Sabato, 27 Febbraio 2021

"Se Conte vuole il voto tornerà a fare il professore"

Renzi minaccia: "Il mio discorso di sfiducia è pronto". E vuole lo scontro finale in Senato. Oggi l'incontro decisivo sul Recovery Plan. Le ministre Iv pronte alle dimissioni

"«Se il premier mira alla conta in Parlamento per poi andare alle elezioni, vorrà dire che per lui in futuro ci saranno solo le lezioni universitarie. E la politica andrà avanti": oggi tocca al Corriere della Sera riportare l'ennesimo virgolettato infuocato di Matteo Renzi contro Giuseppe Conte per aprire il giorno in cui è previsto il vertice tra il capo del governo e i capidelegazione di maggioranza sul Recovery Plan. 

"Se Conte vuole il voto tornerà a fare il professore"

Ieri il leader di Italia Viva è tornato in tv a Tg2 Post per chiedere a Conte di cedere la delega ai servizi segreti, rispondere sul Mes e minacciare ancora il ritiro delle sue ministre dal governo e l'addio alla maggioranza in Senato. E ha spiegato che se il premier non ha i numeri arriverà un altro governo, non certo le elezioni. Intanto, però, come scrive l'agenzia di stampa Dire, aumentano i parlamentari che si dicono pronti a scommettere su un Conte Ter. L'impressione, spiegano parlamentari di maggioranza, "è che si sia consumato un clima di reciproca fiducia tra i due". Ma fino all'ultimo si tenterà la carta del salvataggio di questo governo e di questa maggioranza, ben sapendo che la crisi al buio potrebbe portare al voto. I renziani si preparano a chiedere a Conte un ulteriore sacrificio: venga al Senato e rinunci alla ricerca di voti tra i cosiddetti responsabili.

E proprio sulla delega ai servizi, secondo quanto risulta alla Dire da fonti di maggioranza, il premier si starebbe convincendo a individuare una personalità di fiducia a cui affidare l'incarico. La legge lo consente, anche perché la responsabilità della materia è sempre in capo al presidente del consiglio. E' sulla compagine di governo che si gioca la partita piu' difficile. I renziani chiedono ancora rassicurazioni sulla gestione del Recovery Plan con una persona che garantisca di fronte al governo e al Paese. Deve esserci cioè una responsabilità univoca. E una possibile soluzione è stata letta nelle previsioni della commissione europea, oggi ricordate al Senato dal ministro Enzo Amendola, che richiede l'affidamento a un'autorità, un coordinatore. Può essere designato nel ruolo sia una unità di missione, che un ministro ad hoc. In questo caso verrebbe soddisfatta anche la seconda richiesta, quella di una sola figura che mantenga le fila della realizzazione e del monitoraggio del piano. La postazione spetterebbe in ipotesi al Pd. Ma c'è chi è pronto a scommettere che sarà Renzi a chiedere per se' la casella di ministro del Recovery. 

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"Il mio discorso di sfiducia è pronto"

Dall'altra parte della barricata i giornali dipingono invece un Renzi pronto alla sfiducia in Senato. Dove attende il premier, sfidandolo a fare quello che ha detto di voler fare durante l'ultima conferenza stampa dell'anno, per poi sfiduciarlo in uno showdown a Palazzo Madama. Repubblica scrive oggi che l'ex premier ha già pronto il suo discorso di sfiducia: 

Prevede che il premier gli imputerà l’incoerenza di non essersi ritirato nel 2016, dopo la disfatta nel referendum. E ha già pronta la risposta: «Può darsi che avrei dovuto smettere di fare politica, ma certo lei doveva iniziare a farla dopo essere diventato premier. E invece lei e la politica siete due campi che non si incontreranno mai». E ancora: «Tra scegliere di far fallire il suo progetto o l’Italia, scelgo la prima».

Prima però bisognerà vedere come andrà a finire il confronto di oggi. Se durante l'incontro si arriverà a un accordo sul Recovery Plan, Palazzo Chigi ha intenzione di allungare i tempi del consiglio dei ministri per chiudere la trattativa sugli altri nodi. Se invece la boccerà, spiega ancora il quotidiano, a Conte non resterà che convocare la riunione di governo e attendere che Italia Viva ritiri le sue ministre. Da lì in poi si aprirà la crisi al buio che a parole tutti volevano evitare e che nei fatti sembra l'unica alternativa allo scoppio di una pace che ad oggi appare improbabile. 

E che verrebbe difficilmente sanata dalla nascita di un gruppo di Responsabili che dovrebbe puntellare la maggioranza, visto che all'appello mancano sei voti. Eppure, scrive l'agenzia di stampa Ansa, i Dem avvertono Renzi che non farebbero "barricate" contro la nascita di un esperimento del genere: Goffredo Bettini definisce Conte il "pilastro" dell'alleanza giallorossa, se cade lui si va alla conta in Aula e poi eventualmente al voto. Larghe intese con Lega e Fdi non sono possibili, assicurano i Dem. E anche tra le fila M5s sembra prevalere il 'partito' filo-premier. Gli alleati scelgono Conte. A questo punto circolano voci di una spaccatura dei gruppi Iv e della nascita di un gruppo con centristi, Maie ed ex M5s. Ad ora i conti non tornano, ma almeno tre renziani avrebbero bussato alla porta Pd e i contatti tra Renzi e Berlusconi per preparare soluzioni alternative non sarebbero andati a buon fine. Tra questi non ci sarà sicuramente Donatella Conzatti, visto che ha smentito proprio ieri le sue intenzioni di cambiare casacca: "Resto in Iv". 

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