Giovanni Tria, chi è il nuovo ministro dell'Economia

Lega e 5 Stelle hanno trovato l'accordo sul nome di Tria, preside della facoltà di Economia dell'università Tor Vergata

Giovanni Tria ANSA/CLAUDIO ONORATI

È fatta per il governo Lega-M5s. Con Paolo Savona spostato agli Affari Europei, il Ministero dell'Economia è stato assegnato a Giovanni Tria, preside della facoltà di Economia dell'università Tor Vergata a Roma, dove è docente di Economia politica.

Ma chi è (e cosa pensa) il prof scelto da Lega e 5 Stelle? E soprattutto: il suo pensiero è in continuità con quello di Paola Savona, il nome su cui il Colle e i partiti erano arrivati allo scontro?

Chi è Giovanni Tria

Wikipedia scrive che Tria "è stato chiamato negli anni come esperto in diversi ministeri (Economia e finanze, Esteri, Pubblica amministrazione, Lavoro)" ed "è stato presidente della Scuola nazionale dell'amministrazione della presidenza del Consiglio a Caserta, dal 1° gennaio 2010 al 15 marzo 2016".

Governo, ultime notizie: c'è l'accordo tra Lega e M5s, i possibili ministri

Il suo pensiero su euro e Ue

In un recente articolo su Formiche.net (“Vi spiego la competizione truccata in Europa che favorisce la Germania”) Tria se la prende con l'enorme surplus di bilancio di Berlino che a suo dire non è compatibile con il regime di cambi fissi. 

Sebbene sia critico verso le regole dell'Ue, secondo Tria uscire dall'euro sarebbe un danno per il Paese. Così infatti scriveva in un articolo datato marzo 2017 sul Sole 24 Ore, il cui coautore è Renato Brunetta:  "Non ha ragione chi invoca l'uscita dall'euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali, ma non ha ragione neanche il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, quando dice che "l'euro è irreversibile".

La sua posizione sul contratto di governo

In un altro articolo apparso sempre su Formiche Tria sembra appoggiare sostanzialmente il contratto di governo Lega-M5s, ma sulla fattibilità del superamento della legge Fornero non si sbilancia troppo:

"Allo stato attuale – scriveva -, una stima del costo mi sembra ancora velleitaria se non si chiarisce il meccanismo, anche perché l’abitudine di denunciarne l’impatto cumulandone il costo per un lungo periodo di tempo non contribuisce alla chiarezza in termini di impatto che è importante quanto il lungo periodo".

Più in generale, Tria si dimostra cauto riguardo agli interventi di spesa contenuti nel contratto di governo: "Con tutto il rispetto per le competenze riunite intorno al tavolo politico delle trattative - scrive - le norme attuative dei propositi si dovranno scrivere con le competenze istituzionali in grado di misurare effetti di bilancio e coerenze legislative di sistema. E in genere la realtà delle cifre ridimensiona spesso la visione".

Reddito di cittadinanza e flat tax

Quanto al reddito di cittadinanza, secondo Tria non è "in contrasto pregiudiziale con una politica orientata alla crescita e alla sfida della globalizzazione. D’altra parte, ristrutturazioni e innovazione tecnologica richiedono transizioni da sostenere sul piano sociale". A patto però che per reddito di cittadinanza si intenda "una indennità di disoccupazione un poco rafforzata" e non "un provvedimento, improbabile, tale da configurare una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma".

Il curriculum di Giovanni Tria

Tria considerava però "più interessante" la Flat tax , "che coincide con l’obiettivo di riduzione della pressione fiscale come condizione di una politica di crescita, soprattutto se si vede questo obiettivo non tanto come un modo per aumentare il reddito spendibile di famiglie e imprese, e quindi sostenere la domanda interna, ma come un modo per aumentare il rendimento dei fattori produttivi, lavoro e capitale, e quindi anche degli investimenti".

Aumento dell'Iva per finanziare la flat tax

Il Preside della facoltà di economia di Tor Vergata propone di "far partire la riforma con un livello di aliquota, o di aliquote, che consenta in via transitoria di minimizzare la perdita di gettito, per poi ridurle una volta assicurati gli effetti sulla crescita. Inoltre, non si vede perché non si debba far scattare le clausole di salvaguardia di aumento dell’IVA per finanziare parte consistente dell’operazione".

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