Lunedì, 18 Ottobre 2021
Legge elettorale

Roberto Giachetti: chi è l'uomo che non mangia contro il Porcellum

L'INTERVISTA - Il vicepresidente della Camera è in sciopero della fame da tre settimane per chiedere la riforma della legge elettorale. Quella "porcata" che tutti detestano (solo) a parole

Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera dei deputati, voce storica di Radio Radicale, tra i fondatori della Margherita, oggi renziano doc, ha un’idea fissa: abolire il ‘Porcellum’, quella legge elettorale anomala che anni fa fece dire a chi gli diede il nome, Roberto Calderoli, che si trattava di una “porcata”. E tuttavia l’allora si è fatto presente: otto anni, tre elezioni. Quattro governi: due politici, appesi e caduti agli umori di Mastella e Fini; poi il bis delle larghe intese, prima tecniche poi politiche. E per questo Giachetti non mangia, digiuna. È tornato a fare lo sciopero della fame contro il ‘Porcellum’. Una protesta che il 31 ottobre si farà collettiva nel ‘No Porcellum day’, “una giornata aperta a tutti coloro che vogliono seriamente mobilitarsi per l’abolizione della legge porcata”.

Prima di tutto, Giachetti, come sta? Quanti chili ha perso?

“Sono al ventunesimo giorno di sciopero della fame. Comincio ad essere un po’ acciaccato. Ho perso sei-sette chili”.

L’ultima volta, lo scorso anno, sommando i due momenti di digiuno, ha resistito più di cento giorni. Stando a quello che succede in Parlamento, al netto delle larghe intese, pare che dovrà penare molto. Dove è disposto a spingersi?

“Fin dove ho già detto: l’approvazione della legge almeno al Senato. E tuttavia c’è un fatto sostanziale rispetto allo scorso anno: il prossimo segretario del Pd, sul tema, ha una posizione molto precisa, diversa da quella di Bersani; che, per quel che riguarda la mia iniziativa, non è così irrilevante”.

La soluzione tuttavia appare lontana proprio numericamente, Renzi o non Renzi. Mi spiego. Prima ipotesi: Renzi segretario dà l’incipit alla Camera per la riforma. Il Pd vota compatto, gli danno una mano Sel e i montiani di Scelta civica. I numeri ci sono. Al Senato, tuttavia, Pdl e Grillo affossano la cordata. Seconda: il tentativo dell’onorevole Finocchiaro e del suo proporzionale alla spagnola riscuote il sì del Pdl ma non del grosso del Pd. L’idea, quindi, è che ci metta mano (forse, non è detto) la Consulta, spazzando via il premio di maggioranza. Risultato: un bel proporzionale e larghe intese ad oltranza.

“Innanzitutto c’è da dire una cosa: se si parte dal Senato, il Pd si piegherà e reciterà un ruolo da gregario, avallando una legge schifosa. Se invece la riforma comincia dalla Camera, grazie ad un accordo con Sel, Lista Civica, alcuni del Pdl, perché, per esempio, l’onorevole Martino è favorevole, qualche grillino, potrebbe nascere una buona riforma. Una legge che medierebbe tra due punti: da una parte restituire agli elettori la possibilità di scegliere gli eletti; dall’altra un voto che dia governabilità per cinque anni. Poi la mandiamo al Senato dove sono convinto che ci potrebbero essere i numeri. Nel peggiore dei casi, comunque, sarebbe respinta una nostra proposta, di un Pd protagonista del vero cambiamento. Chi voterà contro se ne assumerà la responsabilità politica. Noi, comunque, non possiamo essere complici al Senato di una proposta schifosa”.

Però il problema politico rimane: Letta alla fine deve garantire la tenuta delle larghe intese e Renzi propone un atto di forza.

“Questo è il paradosso in cui viviamo. Le larghe intese sono figlie dell’attuale legge elettorale, ma se qualcuno sostiene la necessità di riforma un altro gli risponde sventolando la minaccia della tenuta del governo. C’è bisogno di uno scarto chiaro, altrimenti rimaniamo bloccati. Quello che tutti, compreso Letta, hanno detto: la legge elettorale non è materia di governo ma del Parlamento. E siccome deve riguardare tutti, deve avere il più ampio consenso possibile”.

Quindi su questo fronte Letta e il governo non rischiano nulla?

“Non ho capito perché dovrebbero. La legge elettorale la fa il Parlamento, non la maggioranza di governo. Sono convinto che se noi la finiamo con l’accettare i ricatti preventivi e andiamo in campo aperto, anche nel Pdl si apriranno dei varchi di adesione e una via di mediazione. Certo se neppure ci proviamo è difficile che ci si arrivi”.

Come giudica Grillo che preferirebbe andare al voto con il ‘Porcellum’ al grido ‘tanto vinciamo e poi la riformiamo’?

“Penso si tratti di una posizione coerente con quello che vuol fare: Grillo non ha intenzione di coalizzarsi con nessuno e non ha intenzione di governare. Sa perfettamente che non governerà, anzi, secondo me, è anche spaventato dall’idea che questo possa accadere. Il Porcellum, tutto sommato, gli consente di lucrare sui voti che prende”.

E che pensa di quel Pd che parla di proporzionale, che traccheggia e la fa scioperare?

“Si tratta di una parte assolutamente residuale. E comunque quello che conta è la posizione assunta da Renzi, che guiderà il Pd, ma che, soprattutto, ha portato a galla un fatto decisivo: dentro al Partito democratico la stragrande maggioranza è per il bipolarismo”.

Napolitano all’Anci ha bastonato un Parlamento assente ingiustificatamente sul tema e che per l’ennesima volta accetterà la supplenza dei giudici. La legge Calderoli è una porcata, lo dicono tutti. Soprattutto i parlamentari. Eppure ha già scavallato tre elezioni. La domanda: visto che il ritornello sulla Calderoli è un film già visto, vecchio e sempre nuovo, in Parlamento c’è la convinzione che gli italiani siano tutti cretini oppure il livello di antipolitica è tale che oramai siamo arrivati al punto del 'fate come volete, non mi importa più, non vi ascolto più'?

“Per quel che mi riguarda ho deciso di farmi carico di un’iniziativa non violenta, che va oltre la prassi e l’attività politica di un parlamentare. L’ho fatto per segnalare proprio alla classe politica tutta, di centro-destra e di centro-sinistra, questa mancanza di consapevolezza della realtà, del danno che stiamo facendo alla politica nell’accezione più nobile. Continuando a porci in contrapposizione con il ‘Porcellum’ e poi, quando c’è l’opportunità di sanare questa situazione assurda, ci voltiamo dall’altra parte, è di una gravità infinita. Stiamo distruggendo la credibilità e quel rapporto di fiducia necessario tra la gente e la politica intesa come quella che risolve problemi. Risultato? Il Pd alle politiche di febbraio ha perso tre milioni e mezzo di voti, alle amministrative ne abbiamo persi altri centinaia di migliaia.  

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