Venerdì, 26 Febbraio 2021
L'opinione di Antonio Piccirilli

L'opinione di Antonio Piccirilli

A cura di Antonio Piccirilli

Giuseppe Conte e l'errore delle dimissioni

Giuseppe Conte, ANSA

Per Giuseppe Conte ieri è stata la giornata della disfatta. L’avvocato di Volturara Appula non tornerà a Palazzo Chigi. Non adesso almeno. Il lavoro dell’ex premier è stato difeso fino all’ultimo da Pd, M5s e Leu, ma alla fine non c’è stato verso di evitare la rottura. E questa volta Mattarella ha deciso di prendere in mano le redini della situazione e convocare al Quirinale l’ex presidente della Bce Mario Draghi. Insomma, alla fine l’ha spuntata Matteo Renzi. “Si vede che Conte non è un politico perché ha giocato male la partita sin dall’inizio, ha tentato la prova di forza senza avere la certezza di poterla vincere" avrebbe detto ai suoi il senatore di Rignano. La svolta della giornata, che ha visto naufragare le ultime speranze di un Conte ter, è arrivata in serata. "Allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho registrato l'unanime disponibilità di dare vita ad una maggioranza". Queste le parole pronunciate dal presidente della Camera, Roberto Fico, al termine del colloquio con il capo dello Stato Mattarella, dopo le consultazioni con le forze di maggioranza. "È finita", "Renzi ha chiuso al Conte ter", avevano già detto qualificate fonti di governo all'Adnkronos.

Ma se c’è un errore che Conte si rimprovera non è quello di aver provato a mettere in piedi una maggioranza cercando il voto dei “costruttori”. Così si legge su un articolo di retroscena firmato da Tommaso Labate e apparso oggi sul “Corriere della Sera”. Con i suoi, l’ex presidente del Consiglio si sarebbe lasciato andare ad un’amara riflessione: "Ho sbagliato a dimettermi, se non avessi fatto quel passo forse, ora...". Parole che Palazzo Chigi avrebbe successivamente smentito. È un fatto però che aver rassegnato le dimissioni ha esposto i partiti di maggioranza, e dunque lo stesso Conte, ai "diktat" di Matteo Renzi. Che riammesso al tavolo delle trattative ha alzato di nuovo l’asticella chiedendo discontinuità su tutti fronti. "Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura non su altro".

Forse Conte avrebbe potuto (dovuto?) evitare la rottura prima che la crisi deflagrasse. Forse lo strappo si sarebbe potuto ricucire anche in extremis, a un metro dal burrone, concedendo a Italia Viva di fare la voce grossa pur di "tirare a campare". Ma di fatto la partita dell'ex premier è finita nel momento in cui è salito al Colle da Mattarella. Per l’avvocato di  Volturara Appula è stata quella l'ora del "game over". 

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