Lunedì, 26 Luglio 2021
Politica Italia

Fondazioni politiche, obblighi di trasparenza ma nessuna vigilanza

Con lo spazzacorrotti prima e il decreto crescita poi (giugno 2019), sono aumentati gli obblighi di trasparenza in carico a think tank e fondazioni, ma la commissione di garanzia non ha i mezzi né gli strumenti per vigilare come per sua stessa ammissione

Ettore Rosato (D), vice presidente della Camera dei Deputati, e Francesco D'Uva (S), capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, nell'Aula della Camera durante la discussione generale sul ddl costituzionale per il taglio dei parlamentari, Roma, 7 ottobre 2019. ANSA/ RICCARDO ANTIMIANI

Mentre proseguono le indagini sulla Fondazione Open e sui legami con Matteo Renzi e i fedelissimi del "giglio magico", prende corpo l'ipotesi di una commissione parlamentare d'inchiesta sul tema di think tank e fondazioni politiche.

Utilizzare una fondazione per raccogliere finanziamenti da usare nell’attività politica, invece che finanziare direttamente un partito è non solo legale, ma è una pratica utilizzata da gran parte dei principali attori politici. 

Se l'ascesa politica di Matteo Renzi è l'esempio dell'utilizzo di una struttura parallela al partito di appartenenza, in questo caso il Partito democratico, utilizzando la fondazione per raccogliere fondi, organizzare eventi e aggregare la base elettorale, lo stesso può dirsi della fondazione Change utilizzata da Giovanni Toti in Liguria. 

L'importanza delle fondazioni è tutt'altro che irrilevante: la mappa delle relazioni rende spesso cristalline nomine ad incarichi pubblici che sfuggono dalla logica della lottizzazione partitica.

In un enciclopedico lavoro rimasto senza eguali Openpolis censì nel 2018 un centinaio di strutture attive tra think tank e fondazioni. Avendo meno obblighi di trasparenza rispetto ai partiti, le informazioni disponibili su queste strutture non sono molte, così come bilanci e statuti.

Oltre l’80% delle strutture non pubblicava il proprio bilancio e solo nel 45% dei casi era disponibile uno statuto. Ancora più basso il dato per l’elenco dei donatori: solo il 3% delle strutture.

Con lo spazzacorrotti prima, e il decreto crescita poi (giugno 2019), sono aumentati gli obblighi di trasparenza. Ora, in quanto equiparate ai partiti, devono rendere disponibile, tra le altre cose, bilancio, statuto ed elenco dei donatori.

Sarà ora da monitorare sul rispetto di questi obblighi. Il tutto è reso ancora più complesso dal fatto che la commissione di garanzia non ha i mezzi né gli strumenti per vigilare in maniera corretta ed esaustiva.

In particolare la commissione recrimina una carenza organica, che oltre a rendere difficile l’ordinaria amministrazione, non si configura garante della posizione di autonomia e indipendenza rispetto a governo e organi parlamentari. 

In particolare nella relazione della commissione pubblicata a maggio veniva sottolineato che il numero delle realtà associative si poteva aggirare sulle 6.000 unità, 20.483 persone attualmente in carica cui aggiungere le 33.421 avevano ricoperto ruoli apicali negli ultimi 6 anni.

Fondazione Open, che cosa è successo

La procura di Firenze ha aperto una inchiesta sul ruolo della Fondazione Open, creata dall’avvocato Alberto Bianchi e resa famosa per aver organizzato i raduni della Leopolda, gli appuntamenti annuali della corrente di Renzi all’interno del PD.

Sotto la lente di ingrandimento dei magistrati sono finiti i rapporti tra l'avvocato Bianchi e gli imprenditori che finanziavano la fondazione, così come i rapporti tra Open e i parlamentari renziani, l'uso di carte di credito e bancomat. 

In particolare il fascicolo riguarda un presunto traffico di influenze e finanziamento illecito ai partiti. Le perquisizioni, iniziate due mesi fa nei confronti di Bianchi, si sono allargate ad una dozzina di società che avevano contribuito al bilancio della Fondazione Open tra il 2012 e il 2018, anno in cui è stata chiusa. 

Come spiega l'avvocato Carlo Taormina vi sarebbe una sua denuncia alla base dell'inchiesta portata avanti dalla procura di Firenze. E tra gli accusatori compare il nome di Alessandro Maiorano, l'ex dipendente del Comune di Firenze che accusava Renzi di aver fondato la sua scalata politica sulle spese "pazze" all'epoca in cui guidava la Provincia. Renzi aveva poi querelato Maiorano e - come lo stesso ex premier aveva testimoniato a processo - le verifiche del Mef e della Corte dei conti avevano già escluso illeciti archiviando il fascicolo.

Nella sua replica su Facebook, Matteo Renzi ha accusato i magistrati di aver preso di mira soltanto la sua fondazione rispetto alle centinaia che svolgono attività simili, e ha anche ricordato che i due magistrati che conducono l’inchiesta sono gli stessi che tempo fa hanno chiesto l’arresto dei suoi genitori con l’accusa di bancarotta fraudolenta (una richiesta poi respinta dal tribunale del riesame).

Renzi, che non è indagato né è stato perquisito, Carrai e Bianchi hanno detto di non aver commesso alcun reato e di attendere serenamente la conclusione delle indagini.

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