Giovedì, 4 Marzo 2021

Governo di salvezza nazionale: le dimissioni e il Conte-ter con Renzi e Forza Italia

Nelle ultime ore si moltiplica il pressing per spingere il premier a salire al Colle e lasciare l'incarico. Il piano prevede il ritorno a Palazzo Chigi con una nuova maggioranza allargata a pezzi di centrodestra. Ma l'avvocato non si fida

Palazzo Chigi è sotto assedio. Mentre si attende il voto di mercoledì o giovedì in Senato sulla relazione di Bonafede che potrebbe vedere il governo andare sotto pesantemente e dire addio (o arrivederci?) anche alla maggioranza relativa, si moltiplicano gli appelli a Giuseppe Conte affinché compia il passo decisivo: le dimissioni. C'è persino chi sostiene che il giorno giusto per salire al Colle possa essere oggi o domani, ovvero prima dell'ennesima resa dei conti in programma a Palazzo Madama. Ma il premier, fino a ieri sera, non aveva intenzione di ascoltare i "consigli" più o meno interessati di chi lo blandiva rassicurandolo che così avrebbe ottenuto il reincarico necessario a varare il Conte-Ter. Vediamo perché. Mentre anche il Pd con Goffredo Bettini ora chiede le sue dimissioni in pubblico.

Governo di salvezza nazionale: le dimissioni e il Conte-ter con Renzi e Forza Italia

Prima però facciamo un riassunto della trattativa e del dilemma che è stato posto a Palazzo Chigi. Da più parti della maggioranza e anche da molti in prima fila nel mettere insieme la squadra di Responsabili o Costruttori che dovrebbe salvarlo si spiega che il piano è quello di costituire un "governo di salvezza nazionale" con una maggioranza allargata rispetto al Conte-Bis: in questo nuovo esecutivo rientrerebbe Italia Viva con Matteo Renzi ma si aggiungerebbero anche pezzi di Forza Italia e altri parlamentari sparsi, che verrebbero riuniti in un nuovo gruppo. Questa nuova maggioranza darebbe quindi vita al Conte-Ter con un riequilibrio di posti nel nuovo governo che dovrebbe accontentare tutti, più o meno.

Per attuare il piano però ci vogliono prima di tutto le dimissioni del premier. Il quale, racconta il Corriere della Sera, dovrebbe oggi sciogliere la riserva e decidere se salire al Quirinale per formalizzare la crisi prima del voto in Parlamento sulla giustizia. E questo perché il pallottoliere del Senato mostra che il voto su Bonafede potrebbe finire, ad oggi, 151 a 162 per l'opposizione, anche grazie ai "no" preannunciati dai senatori Casini, Lonardo e Nencini nei confronti del Guardasigilli. Anche se non si tratta di un voto di fiducia, sarebbe una sconfitta politica netta per l'esecutivo e per il capodelegazione del MoVimento 5 Stelle al governo. Dalla quale Conte dovrebbe trarre le conseguenze. Per questo in molti gli consigliano di evitare quel voto presentandosi dimissionario al Colle. A quel punto il piano prevede che Conte, dopo le dimissioni, rivolga un appello a tutte le forze politiche per un nuovo governo di salvezza nazionale e a questo appello dovrebbero rispondere "pezzi dell'area moderata" oltre che Italia Viva andando a costruire una nuova maggioranza in cui Renzi stavolta non sarebbe l'ago della bilancia.

Chi rientrerebbe nel nuovo gruppo? Paolo Romani, senatore di Cambiamo - la componente del centrodestra che fa capo a Giovanni Toti - in un'intervista oggi conia proprio la formula del "governo di salvezza nazionale" evocando la partecipazione anche di Forza Italia: "Ci vorrebbe un grande appello a tutte le forze politiche, nessuna esclusa. E, se ho interpretato bene la nota di Silvio Berlusconi di due giorni fa e le parole di Antonio Tajani, anche nel centrodestra il fronte favorevole alle elezioni come unica soluzione non è più così granitico. Noi abbiamo dichiarato la nostra responsabilità a questa soluzione fin dal primo momento, sperando che porti ad un barlume di razionalità. Forse qualcosa si può muovere". Anche Ivan Scalfarotto, ex componente dimissionario del governo, a nome dei renziani sembra aprire a questa prospettiva: "Non abbiamo posto veti su Conte, non si mettano veti su di noi. Il governo si dimetta formalmente, noi saremo disponibili per dialogare sul futuro del Paese. Si poteva già fare due settimane fa, invece si è perso tempo". 

Perché Conte non si fida del "governo di salvezza nazionale"

Il punto è che Conte non si fida del "governo di salvezza nazionale". L'agenzia di stampa Ansa spiega che a chi lo sente il premier dice di preferire la sfida a viso aperto in Aula: si vedrà se i parlamentari di Italia viva seguiranno davvero Matteo Renzi nel votare No, si vedrà se alla fine i "costruttori" se ne resteranno ancora sugli spalti. La strada a Renzi resta sbarrata, per ora le dimissioni vengono negate. Ma 48 ore sono lunghe, un cambio di schema - apertura a Renzi inclusa - nella maggioranza non lo escludono più. E la strada preferita di Palazzo Chigi per ora resta un'altra. L'AdnKronos racconta che lo scouting contiano per la ricerca dei 'costruttori' non si è mai fermato nel week end. Anzi. Alcuni sostengono che lo stesso premier sia sceso in campo in prima persona per provare a rafforzare il suo governo dopo lo strappo di Italia Viva, come lui va dicendo a chi ha avuto modo di sentirlo in queste ultime ore.

Chi sta lavorando alla costituzione di nuovi gruppi parlamentari pro Conte, assicura che alla Camera tutto sarebbe pronto per partire (il 'Centro democratico' di Bruno Tabacci, arrivato ufficialmente a quota 13 con gli ultimi innesti di Renata Polverini e Carmelo Lo Monte, attenderebbe solo un segnale), mentre al Senato i numeri ancora non ci sarebbero, ma c'è cauto ottimismo sulla possibilità di trovarli nelle prossime 24 ore: i rumors dicono che alla fine dovrebbero essere 11 i senatori responsabili, compresi gli azzurri Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, grazie proprio all'apporto di Forza Italia, mentre l'Udc, ancora divisa al suo interno, al momento resterebbe fuori dalla partita. 

Salvarsi da sé o farsi salvare dagli altri?

Se poi la situazione dovesse precipitare e andare alle elezioni (gira persino una data, quella dell'11 aprile), Conte sarebbe pronto ad affrontare il voto da premier dimissionario ma ancora in sella per l'ordinaria amministrazione, con tutti i vantaggi di una campagna elettorale da palazzo Chigi. Secondo un retroscena di Repubblica  per annunciare la svolta, Conte vuole comunque aspettare l’ultimo minuto utile. Sapendo anche che al Quirinale, pur non avendo mai nascosto una valutazione protettiva nei confronti del presidente del consiglio, nello stesso tempo non hanno celato nelle ultime ore tutti i dubbi sull’ipotesi - minacciata da Conte - di elezioni anticipate.

Domani, dunque, sarà il giorno della verità. E Conte il suo passo di lato è pronto a farlo. «Perché - avverte - siamo chiamati a operare per il Paese scelte di grande rilevanza politica che richiedono forte assunzione di responsabilità»

Conte evidentemente conosce in Italia la lezione che molti hanno imparato sulla propria pelle: le dimissioni non si danno mai perché c'è sempre il rischio che qualcuno le accetti. E sa anche che se davvero va al Quirinale per dimettersi a quel punto la palla passa ad altri, mentre l'appoggio che oggi qualcuno gli garantisce sottobanco o pubblicamente può evaporare in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, vero o falso che sia. Ma l'alternativa è quella di finire sfiduciato di fatto nel voto tra 48 o 72 ore a Palazzo Madama senza avere un piano B su cui appoggiarsi per la sua sopravvivenza politica. In teoria potrebbe continuare a reggere ancora qualche giorno anche dopo una sconfitta in Senato, attendendo che qualcuno si palesi a salvarlo. Nella pratica è sempre meglio salvarsi da sé che aspettare che lo facciano gli altri.

EDIT ore 7,56: I segnali da Forza Italia si fanno più forti:  "La maggioranza non più maggioranza rimasta incollata al presidente Conte ha voltato le spalle al Paese. Lo conferma la ricerca affannosa dei numeri al Senato, senza i quali il governo non esiste più. Di altri e più importanti numeri, quelli del Recovery Plan, il governo ha smesso di occuparsene, e forse non è un male visto i modi sbagliati e frettolosi mostrati. Chi invoca il voto, dalla maggioranza o dall'opposizione, mostra una grande irresponsabilità verso il Paese. Un'irresponsabilità tanto maggiore quando viene da una maggioranza ostinata nel difendere Conte come 'punto di equilibrio'". Lo afferma Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia. 

EDIT ore 11,05: Goffredo Bettini ritiene che Giuseppe Conte debba "andare in Aula e dichiarare prima che andrà al Quirinale immediatamente dopo" la relazione sull'amministrazione della Giustizia. Lo dice Goffredo Bettini del Pd a 'Omnibus' su La7. "E' giusto verificare se c'è una maggioranza su temi della giustizia, ma sapendo che dopo c'è bisogno di aprire una fase nuova", ammonisce.

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