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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Inchieste

"Personaggio dalla debordante propensione criminale": Fiorito resta in carcere

Il tribunale del Riesame ha respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai difensore di "Batman". I giudici: "Non rispetterebbe mai" i domiciliari. "Ha assecondato i propri sfizi e i propri capricci"

"Un personaggio dalla debordante propensione criminale". Così il tribunale del riesame di Roma definisce Franco Fiorito, l'ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio. E proprio in quanto tale, 'Batman' deve restare in carcere, con la seguente motivazione: "irriderebbe eventuali prescrizioni diverse" e "non rispetterebbe mai" altre misure cautelari.

Da qui, il respingimento all'istanza di scarcerazione presentata dai difensori di Fiorito, in carcere dal due ottobre scorso con l'accusa di peculato per la gestione dei fondi regionali destinati al suo gruppo consiliare.

Franco Fiorito "ha assecondato i propri sfizi e i propri capricci". Così scrivono i giudici del tribunale del Riesame. Rispetto all'accusa di peculato i giudici scrivono che Fiorito "approfittando della propria alta funzione si è comportato uti dominus nei confronti di denaro di cui aveva il possesso in ragione del suo ufficio, impiegandolo, dopo averlo sottratto con diversi strumenti operativi, per la soddisfazione di spese personali, spesso di natura voluttuaria".

Un'azione posta in essere per "assecondare i propri sfizi, i propri capricci". Fiorito, si ricorda, ha "trasferito a proprio favore, senza lecita causa, dal gruppo consiliare del Pdl, la complessiva somma di un milione e 357 mila euro".

E le spese ricordate tutte, dall'acquisto di una Jeep e di un Suv, ai soggiorni in hotel di lusso, come a Positano o l'acquisto non solo della villa al Circeo ma anche della caldaia. Rispetto a tutto ciò - si spiega - "la linea di difesa osservata da Fiorito negli interrogatori resi davanti al pm e davanti al gip non può essere presa in considerazione, essendo nettamente contraddetta dalle fonti documentali e dichiarative acquisite".

I giudici sottolineano che dai diversi atti istruttori compiuti non solo sono emerse le "inequivoche, gravi responsabilità" dell'indagato, "ma anche la sua personale spudorata rivendicazione in ordine a modalità arbitrarie di gestione delle risorse, con speciale riferimento ai riconoscimenti ed ai compensi che egli stesso stabiliva essere appropriati alla sua carica". Quello di Fiorito - quindi - è stato "un atteggiamento consapevolmente e volontariamente teso a misconoscere la supremazia della legge regolatrice dei limiti del suo mandato e di quelli afferenti alla gestione e all'uso delle risorse economiche pubbliche che gli erano state affidate".


Per questo, secondo il tribunale del riesame, soltanto il carcere "permetterebbe di recidere gli innumerevoli contatti intrattenuti sia con i correi che con soggetti parimenti compiacenti, con i quali" nel caso di arresti domiciliari od obbligo di firma "potrebbe interferire, come già fatto, nel processo di genuina formazione della prova o mantenere la struttura di potere da lui stesso costituita".

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