Martedì, 19 Gennaio 2021

Perché il governo Conte rischia di cadere davvero

L'approvazione del Recovery Plan non sembra in discussione: i partiti hanno fatto tesoro delle richieste di Mattarella. No del premier a un nuovo esecutivo con Italia Viva in caso di dimissioni delle ministre. M5s arroccato e il Pd non ci sta a essere messo spalle al muro

E' il giorno della resa dei conti Conte-Renzi. Foto Ansa (repertorio)

Cade o non cade? Poco prima di mezzogiorno le agenzie di stampa battono quella che sembra una resa. A quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte ritiene impraticabile la via di un nuovo governo con il sostegno di Italia Viva se Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia. Posizione ribadita prima dal capo politico M5s Vito Crimi, che parlava di "ipotesi impensabile" di "tradimento verso gli italiani nel momento più difficile". Il tira e molla voluto da Italia Viva sul governo dura da troppo tempo secondo il M5s. La realtà è complessa e stratificata. Al più tardi alle 21.30 tutte le indiscrezioni e le dichiarazioni degli ultimi giorni arriveranno a una sintesi.

Crisi di governo dopo l'approvazione del Recovery Plan?

L'approvazione del Recovery Plan non sembra in ogni caso in discussione: il piano è stato riveduto anche secondo i desiderata di Italia viva ed è stato inviato ieri ai partiti di maggioranza. Nessun partito potrebbe mai accollarsi il peso di aver fatto deragliare un accordo vitale per il futuro dell'economia italiana (va inviato entro metà febbraio a Bruxelles). Ma a parte questo, tutto il resto è da definire. Il ritiro dei ministri di Italia Viva è un'ipotesi che si fa sempre più concreta, ora dopo ora, nonostante l'incredulità (o finta tale) pentastellata.  

Sono ore paradossali, in cui da una parte Italia Viva cerca di mettere con forza al centro del dibattito i "contenuti", a partire dal Mes, che  "va immediatamente richiesto senza perdere ulteriore tempo", ben sapendo però che durante il Consiglio dei ministri di questa sera l'avventura del governo Conte bis potrebbe collassare. Non è giornata di programmi a medio termine. Si ragiona ora dopo ora.

Governo: tutti i dubbi del Partito Democratico

Se il M5s si schiera quindi compatto a difesa del premier (da registrare anche le parole di Luigi Di Maio, "Giuseppe Conte rappresenta il perno di questa maggioranza"), dal Pd si inizia a guardare oltre. O meglio, a fare i conti con la consapevolezza che forse non c'è più spazio per altre trattative con il partito di Matteo Renzi, l'ex segretario visto da qualcuno addirittura più dannoso dentro l'esecutivo piuttosto che fuori. La sensazione è che qualcosa potrebbe chiarirsi già nel pomeriggio, ben prima dell'incontro di stasera a Palazzo Chigi.

"I governi non si rilanciano mandandoli a casa o aprendo crisi che il 90 per cento degli italiani non capisce", fa notare il segretario dem Nicola Zingaretti. Da lui arriva anche un appello al "buon senso. L'apertura di una crisi è un grave errore politico", afferma il segretario del Pd. Parole che indirettamente rinforzano l'unica piccola certezza di queste ore: oggi un esecutivo Conte ter, con un più o meno ampio rimpasto di ministri e l’assegnazione di qualche poltrona in più a Italia Viva, magari con l’appoggio di qualche parlamentare "responsabile", non sembra un puzzle componibile. Ma la pazienza e la rete che può tessere l'avvocato di Volturara Appula, le cui capacità strategiche - nonostante l'inesperienza politica - sono state spesso ampiamente sottovalutate, potrebbero riservare sorprese. 

Il Pd non ci sta a essere messo spalle al muro

Renzi sceglie una giornata convulsa come quella odierna per mandare pure la sua newsletter personale, la Enews, ai sostenitori: "Il 22 luglio 2020 Italia Viva chiede al Senato di correre sul Recovery Plan dedicando una sessione di lavoro sul tema ad agosto. Non riceviamo risposte per ben CINQUE MESI. Fino a quando l'8 dicembre il Governo prova ad approvare il testo senza che nessuno lo abbia visto prima e prova a introdurre un emendamento da votare in legge di Bilancio per esautorare i ministeri. Italia Viva dunque si mette di traverso, i compagni di coalizione ci attaccano, un ministro della Repubblica dice che noi siamo come Orban. Poi però si mettono a leggere le carte e scoprono che abbiamo ragione noi. Prima ci definivano irresponsabili, poi ci danno ragione". 

Il Pd non ci sta proprio però a essere messo spalle al muro, o a subire passivamente le mosse del partito renziano. I dem sono usciti a testa alta dalle ultime elezioni amministrative e in parte anche dalle regionali che li ha visti affermarsi come primo partito a livello nazionale. Se c'e' una forza che puo' presentarsi agli elettori "tranquilla rispetto al risultato di eventuali elezioni" sarebbe "proprio il Pd". Scenari ancora prematuri, anche perche' il leader dem confida ancora che si possa evitare il precipitare della situazione. Pensare a un patto di fine legislatura tra Pd, Italia viva e M5s in queste condizioni non sembra possibile. Sullo fondo, le parole di Salvini. La sua azzardata mossa dell'agosto 2019 non fu azzeccata e si ritrovò dall'oggi al domani all'opposizione: "E' frustrante seguire da un mese i litigi di Conte, Renzi, Di Maio e Zingaretti mentre in in piazza c'e' l'Italia che vuole lavorare" chiosa il leader del Carroccio. 

Bellanova: "Bisogna prendere atto che una fase è chiusa"

"Il piano del governo sul Recovery è composto di oltre 170 pagine, adesso lo stiamo leggendo e stasera, nel Consiglio dei ministri, valuteremo come esprimere il nostro voto. Certamente noi non siamo responsabili del blocco che c'è stato sul Recovery, nè del ritardo" dice la ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova (Iv). Prima al Foglio aveva detto: "La crisi finisce dandosi un nuovo affidamento se ce ne sono le condizioni. Discontinuità è per me la parola chiave. Questo governo non è nato per continuare quello precedente con altre forme ma per marcare un tratto del tutto differente. E questo nonostante il presidente del Consiglio sia sempre lo stesso. Il Recovery è uno dei punti dirimenti. Ma non è l'unico".  "Bisogna prendere atto che una fase è chiusa e capire se si possa aprire un percorso di riscrittura di un programma. Si era iniziato a farlo, per iniziativa di Renzi, Zingaretti, Crimi e Speranza, che avevano incontrato Conte a novembre" dice poi a L'Aria che tira Bellanova. Uno dei punti dirimenti, giri di parola a parte, riguarda proprio lei. Si dimetterà o meno? 

"A differenza di ciò che raccontano a reti unificate i cantori del pensiero unico - scrive Matteo Renzi nella sua Enews- non c'è nessuna richiesta di poltrone, nessuna polemica pretestuosa, nessun atto irresponsabile. Quello che noi stiamo facendo si chiama POLITICA: studiare le carte, fare proposte, dare idee. Irresponsabile sarebbe sprecare centinaia di miliardi dei nostri figli facendo debito cattivo e non investendo sulla sanità, sull'educazione, sull'innovazione".

Crisi di governo: il Cdm decisivo alle 21.30

Ma la politica a volte esige anche chiarezza. Tra qualche ora, finalmente, le nebbie inizieranno a diradarsi. "Io vado in Consiglio dei ministri a fare il mio dovere istituzionale e mettere al riparo, da convinta europeista, le risorse europee. Sono convinta di aver fatto una battaglia che condividevo" dice Teresa Bellanova nel primo pomeriggio su La7. 

Il Presidente Mattarella aveva chiesto, secondo tutti i beninformati, che le frizioni nella maggioranza non intaccassero l'approvazione del Recovery Plan. Probabilmente verrà ascoltato. Per il resto, ogni ipotesi è spalancata. Con la sensazione forte che il dialogo tra Zingaretti e Renzi, diplomazia a parte, sia finito in un vicolo più cieco che mai. E in tal caso nulla può salvare l'esecutivo, a meno che Conte non tiri fuori un asso dalla manica, come un ministero di peso a Maria Elena Boschi: l'ex ministra però nega.

Il tempo dei rumors sta per scadere.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché il governo Conte rischia di cadere davvero

Today è in caricamento