Venerdì, 17 Settembre 2021
Corruzione

Corruzione, pene più severe per chi falsifica i bilanci

Con un emendamento al ddl anticorruzione il governo inasprisce le pene per le società quotate in borsa e le banche colpevoli di falso in bilancio. Linea 'morbida' invece per le aziende non quotate. Ecco tutte le novità

Con un emendamento ad hoc al ddl anticorruzione, in discussione in Commissione Giustizia, il governo inasprisce le pene, per le società quotate in Borsa, per quelle che emettono titoli sul mercato e per le banche, colpevoli di falso in bilancio: il reato verrà punito con una pena che va dai tre agli otto anni di reclusione, rendendo possibile l'uso delle intercettazioni per rilevare eventuali irregolarità.

Nulla cambia però per le società non quotate in borsa: come previsto dal ddl in questo caso le pene possono variare da 1 a 5 anni, termine massimo che esclude l'utilizzo delle intercettazioni durante i relativi accertamenti. Una riduzione (in precedenza per le non quotate erano stati previsti da 2 a 6 anni) che era stata criticata proprio da una parte del Pd.

FATTI DI LIEVE ENTITA' - Per le piccole società, cioè quelle che secondo il codice civile non possono fallire, è prevista la procedibilità a querela di parte. Per i fatti di lieve entità, la reclusione andrà dai 6 mesi ai 3 anni, mentre è prevista, sulla base di quanto deciso dalla recente riunione del Consiglio dei ministri, la non punibilità per particolare "tenuità del fatto". Ma toccherà al giudice valutare caso per caso.

Non saranno solo gli amministratori delegati o i sindaci a pagare in caso di falso in bilancio. Sono infatti previste pene più severe anche per i vertici delle società: dovranno pagare dalle 200 alle 600 quote. Quindi anche loro avranno interesse a che i propri amministratori siano onesti.

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