni detenuto può sempre accedere alla liberazione condizionale, al lavoro esterno, ai permessi premio, alla semilibertà.

Ecco, nel caso di chi viene colpito dal carcere ostativo, tutto questo viene meno a meno che non collabori con la giustizia. In pratica lo Stato fa scegliere al detenuto: o l'ergastolo (vera pena perpetua) oppure si possono ottenere degli sconti ma solo se si diventa di fatto dei collaboratori di giustizia. Nell'ottica del governo Meloni, l'ergastolo ostativo è necessario per garantire certezza della pena e per lottare in modo efficace contro la criminalità organizzata.

I dubbi costituzionali sull'ergastolo ostativo

Tuttavia questa norma è molto discussa dagli addetti ai lavori perché apre degli scenari di dubbia applicazione in una cornice di stato di diritto e democrazia liberale come è l'Italia. In effetti a ben guardare, c'è chi ha sollevato il dubbio che si tratti di una sorta di ricatto che, in primis, rischia di alimentare il malcostume dei finti pentiti. Non sono poche nella storia repubblicana le inchieste della magistratura che si sono basate esclusivamente sulle testimonianze di pentiti che, alla fine, si sono rivelati inattendibili. Inoltre c'è il dubbio che ci sia proprio un problema di carattere costituzionale, che è stata chiamata in causa proprio in un caso in un processo ordinario.

Nel 2021, dunque prima del Dl Rave, un giudice aveva sollevato un dubbio di costituzionalità, reputando che  la legittimità costituzionale della legge in questione fosse dirimente ai fini del giudizio. Così aveva sospeso il processo in attesa di un pronunciamento della Consulta. Secondo la Consulta, la norma era in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione. Il primo recita che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge"; il secondo dice che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Dunque per la Corte Costituzionale, l’ergastolo ostativo, almeno come era formulato prima del governo Meloni, aveva profili di incostituzionalità perchè creava una disparità di trattamento fra persone giudicate dalla legge e anche perché si rinunciava alla rieducazione del detenuto, che è invece fondamento imprescindibile del sistema giustizia italiano.

Per questo la Corte costituzionale aveva deciso di concedere un anno di tempo al Parlamento per approvare una nuova legge, che fosse in linea con il dettato della Carta. Il Parlamento non è intervenuto in tal senso ma dall’altra anche la Corte Costituzionale, lo scorso novembre, aveva rimandato la palla ai tribunali ordinari, in attesa di una legge. Norma che è appunto arrivata due settimane fa circa. Ci sarà ora da capire se la legge sarà applicabile o meno dai giudici e se qualcun altro solleverà il dubbio sulla costituzionalità della legge compresa del Dl Rave e, eventualmente, una nuova pronuncia delle toghe della Corte costituzionale.

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