Mercoledì, 25 Novembre 2020

C'era una volta Forza Italia

In Campania la delusione è stata cocente, ma anche nelle altre regioni di motivi per sorridere gli azzurri ne hanno pochi. Un partito "in liquefazione" . Che cosa riserverà il futuro?

Forza Italia non ha retto bene all'urto delle ultime elezioni. In Campania la delusione è stata cocente, ma anche nelle altre regioni motivi per sorridere gli azzurri ne hanno pochi. Come da tradizione nel partito, nonostante il malumore sia evidente, nessuno esce allo scoperto per esternarlo. Tanti deputati e senatori sfogano a mezza bocca la loro insofferenza, qualcuno è pronto persino a fare le valigie verso altri lidi del centrodestra.

Il tracollo di Forza Italia alle elezioni regionali

Tranne il circa 9% in Puglia (è l'unica Regione infatti dove registra un dato accettabile) e il quasi 6% nella roccaforte rossa delle Marche, il movimento azzurro è precipitato ovunque, lasciando definitivamente il Nord nelle mani degli alleati, in particolare della Lega, che si conferma il primo partito della coalizione a livello nazionale. C'è aria dir esa, di sconfrto, in pochi scommettono su un vero cambio di rotta. Si parla anche di resa dei conti interna. Il capogruppo alla Camera, Maria Stella Gelmini e la senatrice Licia Ronzulli ventilano una nuova fase, "nessuno dovrà rimanere indietro e tutti dovranno fare parte del progetto di Fi, partendo dalla Puglia. Bisogna andare avanti così, puntando sulla presenza nei territori che troppe volte abbiamo lasciato scoperto e sull'ascolto delle gente, linfa vitale per un partito".

I numeri però non mentono: in Puglia 5 anni fa gli azzurri si attestavano all'11%, mentre nelle Marche viaggiavano al 9,40%. Nel Veneto del bis di Luca Zaia, il movimento forzista crolla al 3,56% rispetto al 5,97 precedente e le cose non vanno meglio nella Liguria dell'ex consigliere politico del Cav, Giovanni Toti, dove Fi precipita dal 12,66 % del 2015 al 5,27%. Per Forza Italia è però all'ombra del Vesuvio che si consuma un vero flop rispetto al passato: il candidato governatore azzurro Stefano Caldoro viene travolto da Vincenzo De Luca e il partito precipita a poco più del 5% rispetto al 17,82% di un lustro fa.

Conchita Sannino oggi su Repubblica parla di "effetto liquefazione, al Sud. E c’è chi non si straccia le vesti per il dolore, tra gli estromessi per ragioni di impresentabilità”.

Vedi la famiglia Cesaro, con in testa Luigi, oggi ancora senatore Fi, dopo essere stato per quattro volte deputato ed europarlamentare. O i di lui fratelli, ormai tutti sotto processo per collusioni o arrestati, anche nell’utimo blitz di marzo: sempre a Sant’Antimo, il paesone feudo appena sciolto per infiltrazioni camorristiche, dove persino la caserma dei carabinieri era alloggiata in un immobile di proprietà della dinastia. Non si dispiace, per ricorrere a eufemismi, neanche Armando, il figlio di Luigi - mediaticamente più noto e brillante come Giggino ‘a polpetta - che era consigliere uscente e, su diktat di Salvini, non è stato ricandidato. Anzi. Benché sotto inchiestaper voto di scambio, si sente inchiodato alla croce del “giustizialismo”, e non aspetta neanche che il piatto della vendetta si raffreddi. A urne appena chiuse, si concede uno schiz- zo di perfina ironia, sui social. «È successo qualcosa? Valutazio- ni sbagliate? Ahi ahi...».

L'analisi dell’Istituto Cattaneo è glaciale: "Iil centrodestra in Campania registra perdite consistenti verso l’astensione e travasi di voti" per De Luca. Oggi solo macerie, anche berlusconiane.

Quanti ricordi. Proprio nella regione che a Silvio ha riservato successi, bagni di folla, ex- ploit. E relazioni importanti (fidanzate ufficiali comprese: sono campane sia l’ex Francesca Pascale, sia l’attuale compagna, la deputata Marta Fascina).

Per la prima volta, intorno allo sconfitto Caldoro, il reame è de- sertificato, percorso da violente, e forse definitive faide.

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