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Martedì, 25 Giugno 2024
Fiat / Roma

Vertice Fiat, Marchionne: "Resteremo in Italia". Fiom: "Nessun passo avanti, solo annunci"

Cinque ore di incontro tra Governo e i vertici del Lingotto e una nota congiunta: "Impregno per salvaguardare presenza del gruppo nel Paese". Ma i sindacati non si fidano: "I cittadini italiani non possono pagare Chrysler"

Cinque ore di incontro. Un incontro durante il quale i vertici Fiat - come si legge nel comunicato che fa il punto del summit - "hanno manifestato l'impegno a salvaguardare la presenza industriale del gruppo in Italia, anche grazie alla sicurezza finanziaria che deriva soprattutto dalle attività extraeuropee".

Non solo. Sergio Marchionne e John Elkan "hanno confermato la strategia dell'azienda a investire in Italia, nel momento idoneo, nello sviluppo di nuovi prodotti per approfittare pienamente della ripresa del mercato europeo", prosegue la nota congiunta diramata al termine del confronto, durato oltre 5 ore.



L'ACCORDO. Governo e Fiat "hanno concordato di impegnarsi per assicurare nelle prossime settimane un lavoro congiunto utile a determinare requisiti e condizioni per il rafforzamento della capacità competitiva dell'azienda". In particolare, "un apposito gruppo di lavoro sarà costituito presso il MISE per individuare gli strumenti per rafforzare ulteriormente le strategie di export del settore automotive".

MONTI. Il premier si dice soddisfatto perché, come confermano fonti di Palazzo Chigi, "la forte preoccupazione espressa all'inizio del vertice per il futuro della Fiat in Italia è almeno in parte ridimensionata dalle rassicurazioni di Marchionne ed Elkann".C'è stato un "vero scambio", un "colloquio franco" e soprattutto una "reciproca comprensione". Ma parte della soddisfazione deriva anche dalla possibilità di trasformare il 'caso' Fiat in 'apripista' del complesso negoziato aperto fra imprese e sindacati sul nodo della "competitività".

L'INCONTRO. Marchionne spiega la sua strategia, illustra la situazione dell'auto, snocciola numeri e dati. Fa capire che la chiave di tutto è nelle esportazioni; nel mercato extra europeo, ormai asfissiato da una produzione eccessiva e incapace di assorbire nuove autovetture. Ma puntare sui mercati statunitensi e sud americani, a cominciare dal Brasile, - rassicura il manager italio-canadese, non significa smantellare la produzione in Italia: conferma ad esempio che quando la ripresa ripartirà a Mirafiori saranno prodotti due mini-suv. L'esposizione è lunga. L'incontro viene interrotto per permettere consultazioni separate: il governo da un lato, l'azienda dall'altro. Fino all'accordo "sulla competitività". Si proverà, quindi, a fare di Fiat un 'laboratorio' tra impresa, politica e sindacati.

REAZIONI. Ma i sindacati che dicono? La Fiom è tutt'altro che soddisfatta dell'esito del summit: a spiegare la posizione dei 'caschi blu' della Cgil è Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom, che a Repubblica conferma: "Nell'incontro di ieri non c'è traccia di nessun impegno della Fiat in Italia. Il governo e i suoi ministri avrebbero dovuto chiedere alla Fiat di impegnarsi su quattro punti, i prodotti, gli investimenti, i tempi e l'occupazione. Quanto, quando e dove investire. E' l'unico modo per uscirne'', sostiene Airaudo. ''Invece abbiamo solo una lista di buone intenzioni. La Fiat promette di investire, ma solo 'al momento idoneo', dunque non oggi. Non mi sembra un passo avanti''. "Marchionne ha in cassa tra i 18 e i 20 miliardi e vuole rimanere liquido per completare l'acquisizione in Chrysler, ma non è pensabile che siano i cittadini italiani a pagare una fetta della casa automobilistica Usa", sottolinea Airaudo, che torna a proporre "l'apertura del mercato ad altri produttori di auto", perchè ''non si può pretendere che la Fiat sia l'unica casa automobilistica italiana ma produca e investa solo all'estero''.

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