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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Governo

Con Forza Italia la "larga intesa" di Letta è più stretta

Berlusconi e i suoi non sosterrano il governo. Solo la fuoriuscita di Alfano salva Enrico Letta che però, da oggi, ha una maggioranza più risicata. Con Nuovo Centrodestra ha solo sette senatori oltre la soglia "di pareggio"

Rinasce Forza Italia e tu che fai il post che stasera c’è Telemike e domani mattina carichi sulle spalle l’Invicta e vai a scuola hai rotto un po’ le scatole.

Così ieri Tommaso Labate, giornalista del Corriere della Sera, sul suo profilo Facebook. E a vederla bene, la frase, c’è del vero. Perché, al di là della retorica dell’eterno passato, da ora in poi c’è da misurarsi con quel che è e quel che abbiamo. E in politica, e in Parlamento, il primo banco di prova sono sempre i numeri. Logica ancor più vera se ti capita un’elezione in cui il Paese si spezza in tre, dove nell’assenza di una maggioranza certa si procede nel segno delle larghe intese in salsa destra sinistra.

Veniamo al punto. Teoricamente, fino a ieri, il governo Letta ha potuto contare di numeri da maggioranze bulgare. E ha fatto poco, per alcuni pochissimo, praticamente nulla. Colpa di Berlusconi e del Pdl partito unico, dell’aver preferito la stagnazione parlamentare per difendere le ragioni del ‘Capo’. Colpa del Pd, immobile e inetto, che un po’ ha fatto da spettatore, un po’ si è fatto trascinare nella bagarre, un po’ si è fatto distrarre dal congresso (le primarie).

Eppur qualcosa si è mosso. Un lungo strappo – cominciato lo scorso 2 ottobre al Senato, nel giorno della fiducia bis al governo Letta – tra Alfano e Berlusconi, due nuovi partiti: Nuovo centrodestra e Forza Italia. E nuovi numeri di maggioranza, per adesso di carta visto che nessuno al Consiglio nazionale dei ‘berluscones’ ha parlato di sfiducia. Numeri vuoti e tuttavia pronti a riempiersi.

Se, infatti, ‘Silvio’, i falchi e i lealisti di Fi decidessero di far venire meno il sostegno all’esecutivo, allora il peso delle larghe intese si rimodulerebbe. Il perimetro si restringerebbe a 168 voti pro Governo. Più 7 oltre la soglia di parità, ferma a quota 161, che potrebbe toccare quota 13 se nel conto si somma anche il peso dei 6 senatori a vita. Maggioranza risicata e tuttavia certa.

Così come ricorda Repubblica:

“108 del Pd, 30 di Ncd, 20 di Scelta civica (al netto della scissione, sia popolari che montiani sostengono il governo), 10 delle autonomie”.

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