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Giovedì, 20 Gennaio 2022
POLITICA

Il governo Bersani e il miracolo che non c'è

I parlamentari grillini non sosterranno il leader del Pd, mentre il Pdl apre alle larghe intese: mancano i numeri per formare un governo

ROMA - Per trasformare il preincarico ricevuto dal capo dello Stato Napolitano in un incarico di governo pieno e con un sostegno parlamentare certo "serve un miracolo". Parola di Pier Luigi Bersani, il segretario del Pd che, alle prese con le consultazioni, sta registrando ogni piccolo segnale di movimento del quadro politico e preparando con cura eventuali passi successivi. 

Malgrado il pacato ottimismo sulla possibilità di trovare un sostegno - "ci sono difficoltà ma continuiamo a lavorare", ha detto ieri - quel miracolo auspicato non ci sarà. Bersani non ha finora incassato la fiducia necessaria alla partenza di un esecutivo ed è difficile, se non proprio impossibile, che Napolitano gli dia l'incarico. 

Di tempo il leader del Pd non ne ha moltissimo, ancora 24 ore per gli ultimi incontri politici. Oggi vede i grillini, il gruppo Misto, Sel e la delegazione del suo partito, quindi domani dovrà salire al Colle per riferire dell'esito della sua verifica, anche se ieri ha accennato alla possibilità di prendersi qualche ora in più, assicurando di concludere comunque entro Pasqua.

L'INCONTRO CON I GRILLINI

Finora nessuno ha mostrato di voler garantire quei 158 sì necessari al Senato per una maggioranza che al momento è soltanto relativa. Per questo il Colle attende dei pronunciamenti nuovi e chiari da parte delle forze politiche a votare o a non ostacolare la nascita del governo Bersani. L'esecutivo infatti potrebbe anche riuscire a partire con un voto di minoranza ottenuto grazie alla non ostilità del Pdl, ma anche in questo caso sono richieste dichiarazioni politiche ufficiali ed esplicite. Il punto fermo, al momento, è uno solo: il capo dello Stato è determinato a garantire un governo al paese, chiunque sia a guidarlo.

RENZI E IL PIANO B DEL PD

PDL: GOVERNO CON NOI O VOTO

PDL, LARGHE INTESE E MINISTRI DI ALTO PROFILO - Sul fronte dei colloqui, intanto, Angelino Alfano l'ha detto chiaramente ieri: "O Pier Luigi Bersani accetta di collaborare con tutte le principali forze politiche oppure in nessun modo Pdl e Lega daranno una mano a far nascere il suo governo". Una collaborazione che deve riguardare innanzitutto il Quirinale, come ha ricordato proprio Alfano, ma non solo: dal momento che il successore di Giorgio Napolitano verrà scelto tra un mese, un gesto di apertura potrebbe essere dato anche sui ministri. Bersani ha da giorni annunciato un governo costruito col metodo "Grasso-Boldrini", cioè composto soprattutto di personalità della "società civile", ma secondo quanto riferisce qualche dirigente Pd i "pontieri", Lega e montiani in particolare, suggerirebbero di evitare i vari Saviano e don Ciotti e di indicare, piuttosto, nomi politici, anche di centrosinistra, ma che abbiano un profilo più "affidabile". Di sicuro, spiega un dirigente democratico, "il Pdl ha dato altre 48 ore a Bersani". Insomma, si tratterebbe di indicare ministri scelti in modo da non dispiacere al centrodestra. 

IL "NO" DEI CINQUE STELLE - E mentre si attende per oggi l'incontro in diretta streaming tra M5S e Bersani - le prime consultazioni della storia a svolgersi con questa modalità - i grillini hanno detto ieri che ribadiranno il loro "no" alla fiducia adun governo guidato dal segretario Pd perché "è impresentabile" e "lo ha dimostrato in questi 20 anni. Neanche se si butta ai miei piedi e mi implora di dargli un lavoro...". Parola di Roberta Lombardi, capogruppo del Movimento 5 stelle alla Camera, parlando con i giornalisti in Transatlantico.

Ecco perché Bersani si prepara anche all'eventualità peggiore, ovvero quella di arrivare a giovedì senza i numeri chiesti da Napolitano: in quel caso si proverà comunque a chiedere di andare in Aula. Si proverà a fare il miracolo. 

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