Scandalo Csm, perché si torna a parlare di separazione delle carriere dei magistrati

L'Unione camere penali interviene sulle vicende e le polemiche legate al Csm, denunciando "le improprie modalità" del loro rapporto tra politica e magistratura. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5s): "Bisogna cambiare tutto per ripartire"

Non usa giri di parole il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, (M5s) e in un'intervista al Fatto dice: "Ora bisogna cambiare tutto per ripartire". Bonafede sottolinea che "adesso più che le parole servono i fatti. Da ministro devo innanzitutto agire come titolare del potere disciplinare nei confronti di chi ha sbagliato. E bisogna avviare un pacchetto di riforme di cui in tanti hanno parlato in passato, senza fare nulla. Non c'è più spazio per i gattopardi". Al centro del dibattito c'è sempre lo "scandalo Csm".

Il ministro spiega che "delle degenerazioni del correntismo si parla da anni, ed è stato su mio impulso che nel contratto di governo è stata inserita la riforma del Csm, proprio per reagire a questo. Però il fatto che alcuni politici discutessero con dei togati delle nomine in procure rappresenta un elemento in più. L'ex ministro Luca Lotti ha rivendicato di non aver commesso alcun reato parlando con i magistrati. Sul singolo fatto non entro, visto che ho aperto un procedimento su quella intercettazione. Dopodiché la rilevanza penale non c'entra nulla con quanto accaduto. Qui si pone una questione morale enorme, anche per i politici".

Il Consiglio Superiore della Magistratura è stato travolto da uno "scandalo", partito da un’inchiesta su Luca Palamara, ex presidente dall’Anm ed ex membro dello stesso Csm, che avrebbe fatto emergere alcuni meccanismi interni alla magistratura, in particolare per quanto riguarda la modalità con cui verrebbero decise le nomine e le sanzioni disciplinari. Di "riforma della Giustizia" si parla da decenni, e i tempi sono in ogni caso molto lunghi. Ma qualcosa si è messo in moto, e la sensazione è che tornare indietro senza cambiare nulla non sia una strada percorribile.

L'appello: "Serve la separazione delle carriere"

E' necessaria una "riforma costituzionale dell'ordinamento giudiziario e della obbligatorietà dell'azione penale" e "da subito, basta con i magistrati 'fuori ruolo', prassi violativa del principio di separazione dei poteri ed origine di tutte le inconfessabili commistioni tra Politica e Magistratura". L'Unione camere penali interviene sulle vicende e le polemiche legate al Csm. "Il potere politico delle correnti della Magistratura, le improprie modalità del loro rapporto con le forze politiche, e le logiche spartitorie che influenzano le nomine dei Capi degli Uffici Giudiziari, in particolare delle Procure della Repubblica: sono fenomeni da sempre denunciati" dagli avvocati "ed oggi divenuti al centro di considerazioni e di iniziative politiche nel peggiore dei modi".

Insomma - si aggiunge - "i perversi meccanismi della comunicazione mediatica, resa in violazione del segreto istruttorio, che ricostruiscono il contenuto di intercettazioni realizzate attraverso il captatore Trojan, stanno trasformando un delicato tema di politica giudiziaria in una devastante saga destinata ad arricchirsi ogni giorno di una nuova indiscrezione o di una nuova dichiarazione e che oramai lambisce e non rispetta (o non risparmia) le più alte cariche dello Stato. Nelle prossime ore conosceremo la posizione della Anm che, al momento occupata nella ricerca di nuove regole per la rappresentanza, pare in netta prevalenza trincerarsi nella difesa corporativa di prerogative che si sono rivelate non in grado di assicurare autonomia e indipendenza della Magistratura, della quale è invece necessario un profondo rinnovamento".

Quello "che sta accadendo in questi giorni è sì uno scandalo, ma in senso evangelico, nel senso che sono salvificamente venute allaluce verità sempre negate ma in realtà da sempre praticate perché connaturate all'attuale assetto del sistema ordinamentale della magistratura. Si scopre così che il principio, sacro innanzitutto per noi penalisti, della indipendenza del Pubblico Ministero dal potere politico, ossessivamente denunziato come messo in pericolo dalla nostra proposta di separazione delle carriere, è invece strutturalmente violato proprio in questo assetto ordinamentale connotato da carriere unite e finta obbligatorietà dell'azione penale".

Il presunto potere politico delle Procure

Le Procure della Repubblica, "grazie all'alibi di una obbligatorietà dell'azione penale invece arbitrariamente discrezionale, esercitano un potere politico che non ha eguali e che soprattutto non ha contrappesi, determinando così uno squilibrio che nessun sistema democratico può sostenere senza implodere. Perciò la Magistratura deve necessariamente scendere a patti segreti o anche solo impliciti con la Politica, muovendo da equilibri correntizi grossomodo speculari agli assetti parlamentari", aggiunge l'Unione camere penali.

Come "si può d'altro canto seriamente invocare la indipendenza del potere giudiziario dal potere politico, se si pratica costantemente, in modo strutturale e con raffinati dosaggi correntizi, la commistione tra potere giudiziario e potere esecutivo mediante il massiccio distacco di magistrati messi fuori ruolo in tutti gli snodi cruciali di tutti i Ministeri nei quali si articola il Governo del Paese di volta in volta scelto dal corpo elettorale? Sono decenni che l'Unione delle Camere Penali denunzia senza tregua come questa dei magistrati fuori ruolo sia una pratica malsana, perché manifestamente incompatibile con il principio fondamentale di ogni democrazia politica, cioè quello della separazione dei poteri".

 "E' insomma impossibile non interrogarsi sulla evidente contraddizione tra la tonitruante invocazione della indipendenza della magistratura dal potere politico, e la costante invasione di gangli vitali dell'esecutivo, a partire proprio dal Ministero di Giustizia. Forse ora si vorrà finalmente rispondere alle nostre ripetute, pubbliche denunzie, interrogandosi almeno su quali siano i criteri con i quali un Governo politicamente sostenuto da una precisa maggioranza politica possa concordare con la Magistraturala selezione del manipolo di oltre duecento togati, accuratamente ripartiti tra le varie correnti, destinati a costituire l'ossatura amministrativa della gran parte dei Ministeri; e per conseguenza interrogarsi su quale possa essere l'inesorabile prezzo che la Magistratura deve necessariamente pagare a quel Governo. Se la Magistratura italiana intende restituire credibilità alla propria, orgogliosa petizione di indipendenza dalla Politica, compia questo primo, rivoluzionante passo, richiamando nei ruoli tutti i magistrati distaccati presso il Governo e le sue articolazioni amministrative".

L'Unione delle Camere penali sottolineano poi: "Di nuovo ribadiamo l'invito alla magistratura italiana perché sappia uscire da questo gorgo melmoso fatto di conversazioni masticate e risputate ad arte da un Trojan bulimico ed ormai ingovernabile ed inintelligibile; di elenchi di magistrati buoni e di magistrati cattivi (nello stilare i quali ci permettiamo di suggerire una sana prudenza); di stentorei ed un po' disperati inviti ad implausibili espiazioni morali e ad altrettanto inverosimili autoriforme. Innalziamo insieme il livello della riflessione e del confronto su idee e proposte, anche le più diverse, volte ad una radicale riforma dell'ordinamento giudiziario, senza preventive abiure o scomuniche. I penalisti italiani credono più di ogni altro nella indipendenza del Pubblico Ministero dalla Politica, e trent'anni di idee, riflessioni e pubbliche proposte stanno lì a dimostrarlo: è la Magistratura italiana a trovarsi oggi nella condizione di dover dimostrare, oltre la retorica ed i vuoti proclami, di credervi per davvero".

La separazione delle carriere

Che cosa significa di fatto "separare le carriere dei magistrati"? Vorrebbe dire istituire due diverse strutture organizzative e ordinamentali, una per la magistratura "requirente (i Pubblici Ministeri che "esercitano l'azione penale" sostenendo l'accusa), e una invece per la magistratura "giudicante" (i giudici, che in posizione di terzietà rispetto alle parti, decidono con sentenza le cause civili, penali, amministrative). Ma secondo le voci critiche la "separazione" potrebbe comportare il rischio di un controllo politico "forte" sull'ufficio del PM da parte del potere esecutive: se il Pubblico Ministero non fosse più un "Giudice" ma una parte, come un qualsiasi avvocato, allora dovrebbe avere un "datore di lavoro"; proprio come un avvocato, con tutti i rischi del caso.

scandalo csm procure-2

Cos'è lo scandalo Csm: ovvero l'influenza della politica sulle procure (e viceversa) 

Intercettazioni, Bonafede: "Va pubblicato ciò che ha rilevanza pubblica"

"Tramite le nuove tecnologie si possono blindare le intercettazioni, evitando la fuga di notizie prima che entrino in possesso delle persone coinvolte. E condivido che non vadano diffusi fatti privati o che riguardano terzi. Ma il diritto all' informazione non può essere limitato".
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, nell'intervista al "Fatto" spiega "va pubblicato ciò che ha rilevanza pubblica, e il confine è già tracciato dal diritto. La privacy, per me sacrosanta, è già tutelata dalla legge". Sul rischio di un bavaglio? " Con me non ci sarà. Non si può tornare indietro con le lancette dell' orologio" assicura Bonafade.

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