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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Evasione fiscale /2

Tasse, Fassina sdogana a sinistra l'evasione per la sopravvivenza

Il viceministro all'Economia: "Non è una questione di carattere prevalentemente morale". Gongola Brunetta: "Mi pare di sentire Berlusconi"

“Senza voler strizzare l’occhio a nessuno senza ambiguità nel contrastare l’evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno”. Se il virgolettato fosse stato pronunciato dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, o più in generale fosse uscito dalle parti del centro-destra, la cosa sarebbe passata quasi sotto silenzio. Ordinaria amministrazione. Detta a sinistra, come ha fatto questa mattina ad un convegno di Confcommercio il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, la faccenda è più problematica. Questione/i di fondo: le tasse. Il nodo è basilare ed è uno dei pochissimi terreni in cui la distanza tra le parti, sinistra – destra, si mantiene ancora marcata. Per la destra è basilare che le aliquote per tutta la filiera della produzione, dalle imprese agli esercenti, siano alleggerite. Il tutto spendendosi poco, o pochissimo, per quel che riguarda le rendite finanziarie. La sinistra non disconosce l’abbassamento delle imposte, anzi, ma solo e soltanto se il sistema fiscale venga alleggerito partendo dai redditi più bassi; semmai trovando le risorse picchiando proprio sulle rendite, la parte improduttiva del sistema economico.

Ma c’è un di più di peso. Storicamente i ‘padroni’, che siano imprenditori e titolari di esercizi economici, sono sempre stati invisi dalla sinistra operaia. Roba degli anni settanta, quando lo scontro sociale superò di gran lunga il livello di guardia. Oggi, le cose, così come le parti in causa, sono radicalmente mutate. E sinistra, quella che fa politica, si è abituata a parlare e ad andare a cena insieme con i ‘padroni’.

Tuttavia il retaggio storico (del grosso del corpo elettorale), sedimentato nei cromosomi del DNA rosso, fa sì che nel 2013 la logica del fisco sia pervasa dalla questione morale (che se letta dal verso giusto non fa una piega). Per questo la lotta senza quartiere agli scudi fiscali e a tutte le tipologie di condono. Su questo capitolo a sinistra non si transige. Tuttavia la crisi, le lettere di Equitalia, il gigantesco debito dello Stato con la piccola e media impresa, i suicidi, hanno scavato un solco talmente profondo nel Paese da incidere anche nei convincimenti di uno degli esponenti più ortodossi della sinistra moderna, l’uomo alla sinistra del Pd, Stefano Fassina. Che tanto per ribadire il concetto la butta proprio sulla questione morale: la piaga dell’evasione? “Non è una questione di carattere prevalentemente morale”, sottolinea il viceministro, ricordando di aver affrontato la questione in un libro alcuni anni fa.

BRUNETTA – Parole dolci come il miele per quel che riguarda la sponda destra del Parlamento ed ora delle larghe intese. “Con Fassina – sottolineata dalle parole del capogruppo alla Camera del Pdl, Renato Brunetta – ho vaste ragioni di dissenso, e ci ho polemizzato poco fa sull’Imu. Ma talvolta si lascia trascinare dall’istinto di verità e stupisce piacevolmente”. Finita qui la sviolinata? Macché, l’ex ministro va ben oltre e si spinge in un parallelismo quantomeno ardito, quello con Berlusconi: “Quando sostiene che questa spaventosa pressione fiscale induce gli onesti a evadere per sopravvivere, mi pare di sentire quel Berlusconi che i compagni del suo partito azzannavano come complice degli evasori. Benvenuto nel Popolo della libertà. Ora mi auguro che Fassina perseveri”.

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