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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Russiagate

Fondi russi alla Lega, inchiesta archiviata: "Obiettivo non raggiunto era finanziare il partito"

La decisione del gip dopo 3 anni e mezzo di indagini. Accolta la richiesta per i tre indagati Savoini, Meranda e Vannucci. Salvini: "Aspettiamo le scuse e prepariamo querele"

Archiviazione. Si chiude così dopo 3 anni e mezzo di indagini l'inchiesta sul caso "Metropol" ovvero la presunta trattativa avvenuta all'hotel di Mosca con un incontro del 18 ottobre 2018, tra il presidente dell'associazione LombardiaRussia Gianluca Savoini, l'avvocato Gianluca Meranda, l'ex bancario Francesco Vannucci e tre presunti intermediari russi su una compravendita di petrolio che, stando a un audio, avrebbe dovuto avere lo scopo di alimentare con 65 milioni di dollari le casse della Lega. 

L'inchiesta era nata dopo che un audio dell'incontro al Metropol, registrato da Meranda e consegnato da lui ad alcuni giornalisti, era stato pubblicato da un sito americano. Ci fu, secondo i pm, una "prova generale", ma poi l'affare sul petrolio da un miliardo e mezzo di dollari, con fondi neri per almeno "63 milioni", non andò in porto. 

Il gip ha accolto la richiesta dei pm, archiviando le posizioni dei tre italiani. È stato accertato, avevano scritto gli stessi pm nella richiesta depositata a metà gennaio, che i tre "mediatori italiani legati alla Lega", tra cui Savoini, anche ex portavoce di Matteo Salvini, si mossero per "concludere transazioni commerciali con fornitori russi di prodotti petroliferi con l'obiettivo di ricavare ingenti somme" da destinare al "finanziamento del partito politico". Ed è "verosimile", scrisse la Procura, che il leader leghista "fosse a conoscenza delle trattative portate avanti" per "assicurare" quegli "importanti flussi finanziari".
Anche se "non sono mai emersi elementi concreti sul fatto che il segretario della Lega abbia personalmente partecipato" o "fornito un contributo". Salvini non è mai nemmeno stato indagato nell'inchiesta.

Dall'altro lato, i pm avevano chiarito che non era possibile nemmeno portare a processo l'accusa di corruzione internazionale a carico dei tre indagati: non è mai stato individuato, infatti, un pubblico ufficiale russo (necessario per la configurazione del reato) come destinatario di parte delle presunte tangenti.

Adesso il gip spiega che le indagini della procura di Milano "non sono sufficienti" a dimostrare la fattispecie della corruzione "non tanto per il fatto che l'operazione economica non sia andata a buon fine quanto perché i soggetti russi, con cui gli indagati si sono interfacciati, non appaiono rivestire la qualifica di pubblici ufficiali". È emerso dalle indagini  - scrive il gip - che gli "atti posti in essere erano inequivocabilmente diretti verso l'obiettivo finale di finanziare illecitamente il partito Lega, grazie ai rapporti che Savoini, presidente dell'associazione culturale Lombardia-Russia, aveva saputo tessere con influenti personaggi del mondo politico, economico, culturale russo". Ma "detti atti non possono qualificarsi idonei a raggiungere, almeno potenzialmente, lo scopo non essendosi conclusa non solo la fase finale di destinazione di una certa percentuale" alla Lega "ma neanche l'operazione principale di compravendita" di petrolio.

Salvini: "Aspettiamo scuse e facciamo querele"

"Archiviata l'inchiesta sui presunti fondi russi del caso Metropol. Adesso aspettiamo le scuse di tanti, e prepariamo le querele per molti", scrive sui social Matteo Salvini, leader della Lega.salvini-26

"Abbiamo appreso con viva soddisfazione che il gip di Milano ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dai pm con riferimento al caso cosiddetto Metropol, che tanto clamore e dietrologie aveva creato nell'estate del 2019", dice l'avvocato Ersi Bozheku. "La difesa di Gianluca Meranda e di Francesco Vannucci  - aggiunge - non ha mai coltivato dubbi in merito all'estraneità dei propri assistiti in ordine al reato contestato, cosi come, nel silenzio che la serietà che il sistema penale richiede nel rispetto del lavoro della magistratura, ha sempre confidato nella giustizia. Si mette la parola fine dunque a una vicenda dai tratti squisitamente giornalistici e certamente priva di rilevanza giuridica".

Savoini: "Volevano colpire Salvini come Trump"

"Sin dall'inizio si sapeva che sarebbe andata così, un nulla di fatto, nato dopo un tentativo ben orchestrato di aggressione mediatica internazionale, la Lega di Salvini al 34% dava troppo fastidio". Intervistato dall'AdnKronos, Gianluca Savoini, non nasconde la sua soddisfazione dopo l'archiviazione dell'inchiesta. Per Savoini "Quello che accadde nel 2019, quando ci fu l'inchiesta, fu una macchinazione delle centrali globaliste e mondialiste che vedevano nella Lega di Salvini, reduce dal clamoroso 34% alle europee del 2019, un rischio per il sistema globalista e anti-identitario. Lo scandalo nacque per colpire tramite me lo stesso Salvini".

"Lui - dice Savoini - non c'entrava nulla e infatti non fu indagato, io ero stato suo portavoce, ero nella Lega da 30 anni e seguivo le relazioni con la Russia". Relazioni che "erano tutte alla luce del sole" perché "io volevo solo salvare l'economia italiana, volevo buoni rapporti con Mosca per tutelare le nostre aziende, che le sanzioni eurostatunitensi stavano affossando". "Mi hanno colpito perché volevano mettere in difficoltà la Lega, come già era successo con Bossi, perché anche lì, a quei tempi, eravamo contro l'establishment", ricorda Savoini.

Ora, dice l'uomo che ha guidato l'Associazione Lombardia-Russia, "bisognerebbe capire chi è stato dietro questa macchinazione, che è nata per colpire la Lega di Salvini, con la stessa regia che c'è stata dietro gli attacchi a Trump"

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