Venerdì, 18 Giugno 2021
Whatever it takes

Fico fallisce l'esplorazione, Mattarella: "Nominerò un governo di alto profilo"

Il presidente della Camera al Quirinale dopo le consultazioni: "Non c'è unanime disponibilità a dare vita a una maggioranza". Italia Viva lascia il tavolo dopo i contrasti con il M5s. Dal Quirinale no alle elezioni anticipate: "C'è una pandemia e impegni impellenti". Mattarella convoca Draghi

Il capo dello Stato Sergio Mattarella, al termine dell'infruttuoso mandato esplorativo affidato al presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico ha convocato al Quirinale l'ex governatore della Banca Centrale Europea, il professor Mario Draghi alle ore 12:00 di domani mercoledì 3 febbraio 2021.

Seguiranno giorni intensi perché se Draghi dovesse accettare l'incarico, dovrà cercare il consenso dei vari gruppi parlamentari perché al Senato senza i voti di Movimento 5 stelle, Lega e FdI non c'è maggioranza. Se nel centrodestra Salvini e Meloni erano gli esponenti che più si erano battuti per le elezioni anticipate, pur aprendo ad un possibile governo del presidente, per i 5 stelle si apre uno scenario molto rischioso per l'unità e la sopravvivenza politica del Movimento. Una certa confusione espressa da Toninelli che cade in una delle sue proverbiali gaffe spiegando di aver "fatto di tutto, perfino lavorare".

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Sarà poi il 'reggente' Vito Crimi a esprimere la linea pentastellata: "M5s non voterà per la nascita di un governo Draghi". Così come il ministro Fraccaro che in un tweet commenta: "Avremmo sostenuto solo un governo guidato da Giuseppe Conte. Su questo andremo fino in fondo". 

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Mattarella convoca Draghi al Quirinale

Aggiornamento 21: 35 - Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha spiegato tutti i "ragionevoli motivi" che impediscono le elezioni anticipate, ovvero quello di non avere nei prossimi mesi (4/5 mesi) un governo nel pieno delle sue funzioni. Ora il presidente della Repubblica nominerà un governo del Presidente e ha fatto affidamento alle forze politiche perché votino la fiducia "a un governo di alto profilo".

"Le elezioni sono sempre un "esercizio di democrazia" ma l'Italia in questo momento ha bisogno di un "governo nella pienezza delle sue funzioni" per affrontare le "gravi emergenze" che il Paese ha davanti. Lo ha detto il capo dello Stato Sergio Mattarella. Dalle consultazioni era emersa come unica possibilità di governo a base politica" un esecutivo che poggiasse sulla "maggioranza che sosteneva il governo precedente. La verifica di questa possibilità ha dato esito negativo". Ha aggiunto Mattarella: "Ora ci son due strade alternative: dare immediatamente vita a nuovo governo adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti - sanitaria, sociale, economico finanziaria - ovvero elezioni anticipate. Questa seconda strada va attentamente considerata perchè le elezioni rappresentano esercizio di democrazia". Ma, ha aggiunto, "di fronte a questa ipotesi ho dovere di porre in evidenza alcune circostanze che devono far riflettere sull'opportunità di questa soluzione". Mattarella ha voluto "sottolineare come un lungo periodo di campagna elettorale coinciderebbe con momento cruciale per le sorti dell'Italia".

"Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche per un governo di alto profilo, che non deve identificarsi con nessuna formula politica. Conto al più presto di conferire un incarico per un nuovo governo"

Chi è Mario Draghi

"What ever it takes", "costi quel che costi". Sono le parole che hanno fatto la storia quelle che Mario Draghi pronunciò nel 2012 quando l'Europa stava attraversando una drammatica crisi economica, con i mercati in fermento e l'euro sotto attacco. ''Nell'ambito del suo mandato, la BCE è pronta a fare tutto ciò che è necessario per preservare l'euro. E credetemi, sarà abbastanza'', disse allora il presidente della Banca centrale europea. E, ora, bisognerà vedere se con queste stesse parole, Draghi, convocato al Colle domani mattina, affronterà il mandato che il che gli verrà conferito dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Uomo del fare, pragmatico, determinato e concreto: sono le caratteristiche che a Draghi, romano, classe 1947, sono state sempre riconosciute nella sua lunga carriera. Una fama che si guadagna fin dai tempi dell'università, a Roma negli anni Settanta, nella veste di allievo prediletto di Federico Caffè. Borsista del Mediocredito, studia e insegna nei migliori campus Usa e consegue un Ph.d in Economics presso il Massachusetts Institute of Tecnology (Mit). Poi inizia la stagione dell'insegnamento all''Università di Firenze dal 1981. Approda, negli anni Ottanta, nei grigi corridoi ministeriali nella veste di consigliere economico del ministro del Tesoro Giovanni Goria, che lo designa a rappresentare l'Italia negli organi di gestione della Banca mondiale. Sono le tante esperienze che lo rendono nel 1991 il candidato ideale per la poltrona di direttore generale del Tesoro, allora incarico poco retribuito e non troppo ambito. Per molti doveva essere una tappa di passaggio in attesa di tempi migliori. E invece Draghi riesce a trasformare quell'incarico in una delle poltrone chiave per l'economia del paese. Negli stessi anni è membro del Comitato Monetario della Cee e del G-7 Deputies, nonche' presidente del Comitato di Gestione Sace. Dal '91 al '96 e' nel Cda Imi e dal '93 presiede il Comitato per le Privatizzazioni. Dal '94 al '98 e' presidente del G-10 Deputies. Sempre con grande discrezione, assume il controllo dell'industria e della finanza a partecipazione pubblica in via di privatizzazione e le redini della preparazione dei documenti di politica economica. Passano i ministri e gli schieramenti, con i governi Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D'Alema, ancora Amato e ancora Berlusconi, ma per dieci anni il 'Direttore' resta al centro dell'economia e della finanza pubblica.

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Sono anni di sfide difficili che, anche grazie alla grande stagione delle privatizzazioni, da Eni a Telecom da Imi a Comit e Bnl, cambiano il profilo economico del Paese e lasciano in eredita' al ministero di via XX settembre una forte struttura tecnica e relazioni internazionali consolidate. La centralità di Draghi nel panorama economico italiano è tale che finisce anche al centro delle polemiche. E' il caso della riunione del 'Britannia', con i principali banchieri d'affari inglesi, a portarlo nel mirino di chi lo accusa di voler 'svendere' il patrimonio nazionale. Ma a prevalere, ancora una volta, è ruolo chiave che Draghi svolge guidando un momento particolarmente difficile dell'Italia che, sulla strada verso Eurolandia, vede la lira fuori dallo Sme sotto la pressione di una finanza pubblica alle corde. Ed e' lui a condurre la difficile trattativa per il rientro della moneta nazionale, passaggio chiave per la successiva ammissione all'euro. Privatizzazioni ma non solo. Il nome di Draghi si lega soprattutto al nuovo testo per la Finanza, che passa alla storia, appunto, come 'legge Draghi'. Una legge che contiene le nuove regole sull'opa, con l'obbligo di lanciarla per chi acquista oltre il 30% di una società con un prezzo identico per i piccoli e grandi azionisti, che consente al capitalismo italiano di iniziare a confrontarsi con i mercati internazionali. Una legge messa alla prova per la prima volta nel 1999 con la scalata di Roberto Colaninno su Telecom. Una lunga stagione, quella di Draghi al ministero del Tesoro, che si chiude nel 2001 quando il ministro Tremonti chiama a sostituirlo Domenico Siniscalco. Draghi lascia Via XX Settembre e torna ad insegnare negli Stati Uniti. Nel 2002 l'ingresso in Goldman Sachs a Londra di cui ben presto diviene vice presidente per l'Europa. Il 29 dicembre 2005 diventa il nono governatore della Banca d'Italia. Draghi viene chiamato a sostituire Antonio Fazio, costretto alle dimissioni in seguito allo scandalo di Bancopoli. A causa di questa vicenda la durata dell'incarico conferito a Draghi ha un mandato a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta. Ma il nuovo Governatore vuole subito dare il segno della discontinuità rispetto al predecessore. In un discorso del 2006 dichiara che non sarebbe mai intervenuto per influenzare operazioni di mercato, neanche laddove la legge gliene conferisse facoltà. Intanto, invita il sistema bancario italiano a fusioni e aggregazioni per evitare, date le piccole dimensioni, di venire acquisite da istituti di credito stranieri. Contemporaneamente si batte per la revisione delle regole sui rapporti tra banche e imprese in due direzioni: l'innalzamento dei limiti alle partecipazioni che le banche possono detenere in gruppi industriali e alle partecipazioni nelle banche da parte di soggetti non finanziari. 

Nelle sue annuali Considerazioni finali, Draghi incalza sulla necessità di risanare i conti pubblici, riducendo il debito e tagliando la spesa. Insiste sulle riforme strutturali, dalla previdenza al mercato del lavoro, quale chiave di volta per lo sviluppo e la modernizzazione del Paese. Alla guida di Palazzo Koch, Draghi rimane fino al 31 ottobre 2011. Nell'aprile del 2006 viene eletto Presidente del Financial Stability Forum, divenuto Financial Stability Board dalla primavera del 2009. Dal 1° novembre 2011 Draghi assume il timone della Banca centrale europea. A un mese dal suo insediamento a Francoforte, nell'intervento davanti all'Europarlamento chiede ai Paesi dell'UE di recuperare in affidabilità, dichiarando che serve un segnale forte per i mercati, anche "un cambiamento dei trattati non va escluso" per andare verso una politica di bilancio omogenea. Il 5 agosto 2011, poco prima del suo insediamento, scrive, insieme col presidente uscente della BCE, Jean Claude Trichet, una lettera al governo italiano per sollecitare una serie di misure economiche, che l'Italia avrebbe dovuto al più presto attuare. Il 26 luglio 2012, in un intervento a Londra, annuncia che la Banca centrale europea farà tutto il possibile (Whatever it takes) per salvare l'Euro. Il 31 dicembre 2012 è stato nominato uomo dell'anno dai quotidiani inglesi Financial Times e The Times, per aver ben gestito la crisi del debito sovrano europeo in un momento molto delicato come l'estate di quell'anno quando la crisi finanziaria stava per contagiare grandi economie, come la spagnola e l'italiana. Nel gennaio 2015 Draghi lancia l'atteso Quantitative easing, con cui la Banca centrale europea acquista titoli di stato dei paesi dell'Eurozona per 60 miliardi di euro fino al settembre 2016. Il 31 ottobre 2019, con il tradizionale rito di passaggio di consegne a Christine Lagarde, termina ufficialmente il suo mandato di presidente della Bce.

Perché è fallito il Conte ter

"Non c'è unanime disponibilità dare vita ad una maggioranza." Con queste parole si è concluso il mandato esplorativo del presidente della Camera Roberto Fico al Quirinale al termine dei 4 giorni accordati dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per appurare la sussistenza di punti di contatto tra gli esponenti dei gruppi parlamentari della maggioranza che reggeva il governo Conte bis.

 "Allo stato attuale permangono distanze tali che non ho registrato unanime disponibilità di dare vita a una maggioranza. Si conclude oggi - ha detto Fico - il mandato esplorativo che il presidente della Repubblica mi ha affidato. A seguito di un giro di consultazioni con le forze politiche che sostenevano il precedente governo ho promosso un confronto su temi e punti programmatici tra le medesime forze politiche. Ho comunicato al Presidente l'esito del mandato: allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho registrato l'unanime disponibilità di dare vita a una maggioranza. Ringrazio il presidente Mattarella per la fiducia, è stato un onore poter dare il mio contributo in un momento così delicato per la vita del nostro Paese".

Nel pomeriggio di martedì 2 febbraio si era consumata l'ultima rottura tra Iv e M5s. Al termine dei lavori al tavolo del programma di governo i rappresentati di Italia Viva non avrebbero firmato l'intesa perché non vi era un accordo sul verbale. Ferali le parole di Matteo Renzi che commenta: "Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato". In un tweet il leader di Italia Viva elenca i punti di disaccordo con "i colleghi della ex maggioranza". Ovvero Italia Viva aveva chiesto la rimozione di Bonafede dal ministero della giustizia, così come di Domenico Arcuri dal ruolo di commissario all'emergenza coronavirus. Altro punto è la richiesta di accesso al Mes sanitario così come lo sprint sull'Alta Velocità, tutti temi sui cui il Movimento 5 stelle è notoriamente contrario. M5s che invece aveva puntato sulla implementazione del reddito di cittadinanza, la riforma dell'Anpal portata avanti da Mimmo Parisi, temi su cui si è scontrato con Italia Viva che avrebbe chiesto anche la sostituzione di Lucia Azzolina dal ministero dell'istruzione.  

 "Renzi aveva fatto richieste sugli assetti di governo e poi è arrivata la rottura inspiegabile - affermano fonti del Pd - Nonostante la disponibilità della maggioranza ad accogliere Iv nel governo, Renzi ha deciso di rompere, Iv non può pretendere di scegliere i ministri degli altri partiti".

M5s: "La rottura è colpa dei veti di Matteo Renzi"

La rottura è colpa dei veti di Matteo Renzi, Iv ha solo chiesto ministeri, senza dare alcuna assicurazione su Conte presidente del Consiglio" e arrivando a "sindacare sui ministri degli altri". Lo ha detto il reggente M5s Vito Crimi ai giornalisti a Montecitorio. "Abbiamo fatto grandi sforzi, grandi passi avanti per cercare di dare al paese un governo che potesse proseguire nella gestione di questa pandemia e potesse affrontare questioni più urgenti". Eppure "abbiamo assistito da parte della delegazione di Iv ad una attività quasi ostruzionistica, malgrado le aperture". Ha aggiunto Crimi.

"Nonostante i passi avanti è stato un continuo stop, un continuo dire no. L'obiettivo era ottenere qualche poltrona in più, questa è stata la richiesta più pressante. Malgrado questo non abbiamo ricevuto nessuna assicurazione su Conte presidente del Consiglio e hanno sindacato sui ministri degli altri".

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