rotate-mobile
Sabato, 20 Aprile 2024
L'analisi

Ora Giorgia Meloni teme una nuova sconfitta in Abruzzo

Acque agitate nella maggioranza dopo il voto in Sardegna. La presidente del Consiglio teme un nuovo flop nella regione governata dal suo fedelissimo

Allarme rosso a Palazzo Chigi. Dopo la sconfitta del fedelissimo Paolo Truzzu in Sardegna, Giorgia Meloni teme l'effetto domino: i riflettori sono ora accesi sull'Abruzzo. Per Giorgia Meloni il presidente uscente, marco Marsilio, cresciuto nel cerchio ristretto del partito romano, è quasi un fratello; ma soprattutto è l'unico presidente in quota Fratelli d'Italia attualmente eletto. Il timore è che la "guerra fredda" nella maggioranza, che hanno privato Truzzu di quei cinquemila voti che gli avrebbero garantito la vittoria, possa creare altri guai.

Cosa cambia per Meloni e Salvini dopo le elezioni in Sardegna: "Siamo rammaricati"

Nelle dichiarazioni ufficiali non traspare nulla, ma la tensione è evidente. In casa Lega si accusa la premier di aver imposto sull'isola un candidato impopolare, a via della Scrofa si replica che con la ricandidatura di Christian Solinas la sconfitta sarebbe stata più netta. In mezzo c'è Forza Italia: Antonio Tajani, uscendo dalla riunione - resa dei conti che si è svolta in quelle lunghe ore di stillicidio in cui i lenti scrutatori sardi condannavano il centrodestra alla prima sconfitta di questa stagione politica, ha subito blindato la ricandidatura di Vito Bardi in Basilicata, quasi a tirarsi fuori dallo scontro.

Meloni e Salvini ai ferri corti

Dalle parti di Fratelli d'Italia c'è il timore che Matteo Salvini, per arginare l'ormai costante calo di consensi della Lega (il 3,8 per cento del Carroccio in Sardegna fa quasi più rumore della sconfitta di Paolo Truzzu), voglia intensificare il "fuoco amico" contro il suo stesso governo: uno schema già collaudato coi i governi Conte 1 e Draghi, che si traduce in una comunicazione aggressiva (già in atto) e soprattutto in sgambetti più o meno evidenti. I numeri della Sardegna dicono che il voto disgiunto ha condannato alla sconfitta il fedelissimo di Giorgia Meloni; quanto si sia trattato di un "segnale" con conseguenze inattese è ora oggetto di indagine nelle segrete stanze. È un fatto che le elezioni europee che si svolgeranno a giugno saranno fondamentali per le sorti del leader leghista, che con un risultato di lista particolarmente deludente potrebbe essere messo in discussione: questo lo spingerà a una partita totalmente giocata in attacco; una partita ruvida e con molti falli. Dal canto suo, la presidente del Consiglio non intende arretrare di un passo e difficilmente concederà all'alleato il "salva - Zaia", l'agognato terzo mandato che allontanerebbe l'ombra della successione a via Bellerio.

La partita in Abruzzo

Fondamentale sarà l'esito della partita in Abruzzo. Anche in questo caso, una sfida che fino a qualche mese fa sembrava agevole si è trasformata in un rebus. La popolarità di Marsilio non è alle stelle e i sondaggi danno in forte ascesa il candidato del "campo largo" Luciano D'Amico: il rettore dell'Università di Terni è molto apprezzato in tutta la regione, ma soprattutto, a differenza di Alessandra Todde in Sardegna, gode del sostegno di tutte le opposizioni: una coalizione che va dal Movimento 5 Stelle fino ad Azione di Carlo Calenda. Il 10 marzo si vota e Giorgia Meloni si spenderà personalmente, insieme agli altri leader della maggioranza, per cercare di evitare un secondo e ravvicinato flop.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ora Giorgia Meloni teme una nuova sconfitta in Abruzzo

Today è in caricamento