Cento anni dalla presa di Fiume, il neo irredentismo fa litigare Italia e Croazia

Polemiche per l'inaugurazione di una statua di D'Annunzio a Trieste nell'anniversario dell'impresa di Fiume. La Croazia ha consegnato una nota di protesta verbale all'ambasciatore italiano: "Mina le relazioni amichevoli e di buon vicinato"

Il sindaco di Trieste inaugura una statua dedicata a Gabriele D'Annunzio in piazza della Borsa. ANSA / Cristiana Missori

Blitz nel centenario dell'impresa di Fiume. Uno striscione con su scritto "Eja, carne del Carnaro" è stato esposto davanti al Municipio della città croata, mentre un altro striscione con la scritta "Eja Eja Alalà Comandante" è stato srotolato al Vittoriale di D'Annunzio a Gardone Riviera. Un gesto "rivendicato" da un gruppo chiamato i Lanzichenecchi e realizzato a un secolo esatto dalla Marcia dei Legionari guidati dal poeta-soldato Gabriele D'Annunzio.

"Un'impresa storica ed epica che oltre a fornire linfa vitale alle genti italiche produsse il capolavoro futur-ardito della Carta del Carnaro" si legge nella rivendicazione del blitz. 

L'impresa di Fiume

Il 12 settembre 1919 circa 2600 volontari guidati da Gabriele D'Annunzio s'impadronirono della città di Fiume che il Trattato di Versailles aveva sottratto all'Italia. Tra i volontari, partiti da Ronchi ei Legionari, era presenti numerosi i Granatieri di Sardegna che acclamarono con il sì in sardo eja l'urlo greco di guerra e vittoria proposto da D'Annunzio, alalà. A Fiume nacque così l'autoproclamata Reggenza del Carnaro che capitolò appena un anno dopo quando nel Natale 1920 le truppe del Regio Esercito italiano intervennero militarmente.

Cento anni dopo, l'inaugurazione a Trieste di una statua dedicata a Gabriele D'Annunzio è stata segnata da una piccola crisi diplomatica con la Croazia che ha consegnato una nota di protesta verbale all'ambasciatore italiano Adriano Chiodi Cianfarani.

"L'inaugurazione della statua, come il ricordo dell'anniversario dell'occupazione di Rijeka (Fiume) in alcune altre città italiane non solo mina le relazioni amichevoli e di buon vicinato tra i due Paesi, ma è anche il riconoscimento di un'ideologia e di azioni che sono in profondo contrasto con i valori europei".

Nella notte sono infatti apparsi striscioni anche a Torino, Ivrea, Venaria, Chivasso, Settimo e Piossasco, tutti a firma CasaPound, la nota organizzazione di estrema destra da ieri ufficialmente bannata da Facebook per i contenuti delle sue pagine social. 

La stampa di Zagabria tra l'altro riferisce che nella notte sconosciuti anno innalzato la bandiera italiana sul Palazzo del Governatore, che durante l'occupazione della città contesa dall'Italia e dall'allora Jugoslavia venne usato da D'Annunzio come sua residenza. Sul posto è intervenuta la polizia croata, che ha rimosso la bandiera e ha spiegato che si trattava di quella del Regno d'Italia, non di quella attuale della Repubblica italiana. Due giovani italiani, di 19 e 20 anni, sono stati intanto fermati questa mattina davanti allo stesso Palazzo, con delle bandiere italiane.

A Trieste una statua per D'Annunzio nel centenario di Fiume, protesta la Croazia

La polemica è presto servita: il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni ha applaudito alla posa della statua a Trieste descrivendola come una "iniziativa estremamente importante perché rende onore alla memoria di un grande italiano che ha segnato la storia nazionale".

Da parte sua il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza spiega: "Il '900 ormai è storia e dobbiamo essere liberi di parlarne e ricordarne gli autori senza farci problemi".

"Ma perché bisogna parlare di provocazione? Allora quando in occasione del 1 maggio vedo sventolare le bandiere della Jugoslavia cosa devo fare? "

"Ho scelto questa data perché era significativa nella storia di D'Annunzio ma avrei potuto scegliere il giorno in cui lanciò su Vienna i manifesti tricolori da un aereo - chiosa Dipiazza - tanto avrebbero avuto da ridire lo stesso. Io comunque sono anche il sindaco che nel 2010 ha fatto riunire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quello sloveno Danilo Turk, e quello croato Ivo Josipovic, facendo cantare a 380 ragazzi gli inni di tutte e tre le nazioni per un momento straordinario di pacificazione".

Fiume, lo storico Bruno Guerri: "Serve una memoria condivisa"

"La statua in verità non ritrae un D'Annunzio 'irredentista' ma un poeta seduto che legge un libro" spiega lo storico Giordano Bruno Guerri, curatore di una mostra a Trieste che ricorda l'impresa di Fiume. "Quello che è sicuro è che serve una memoria condivisa sull'impresa di Fiume fra italiani e croati, che deve essere diversa da quelle falsificate da un lato da Mussolini e dall'altro lato da Tito".

"Il fascismo si impossessò a posteriori dell'impresa di Fiume, iscrivendola nel mito della 'vittoria mutilata'; una versione, quella di Mussolini, che non è quella giusta anche perché il fascismo non ebbe nulla a che fare con l'impresa di D'Annunzio che anzi fu ingannato dal duce; ma che è stata accettata in seguito anche dall'Italia repubblicana e democratica. Così come la versione di Tito dell'occupazione fascista viene accettata dalle autorità croate anche ora che il regime comunista è caduto. Una cosa è certa: la maggioranza dei fiumani come degli istriani era italofona e chiedeva esplicitamente l'annessione all'Italia".

I contestatori: "D'Annunzio antislavista, pagina vergognosa nella storia di Trieste"

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